Prima dei tribunali arrivano le richieste milionarie: così si intimoriscono le redazioni
Sembra che ottenere silenzio e censura sia sempre più facile, anche grazie ai giornalisti che vengono messi a tacere con crescente frequenza nelle aule dei tribunali. Il cuore del problema sono le querele temerarie: azioni legali che non mirano tanto a ottenere giustizia quanto a scoraggiare, se non addirittura intimidire, chi esercita il dovere di cronaca e di informazione.
A confermare un dato che non dovrebbe sorprendere è il nuovo rapporto pubblicato dalla Coalition Against SLAPPs in Europe insieme alla Fondazione Daphne Caruana Galizia. La fotografia che emerge è quella di una situazione preoccupante perché sempre meno episodica e sempre più strutturale. Nel solo 2024 sono state censite 167 azioni legali di questo tipo in Europa, una in più rispetto all’anno precedente. Un dato che, preso singolarmente, potrebbe apparire marginale, ma se inserito in una prospettiva più ampia, racconta tutt’altro scenario: dal 2010 a oggi le querele temerarie ricostruite, verificate e registrate da organismi indipendenti - come organizzazioni per la libertà di stampa, osservatori giuridici e ONG - sono salite a 1.303, in netto aumento rispetto alle 1.049 rilevate fino al 2023.
In questo contesto, non sorprende nemmeno che l’Italia emerga come un caso particolarmente emblematico. Per il secondo anno consecutivo è il Paese con il maggior numero di querele temerarie registrate nel 2024: ventuno casi, più della Germania, ferma a venti. Tra le azioni mappate figurano cause intentate da membri del governo contro testate giornalistiche, con richieste di risarcimento che arrivano a cifre milionarie.
Ora, al di là degli esiti giudiziari, l’effetto è immediato e tangibile: dissuadere dal pubblicare, scoraggiare nuove inchieste, rendere il costo dell’informazione troppo alto da sostenere.
Un altro elemento rilevante emerso dal rapporto è che questi numeri rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. La pressione più efficace sulle redazioni, infatti, viene esercitata prima ancora di arrivare in tribunale. Lettere di diffida redatte da studi legali, minacce di azioni giudiziarie e richieste di risarcimento sproporzionate raramente diventano pubbliche, ma incidono profondamente sul lavoro quotidiano di giornalisti, attivisti e whistleblower. Si tratta di una vera e propria zona grigia, lontana dai riflettori, ma che sembra funzionare con grande efficacia.
L’approvazione della direttiva europea anti-SLAPP nel 2024 rappresenta senza dubbio un passo avanti, ma non ha risolto il problema. Priva di competenze dirette sui procedimenti giudiziari nazionali, l’Unione europea ha limitato le tutele ai soli casi transfrontalieri. Questo significa che oltre il 90 per cento delle querele temerarie resta escluso dalle nuove garanzie, perché riguarda controversie interne agli Stati membri. La Commissione europea, consapevole di questo limite, ha invitato i governi ad ampliare volontariamente le protezioni anche ai casi nazionali e a tutti i tipi di procedimenti, inclusi quelli penali e amministrativi.
Un invito che, come dimostra anche il caso italiano, appare oggi quanto mai necessario, non solo per tutelare la libertà di stampa, ma la qualità stessa della democrazia.
Fonte: Avvenire
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