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Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dalla Rai e ha annullato la sanzione amministrativa da 150mila euro irrogata dal Garante della Privacy per la trasmissione, da parte di Report, di un audio riguardante l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. La notizia è stata diffusa dal conduttore e giornalista Sigfrido Ranucci attraverso un post pubblicato su Facebook.
La sentenza stabilisce che la diffusione dell’audio risultava legittima e rispondeva a un interesse pubblico. I giudici hanno inoltre constatato che le indagini condotte dal Garante sono avvenute oltre i termini previsti dalla legge. Ranucci ha commentato: “Secondo il Tribunale di Roma - spiega - era legittimo e di interesse pubblico trasmettere l'audio e inoltre i magistrati sottolineano il fatto che il Garante ha svolto le indagini fuori i tempi stabiliti dalla legge. Il Garante ha sbagliato nei contenuti e nella forma”.

La pronuncia precisa che i contenuti del servizio possono essere ricondotti “al legittimo esercizio di cronaca e critica giornalistica, nella peculiare forma del giornalismo d'inchiesta, in osservanza del principio della essenzialità dell'informazione”. Il collegio ha ravvisato “la sussistenza dell'interesse pubblico alla diffusione della notizia, poiché la vicenda, sebbene permeata da profili di natura personale, assume una sostanziale rilevanza pubblica”. Le conversazioni tra l’ex ministro e la moglie riguardano infatti “il tema, di sicuro interesse, relativo alla possibilità che l'assegnazione di alte cariche istituzionali, anziché ispirate alla miglior cura dell'interesse pubblico, possano essere influenzate da questioni di natura squisitamente personale”.
I giudici hanno aggiunto che, pur tenendo conto del “comprensibile turbamento d'animo sofferto dai soggetti coinvolti”, l’ostensione integrale e originale della conversazione “si giustifichi pienamente nella prospettiva di veicolare il dato storico nella sua immediatezza, così da scongiurare il rischio di ingenerare nello spettatore il sospetto di ricostruzioni artificiose o faziose da parte del giornalista”. Tale impostazione appare coerente con la fisionomia del giornalismo d’inchiesta, “impegnato nella divulgazione di fatti quanto più fedeli alla realtà storica”.
La sentenza ha inoltre censurato la “tardività del provvedimento sanzionatorio”. I tempi certi per la conclusione del procedimento amministrativo assicurano l’effettivo esercizio del diritto di difesa e prevengono sia l’inerzia dell’autorità sia un’esposizione temporalmente illimitata a sanzioni. La perentorietà dei termini costituisce “un presupposto imprescindibile per garantire il rispetto di principi fondamentali dell'ordinamento, coperti da garanzia costituzionale”. Questo indirizzo è stato di recente ribadito dalla Cassazione.

Il Garante aveva stabilito nel proprio Codice Privacy termini di 9 o 12 mesi dalla ricezione del reclamo per le determinazioni, con il termine più ampio ammesso solo in presenza di motivate esigenze istruttorie previamente comunicate all’interessato secondo l’art. 8 del regolamento, requisito che nel caso in esame non è stato soddisfatto. Il Movimento 5 Stelle, attraverso una nota diffusa dagli esponenti in commissione di Vigilanza Rai, ha definito la sentenza “una bocciatura senza attenuanti” del Garante, rilevando che “era legittimo trasmettere l'audio, era di interesse pubblico, e il Garante ha sbagliato tutto, dai tempi ai contenuti, fino alla forma”. Gli esponenti pentastellati hanno ricordato che sulla stessa vicenda si erano già espressi a favore della linea adottata da Report sia la magistratura sia l’Ordine dei giornalisti. Hanno quindi chiesto le dimissioni dei componenti del collegio del Garante Ghiglia, Stanzione e Cerrina Feroni, qualificando la sanzione originaria come “clamorosa e infondata”, oggi dichiarata tale dal tribunale, e adottata pochi giorni dopo “il gravissimo attentato contro Sigfrido Ranucci”. Hanno infine ipotizzato che la maggioranza attaccherà la magistratura accusandola di essere “sodale di Report”.

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