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I giochi di potere interni al Grand’Oriente d’Italia (GOI) stanno paralizzando quel processo di rinnovamento che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto segnare il nuovo corso. 
Un anno fa le elezioni per il successore di Stefano Bisi come nuovo Gran Maestro si erano concluse con la vittoria di misura di Antonio Seminario. A sfidarlo c'era Leo Taroni, che aveva incentrato la propria campagna elettorale promuovendo ufficialmente un’azione improntata sull’avversione ai tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata nelle logge.
Uno scontro aspro durato mesi con polemiche continue prima e dopo il giorno del voto che di misura vide il successo di Seminario, annunciato con un comunicato, ma lo sconfitto Taroni aveva subito annunciato ricorso alla giustizia interna del Goi, per una riconta ufficiale, ma anche alla magistratura ordinaria.
Così il Tribunale civile di Roma ha sospeso le delibere della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia. E dunque anche le nuove elezioni che si sarebbero dovute tenere domenica. La decisione è giunta dopo lo stop della proclamazione di Seminario quale nuovo Gran Maestro da parte del Tribunale di Roma, nonostante il fatto che uno dei candidati, Leo Taroni, aveva ottenuto più voti.
La Gran Loggia, lo scorso aprile, per "restituire certezza e serenità alla vita associativa” aveva deciso di annullare le elezioni e tornare al voto ma per il Tribunale ciò non è possibile.
Almeno secondo la giudice Flora Mazzaro, della XVI sezione civile del Tribunale ordinario di Roma, specializzata in diritto associativo.
Accogliendo il ricorso presentato da Taroni, assistito dall’avvocato Lorenzo Borrè, contro la decisione degli organi interni del GOI viene spiegato che le competenze della Gran Loggia non comprendono l’annullamento di un’elezione.
La volontà degli elettori – scrive il giudice – non può essere aggirata per ragioni di opportunità, nemmeno se sostenute da un’ampia maggioranza assembleare. Farlo significherebbe interferire indebitamente con un processo democratico garantito da norme precise.
Inoltre, le irregolarità denunciate non sarebbero generalizzate ma circoscritte a singole circoscrizioni, rendendo quindi possibile stabilire il risultato finale semplicemente rifacendo i conteggi.
Conteggi che, secondo fonti interne, confermerebbero nuovamente la vittoria di Taroni, seppur con uno scarto minimo.


Il rinnovamento che si arena

Quando Taroni vinse le elezioni due anni fa, incarnava l’idea di un rinnovamento radicale, in contrapposizione a una gestione ritenuta troppo indulgente verso i “fratelli” coinvolti in vicende giudiziarie. Seminario, inizialmente percepito come espressione della continuità, aveva però recentemente proposto una nuova interpretazione dell’articolo 187 del regolamento GOI, aprendo alla possibilità di interventi più incisivi in caso di infiltrazioni mafiose accertate. 


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Antonio Seminario


Oggi, però, di quella svolta non si parla più. Il dibattito interno è dominato dal tentativo di aggirare o neutralizzare gli effetti del provvedimento del Tribunale.


La loggia straordinaria e il rischio penale

In queste ore circola un documento, attribuito a un ampio numero di logge e predisposto dall’avvocato reggino Raffaele D’Ottavio, legale di riferimento del GOI guidato da Stefano Bisi, Gran Maestro in prorogatio. Il testo chiede la convocazione di una Gran Loggia straordinaria per fornire un’“interpretazione autentica” dell’articolo 28 della Costituzione del GOI, allo scopo di stabilire se l’assemblea abbia il potere di annullare e rieditare le elezioni.
Una mossa che ha già provocato la reazione dell’avvocato Borrè, il quale richiama apertamente l’articolo 388 del codice penale, che punisce chi si sottrae all’adempimento di obblighi derivanti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
L’ala legalitaria della massoneria chiede ora a Seminario di prendere le distanze da Bisi e di proseguire sulla strada del rinnovamento, evitando forzature che potrebbero aggravare ulteriormente la crisi.


Ipotesi di accordo e spettro del commissariamento

Sul tavolo ci sarebbe anche un’ipotesi di conciliazione: Taroni avrebbe offerto a Seminario la carica di Gran Maestro aggiunto. Le trattative sono in corso, ma il rischio è che l’insistenza su una Gran Loggia straordinaria possa portare al commissariamento del GOI. 


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Leo Taroni


Uno scenario che aprirebbe la strada al disconoscimento da parte delle massonerie straniere, già diffidenti verso una guida percepita come priva di legittimazione. Un primo segnale è arrivato dalla Gran Loggia Svizzera Alpina, che ha già ritirato il proprio riconoscimento.


Il ritorno di Di Bernardo in Calabria

Sul fondo di questa crisi istituzionale si muove un altro elemento di rilievo: il ritorno in Calabria di Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro del GOI, oggi a capo del nuovo ordine esoterico “Dignity”. A Corigliano ha ricostituito il Priorato di Calabria, con una cerimonia durante la quale si sono svolte iniziazioni e passaggi di grado.
Di Bernardo lasciò il GOI nel 1993, dopo aver deciso di collaborare con il procuratore di Palmi Agostino Cordova, che aveva portato alla luce inquietanti connessioni tra massoneria e criminalità organizzata.
Commentando gli sviluppi attuali, Di Bernardo non si è detto sorpreso:
“Avevo previsto tutto. I massoni del GOI stanno distruggendo il GOI. Quando si ricorre alla magistratura civile si entra in una procedura dai tempi e dagli esiti imprevedibili. È una situazione paradossale e anomala. Molte logge stanno abbandonando il GOI e credo che presto altre massonerie straniere ritireranno il loro riconoscimento”.
Una profezia che oggi suona come un atto d’accusa. E che fotografa una massoneria sempre più divisa, indebolita e incapace, almeno per ora, di compiere qualsiasi tipo di svolta legalitaria. 

Foto © Imagoeconomica 

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