Il presidente della Corte d’Appello: “Strumentalizzati i nomi di Falcone e di Borsellino”
Il presidente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca, ha duramente criticato la riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, definendola una misura che non migliora la giustizia ma la piega alle esigenze dell’esecutivo, indebolendo i diritti dei cittadini e alterando l’equilibrio dei poteri. Nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, Frasca ha affermato che la riforma è “disegnata a misura delle esigenze del Potere esecutivo”, ha dichiarato Frasca raccogliendo applausi dei presenti in Aula. Ha spiegato che non migliorerà sotto alcun profilo la tutela dei diritti: “i cittadini saranno più deboli e meno ‘uguali’ nei confronti del Potere”, perché non realizzerà la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, non migliorerà la capacità di risposta degli uffici, non risolverà gli errori giudiziari (che non hanno attinenza con la riforma), non arginerà il “panpenalismo dilagante” né il populismo che ingolfa gli uffici con nuove figure di reato e abolizioni selettive, “decisive per contrastare l'illegalità "alta”, alimentando una “giustizia di classe”. Frasca ha aggiunto che la riforma non migliorerà il processo telematico, non affronterà l’edilizia giudiziaria fatiscente, non creerà condizioni di vivibilità nelle carceri: “in sintesi, per questo e per tanto altro, non contribuirà in alcun modo a una Giustizia giusta ed efficiente”. “Di tutto questo il Paese avrebbe bisogno e non già di indebolire la capacità di tutela dei diritti che spetta alla Magistratura”, ha precisato. Inoltre Frasca ha poi sottolineato che “si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone”, che pose il tema come argomento di confronto, non come sostenitore apodittico, analogamente all’obbligatorietà dell’azione penale. “Al tempo stesso non si fa neppure menzione del fatto che Paolo Borsellino aveva espresso in modo chiaro e netto la propria contrarietà alla separazione delle carriere qualificandola come una mortificazione dei Magistrati del Pubblico Ministero in un discorso tenuto a Marsala l’11 dicembre 1987”.
Comprimere la giurisdizione altera l’equilibrio dei poteri
“Comprimere la giurisdizione con il pretesto di arginare presunte e indimostrate esondazioni è riscrivere l’equilibrio dei Poteri”, ha sottolineato Frasca. “E di questo devono essere consapevoli i cittadini perché i veri destinatari di questa riforma saranno loro e non i Magistrati”.
Ha poi continuato dicendo che l’attacco continuato nei confronti della magistratura rivela “l’insofferenza sempre più marcata contro ogni provvedimento che in qualunque settore della giurisdizione non assecondi le decisioni del Governo, ‘disturbando il manovratore’”.
Secondo Frasca, “la critica anche serrata ai provvedimenti giudiziari è del tutto legittima, ma non lo è più quando si traduce nel dileggio della funzione o delle persone che la esercitano”, ha detto, precisando che definire vergognoso un dispositivo senza conoscerne le motivazioni diviene inaccettabile se proviene da chi ha responsabilità istituzionali, e che accuse come “la Magistratura è il cancro della democrazia”, “agire per finalità persecutorie motivate da ragioni politiche”, “giustizia a orologeria” o l’invocazione di commissioni d’inchiesta hanno alimentato sfiducia, ponendo a rischio la coesione sociale.
Un ritorno al passato precostituzionale
Frasca ha ricordato che anni fa definì la separazione delle carriere “tecnicamente sbagliata, inutile e pericolosa” poiché “sarebbe un ritorno al periodo precostituzionale quando il Pubblico Ministero era posto espressamente alle dirette dipendenze del Ministro della Giustizia e faceva parte di una struttura gerarchica”, ha spiegato, citando interferenze storiche su scandali finanziari e corruzione tra fine ‘800 e prima metà ‘900. “La Costituzione non può essere piegata a strumento di lotta tra contrapposte forze politiche per contingenti esigenze di potere”: “Nella sede parlamentare non vi è stato alcun confronto reale e il testo normativo, caso unico nella storia delle riforme costituzionali, è rimasto blindato nella sua versione originaria proposta dal Governo, approdando alla definitiva approvazione in appena nove mesi”. “Alla capacità persuasiva delle idee si è sostituita la forza dei numeri: la maggioranza ha nei fatti eluso il confronto con la minoranza”, ha poi specificato aggiungendo che la mancanza di confronto ha trasformato la campagna referendaria in “una campagna contro la Magistratura condotta, purtroppo anche ad alti livelli istituzionali e rappresentativi, con toni populistici e aggressivi”, sfruttando l’insoddisfazione per la giustizia senza che la riforma – come riconosciuto fino a poco tempo fa dal Ministro Nordio – apporti alcun vero miglioramento.
Criticità su terzietà, sorteggio CSM e azione disciplinare
Entrando nello specifico Matteo Frasca ha contestato l’idea che la separazione delle carriere assicuri terzietà: “non è il rapporto di ‘colleganza’ con il Pubblico Ministero che incide sulla terzietà del Giudice”, citando l’autonomia tra gradi di giudizio. “Si è affermato che la separazione delle carriere è necessaria per assicurare la terzietà del giudice e una Giustizia "più giusta", così alimentando oggettivamente l'idea, offensiva e pericolosa, di una Magistratura giudicante che sino a oggi non è stata autonoma; e in questo distretto la Magistratura ha mostrato di essere autenticamente autonoma, soprattutto in vicende processuali di grandissima delicatezza e di rilevante eco mediatica”, ha spiegato.
Sul sorteggio per il CSM: “affidare al caso la scelta dei componenti del C.S.M. vuol dire non comprendere la diversità tra esercizio della giurisdizione e attività consiliare” e che “in nessun ordinamento straniero è prevista l’estrazione a sorte”.
“Il vero scopo è quello del depotenziamento del governo autonomo della Magistratura”.
Sull’Alta Corte disciplinare: “in Europa siamo i più severi”, con 644 condanne su 1.399 processi negli ultimi 15 anni (media 42/anno, 0,5% dei magistrati), dato più alto rispetto ad altri Paesi europei e agli avvocati (0,09%).
Foto © Paolo Bassani
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