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In quella che Europol definisce la più grande operazione di sempre contro le droghe sintetiche, le forze dell’ordine di sei Paesi dell’Unione Europea hanno inferto un colpo durissimo a una delle reti criminali più strutturate e pericolose del continente. L’operazione Fabryka ha portato allo smantellamento di ventiquattro laboratori industriali clandestini e al sequestro di mille tonnellate di precursori chimici, quantità sufficiente – secondo le stime investigative – a produrre oltre trecento tonnellate di sostanze stupefacenti sintetiche destinate al mercato europeo. L’azione culminante si è svolta il 16 gennaio 2026 con raid simultanei in Polonia, Belgio, Germania e Paesi Bassi. L’indagine però era partita già nel 2024 da un’intelligence fornita dalla Polizia polacca di Wrocław, in particolare dall’Unità Crimini legati alla Droga della Questura Provinciale della Bassa Slesia. Le informazioni di quegli agenti sono state decisive per avviare il caso e per costruire la cooperazione internazionale che ha coinvolto Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna. Tra febbraio 2025 e gennaio 2026 sono stati eseguiti oltre venti giorni di azione operativa contro gruppi criminali collegati, impianti di produzione e depositi sparsi in tutta Europa.

I percorsi dei precursori chimici

La rete sgominata importava enormi quantitativi di precursori legali, sostanze chimiche di uso industriale lecito soprattutto nel settore farmaceutico, provenienti da Cina e India. Le partite entravano nell’Unione attraverso diversi Stati membri per poi convergere in Polonia, dove sette società di facciata si occupavano del riconfezionamento – spesso con etichettature false – e della ridistribuzione verso laboratori illegali in vari Paesi europei. La struttura era piramidale e sofisticata, con un coordinamento di alto livello che collegava gruppi criminali di diverse nazionalità, prevalentemente polacchi ma con elementi anche belgi e olandesi. In alcuni casi le stesse cellule gestivano sia la logistica dei precursori sia la supervisione della produzione clandestina. Le droghe prodotte includevano principalmente MDMA, anfetamina, catinone sintetici e varianti come il 4-CMC. I profitti stimati si attestano su miliardi di euro, con un riciclaggio sistematico che permetteva l’infiltrazione nell’economia legale, distorcendo mercati e alimentando concorrenza sleale.

I risultati dell’operazione

I risultati complessivi dell’operazione sono impressionanti: 85 arresti, oltre 100 perquisizioni, 24 laboratori industriali smantellati, 16 depositi di stoccaggio individuati e 50 punti di consegna mappati. Tra i sequestri figurano oltre quattro tonnellate di droghe sintetiche, nove veicoli, immobili per due milioni e mezzo di euro, oltre 1000 tonnellate di precursori chimici e più di 120 mila litri di rifiuti tossici. Solo nell’ultimo blitz del 16 gennaio sono scattati 20 arresti – diciannove in Polonia e uno in Germania, tra cui due obiettivi di altissimo valore – e cinquanta perquisizioni, con la scoperta di una piantagione indoor di marijuana con oltre 2000 piante. Oltre al danno diretto legato allo spaccio, l’operazione ha messo in luce l’enorme costo ecologico della produzione sintetica su larga scala. Ogni chilo di droga finita genera da cinque a trenta volte il suo peso in rifiuti tossici: solventi, acidi, basi e residui di reazione che finiscono spesso scaricati illegalmente in terreni, fossi, fiumi o fognature.

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