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La procura di Milano: “Mercificazione e schiavizzazione”

Scelti su un catalogo presente nel Dark Web.
Le loro giovani vite ridotte a oggetto di consumo; torturati davanti a una videocamera che trasmetteva le dirette via internet.
Dall’altra parte dello schermo c’erano i “clienti italiani” (paganti) di una “vera e propria industria di abusi sessuali on line nei confronti di bambini”, come hanno spiegato i magistrati di Milano, il procuratore della repubblica Marcello Viola, i pm Letizia Mannella, responsabile del pool “fasce deboli”, e Giovanni Tarzia e Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica.
Le violenze, spiegano i pm, sarebbero avvenute “materialmente nei Paesi del sudest asiatico”, tra cui Vietnam e Thailandia, “con la complicità anche di alcune famiglie” e che poi “venivano trasmesse su chat in live streaming e queste persone pagavano per vederle in diretta”. Le indicazioni venivano fornite a “figure femminili” dell’ambito familiare in Paesi a elevati tassi di povertà nel Sud-Est asiatico.
In tutto si tratta di sei persone indagate, due delle quali arrestate in flagranza per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico.
Il fenomeno è noto come “live distant child abuse”, come spiegato da Viola: due degli indagati, ha detto, “rispettivamente di 47 anni e 31 anni”, sono stati arrestati “nelle province di Trento e Reggio Calabria per detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico”. Anche a carico degli altri indagati, “di età compresa tra i 47 e i 57 anni, residenti nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano”, è stato rinvenuto e sequestrato un importante quantitativo di materiale informatico, che verrà sottoposto ad analisi per ricostruire i fatti di indagine, per appurare il coinvolgimento di ulteriori soggetti e l’identificazione dei minori coinvolti, in collaborazione con le agenzie internazionali.
A tutti e sei gli indagati, incensurati e con un profilo anche lavorativo all’apparenza normale, viene contestato nelle indagini il concorso nelle violenze sessuali, proprio per la loro “partecipazione attiva come clienti a quella mercificazione e schiavizzazione dei bambini, tanto che davano indicazioni, durante queste ‘dirette’, sugli abusi”.
Tra gli indagati anche un ex consigliere comunale di Brescia, Iyaas Ashkar: l’esponente politico, che non è tra gli arrestati, si era dimesso dalla carica nei giorni scorsi per “ragioni personali”. Si tratta dell’ex presidente della commissione Commercio a Brescia, eletto nella lista della sindaca Laura Castelletti: “Né io né altri del Comune sapevamo”, commenta la sindaca, aggiungendo che l’ipotesi “è sconvolgente e provoca un dolore profondo, umano prima ancora che istituzionale”.
Le vittime, stando alle indagini, hanno tra i 6 e i 14 anni, ma “su alcune chat” sono state scoperte “anche delle trattative per piccoli di due anni”. In alcuni casi, poi, i “clienti” si sarebbero anche recati in quei Paesi per “entrare in contatto con le vittime degli abusi”. Il prossimo passo, come è stato riferito, sarà fermare gli organizzatori e i complici di “queste vendite” di bambini. E, secondo le accuse, “sceglievano le vittime, avendo una sorta di catalogo a disposizione” sul dark web di “caratteristiche” selezionate in base al “gusto” dei clienti su “età”, “abbigliamento”, “trucco” e persino tipo di “scena” sui minori. Tutto il “materiale informatico” sequestrato con le perquisizioni, spiegano gli investigatori, sarà “sottoposto ad analisi per ricostruire i fatti di indagine, per appurare il coinvolgimento” di altre persone e per “l’identificazione dei minori coinvolti, in collaborazione con le agenzie internazionali”, come quella statunitense.

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