Da Nord a Sud, volantini con codice QR chiedono agli studenti di segnalare professori accusati di propaganda ideologica in aula, insieme a nomi, classi e istituti frequentati. Il ministero dell’Istruzione resta in silenzio mentre l’opposizione deposita atti parlamentari. Il Garante Privacy ha facoltà di intervenire d’ufficio per verificare il rispetto del regolamento europeo sui dati sensibili. In questi giorni diversi istituti superiori, tra cui il liceo Leopardi-Maiorana di Pordenone, vedono affiggere manifesti promossi da Azione Studentesca.
È uno dei temi che è stato trattato ieri nella puntata di Report, condotta da Sigfrido Ranucci, e curato da Danilo Procaccianti. Il testo recita “La scuola è nostra” e contiene un QR code collegato a un modulo online. Il questionario pone quattro quesiti: uno riguarda le condizioni degli edifici scolastici, un altro i problemi più frequenti segnalati dagli alunni, un terzo le uscite didattiche programmate. Il quarto punto, però, diverge nettamente dagli altri: chiede se in classe siano presenti “professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni” e invita a illustrare “i casi più eclatanti”.
Per partecipare, chi risponde deve inserire i propri dati anagrafici (nome, cognome), la provincia, la denominazione dell’istituto e la classe frequentata. L’organizzazione promotrice è Azione Studentesca, realtà collegata a Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia. L’iniziativa ha suscitato proteste trasversali tra le forze di opposizione, che la giudicano illegittima e hanno già protocollato interrogazioni e interpellanze indirizzate al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Ricordiamo che il Regolamento europeo GDPR, all’articolo 9, proibisce il trattamento di dati personali che rivelino opinioni politiche salvo ipotesi eccezionali espressamente previste. Quando i dati sono forniti da soggetti terzi, il titolare del trattamento è tenuto a informare gli interessati entro trenta giorni, specificando finalità e modalità del trattamento. La mancata ottemperanza può comportare sanzioni amministrative fino a 20 milioni di euro; in ipotesi gravi il codice penale prevede la reclusione fino a tre anni. 
Il ministro non ha rilasciato dichiarazioni. A esprimersi è stata invece la sottosegretaria Paola Frassinetti (FdI), secondo la quale si tratta di un’operazione “autonoma”, realizzata da “alcuni studenti” e configurabile come “un sondaggio sostanzialmente anonimo”, non come una lista di proscrizione.
La genesi dell’iniziativa risale all’affissione del volantino nel liceo di Pordenone. Azione Studentesca ha poi annunciato l’avvio di una raccolta strutturata di informazioni finalizzata alla redazione di un dossier nazionale sulla condizione delle scuole italiane. È in quel contesto che compare la domanda controversa: “Avete per caso in classe dei professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Quali sono i casi più eclatanti?”. Paola Frassinetti minimizza il coinvolgimento istituzionale, ma esiste un collegamento oggettivo sullo slogan. Nell’ultima edizione di Atreju, kermesse nazionale di Fratelli d’Italia, è stato esposto uno striscione recante la scritta “La scuola è nostra”, tenuto anche dalla stessa sottosegretaria Frassinetti insieme ad altri esponenti del partito. Intervistata dal giornalista di Report Danilo Procaccianti, la studentessa Agnese Gallinacci, esponente di Azione Studentesca, conferma il rapporto gerarchico:
“Noi siamo legati a Gioventù Nazionale che è il movimento giovanile di Fratelli d’Italia.” E riguardo a un eventuale ruolo diretto della sottosegretaria nell’organizzazione del questionario ha precisato che “la sottosegretaria non ne sa delle nostre iniziative interne.” E sulla coincidenza dello slogan tra volantini e striscione di Atreju?
“Perché infatti c’era il presidente della consulta provinciale di Roma” e “si parla sempre di AS".
La sede nazionale di Azione Studentesca condivide l’indirizzo con la casa editrice Passaggio al Bosco – nel cui catalogo figurano “La dottrina del fascismo” di Benito Mussolini, opere di Clemente Graziani (fondatore di Ordine Nuovo) e testi dedicati alla Decima Flottiglia Mas. La cosa, ha detto Agnese, “non ci provoca alcuna preoccupazione”. Il docente Paolo Verdi, professore di lettere in un liceo della provincia di Padova, esprime perplessità sull’utilizzo dei dati raccolti: “A me piacerebbe chiedere qual è la destinazione di queste liste, per chi sono pensate, dove verranno eventualmente mandate.” Verdi prosegue ricordando l’esperienza della propria scuola: “Da questa scuola negli anni sono usciti molti ragazzi con le loro opinioni di destra che hanno raggiunto anche posizioni importanti a livello nazionale in ambito politico, quindi non sono stati influenzati da noi. È una scuola, come credo tutte le scuole d’Italia, libera in cui il dibattito e la discussione sono sempre rispettosi in cui si fa democrazia”. Sul profilo di rischio il professore ha sottolineato che si potrebbero creare “degli elenchi di persone fra virgolette, sospette, un domani non si sa a che fine faranno questi elenchi. Ricordiamoci che molti drammi della storia del Novecento sono nati proprio da elenchi. Il secondo pericolo, più vicino ce l’abbiamo qua alle mie spalle, è che nella scuola, proprio nelle aule scolastiche, si introduca questa atmosfera di sospetto.” “È un’organizzazione ben precisa, io credo anche sia organizzata da adulti, che come al solito ritengono che mettere mano sulla scuola per sollevare dei polveroni di questo tipo possa avere delle finalità politiche”.
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