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Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina, già condannato per reati di mafia e oggi residente all’estero, è protagonista di un brano musicale e di un videoclip intitolato “Cercano di incastrarti”, il cui contenuto veicola chiari messaggi di esaltazione della mafia e di delegittimazione della giustizia.
Nel testo e nel videoclip ci sono riferimenti espliciti alla storia criminale della famiglia Riina con messaggi vittimistici e allusivi che mirano a normalizzare la figura del boss e il potere intimidatorio della mafia.
Da tempo denuncio come la mafia utilizzi i nuovi canali di comunicazione, social network, musica e prodotti culturali, per fare proselitismo e costruire consenso, soprattutto tra i più giovani. Allo stesso modo, anche in presenza del regime del 41-bis alcuni boss riescono ancora a far circolare messaggi e influenze all’esterno.
In Parlamento è depositata da anni una mia proposta di legge per introdurre un’aggravante specifica per i delitti di istigazione o apologia di mafia, proprio per colmare un grave vuoto normativo e contrastare in modo efficace la propaganda e la legittimazione criminale.
Sul caso Riina ho presentato una nuova interrogazione al Ministri della Giustizia, dell'Interno e della Cultura perché la lotta alla mafia non è solo repressione penale, ma anche contrasto culturale. Bisogna impedire qualsiasi forma di mitizzazione, normalizzazione o spettacolarizzazione del fenomeno mafioso.
È gravissimo che familiari di capi mafia possano usare canali pubblici per diffondere messaggi che appaiono come una sfida allo Stato e come un’offesa alla memoria delle tantissime vittime delle stragi mafiose. Mi auguro che si smetta di sottovalutare queste azioni.

Tratto da: Facebook

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