Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di Casa Pound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, applicando inoltre la privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro sono stati giudicati colpevoli anche di lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi di reclusione, mentre agli altri sette è stata applicata una condanna a due anni e sei mesi. Gli altri cinque imputati sono stati assolti. È la prima volta che il reato di riorganizzazione del partito fascista, previsto dalla legge Scelba del 1952, viene contestato e riconosciuto nei confronti di CasaPound. Il procedimento, iniziato nel 2022, riguardava l’aggressione verificatasi il 21 settembre 2018 davanti all’ex sede del movimento nel quartiere Libertà di Bari. Le vittime erano alcuni manifestanti antifascisti che rientravano da un corteo organizzato otto giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Alla lettura del dispositivo erano presenti l’ex europarlamentare Eleonora Forenza, una delle persone aggredite, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Si erano costituiti parte civile l’Anpi, la Regione Puglia, il Comune di Bari e Rifondazione Comunista. All’esterno dell’aula, come in tutte le udienze, era in corso un presidio antifascista con bandiere dell’Anpi.
Le richieste dell’accusa e il commento della difesa
Il procuratore Roberto Rossi aveva chiesto condanne comprese tra i due e i vent’anni di reclusione. L’avvocata Paola Avitabile, difensore di Claudio Riccio, una delle vittime, ha commentato: “La sentenza ha confermato un principio per noi fondamentale, e cioè che un’aggressione di quel tipo, con modalità tipiche delle squadracce fasciste, va a integrare la fattispecie di reato di riorganizzazione del partito fascista, contestata dalla Procura”. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
L’articolo 1 della legge Scelba, che attua la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, stabilisce che si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un’associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. L’articolo 3 della stessa legge prevede che, qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento.
Eleonora Forenza, attualmente nel direttivo di Rifondazione Comunista, ha dichiarato: “La sentenza conferma non soltanto quanto avevamo denunciato sin da quella notte, che c’è stata aggressione di stampo squadrista e con metodo fascista, ma conferma il nostro giudizio politico: CasaPound è un’organizzazione neofascista, non va sgomberata, va sciolta”. Il senatore del Pd Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali, ha sottolineato “la necessità che si arrivi rapidamente non solo allo sgombero dell’immobile romano illegalmente occupato dai sedicenti ‘fascisti del terzo millennio’, ma anche allo scioglimento di questo movimento tossico per la democrazia e pericoloso anche sul piano dell’ordine pubblico”. Il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli ha aggiunto: “La condanna conferma ciò che denunciamo da anni: Casapound è un’organizzazione neofascista e violenta, non un centro culturale. Chiediamo lo scioglimento immediato di Casapound e l’immediato sgombero dell’immobile di proprietà dello Stato che occupa a Roma”. Per il Movimento 5 Stelle è intervenuto alla Camera Alfonso Colucci: “La Costituzione italiana è antifascista e vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista. Questo è un limite invalicabile. Cosa aspetta Piantedosi, cosa aspetta il governo Meloni?”.
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