In prossimità del referendum consultivo sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, la maggioranza di centrodestra intende estendere le tutele parlamentari anche a Giusi Bartolozzi, figura di spicco come capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio e, secondo diversi osservatori, autentica eminenza grigia del dicastero sotto l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il prossimo 4 marzo l’ufficio di presidenza di Montecitorio, come riportato il Fatto Quotidiano, esprimerà il proprio orientamento, con ogni probabilità a maggioranza, riguardo alla sollevazione di un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma. Al centro della controversia resta la gestione del caso riguardante Osama Njeem Almasri, l’ufficiale libico accusato di tortura dalla Corte penale internazionale, fermato in Italia circa un anno fa e successivamente rimpatriato a Tripoli a bordo di un volo di Stato.
La vicenda aveva già generato un’indagine che aveva coinvolto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (successivamente archiviata) insieme ai titolari dei ministeri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano. In autunno la Camera, prima in sede di giunta per le autorizzazioni a procedere e poi in aula, aveva negato il via libera all’esercizio dell’azione penale nei loro confronti, garantendo così una forma di protezione parlamentare. Successivamente, la procura capitolina ha iscritto nel registro degli indagati proprio Giusi Bartolozzi, contestandole il reato di false dichiarazioni rese ai magistrati. La maggioranza ha già manifestato in giunta per le autorizzazioni la propria posizione favorevole all’estensione delle prerogative di immunità anche alla capo di gabinetto, sostenendo che l’ipotizzato illecito risulti strettamente collegato a quelli in precedenza ascritti al ministro Nordio.
All’inizio di febbraio si è tenuta una riunione dell’ufficio di presidenza durante la quale il vicepresidente Giorgio Mulè ha depositato una relazione in cui si afferma che, prima di avviare l’indagine su Bartolozzi – la quale non riveste né la carica di ministro né quella di parlamentare –, i pm romani avrebbero dovuto obbligatoriamente richiedere l’autorizzazione alla Camera. Di conseguenza, l’assemblea di Montecitorio procederà a sollevare il conflitto di attribuzione verso la procura di Roma. Il presidente Lorenzo Fontana non dispone di margini di discrezionalità in merito e dovrà uniformarsi alla linea politica espressa dalla maggioranza.
Originariamente il voto sulla relazione era calendarizzato per il 25 febbraio, ma l’appuntamento è stato posticipato al 4 marzo (considerato che nei giorni immediatamente successivi il calendario parlamentare prevede attività solo lunedì e martedì). Una volta approvato dall’ufficio di presidenza, il provvedimento approderà in aula entro i successivi dieci giorni. Il timing colloca la decisione in prossimità delle consultazioni referendarie del 22 e 23 marzo, dopodiché l’intero procedimento resterà congelato per un periodo prolungato, in attesa del pronunciamento definitivo della Corte Costituzionale.
Fonte: il Fatto Quotidiano
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