Il caso Bellavia e il promo contestato riaccendono lo scontro: rischio sanzioni e l’allarme del Cdr sulla censura preventiva
La stagione della solidarietà a Sigfrido Ranucci, dopo l’attentato subìto nell’ottobre scorso, sembra già archiviata. Al suo posto riaffiorano tensioni mai davvero sopite, che tornano a investire direttamente Report e uno dei suoi consulenti storici, Gian Gaetano Bellavia, al centro di un nuovo scontro interno alla Rai che ha il sapore di un tentativo di censura.
Tutto nasce alla vigilia della puntata andata in onda ieri sera, quando nel promo finale — quello che anticipa i servizi principali della prossima puntata di domenica 18 gennaio — compare un breve spezzone di un’inchiesta sul mondo della moda a Milano in cui interviene Bellavia, consulente del programma per i temi di bilanci e finanza. Un passaggio di pochi secondi che però provoca la reazione dei vertici aziendali. Attraverso il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, a Ranucci viene chiesto di rimuovere Bellavia dal promo per ragioni di “opportunità”, legate alle recenti polemiche che hanno coinvolto il consulente.
La richiesta viene respinta. Ranucci decide di non modificare il finale della trasmissione e il promo va in onda così com’era previsto. La Rai prende atto della scelta, ma avverte il conduttore che la vicenda sarà sottoposta alle direzioni aziendali competenti, verosimilmente – scrive Il Fatto Quotidiano – “il Consiglio di amministrazione e il consiglio di disciplina”. Uno scenario che apre alla possibilità di una sanzione disciplinare nei confronti del giornalista. Un segnale chiaro: il clima di protezione e vicinanza istituzionale sembra essersi dissolto rapidamente, lasciando spazio a un ritorno a rapporti tesi, mentre da Report filtra la volontà di non rinunciare in alcun modo alla consulenza di Bellavia per le proprie inchieste.
Sulla vicenda interviene il comitato di redazione dell’Approfondimento Rai, che prende posizione con un comunicato durissimo. “Esprimiamo forte preoccupazione per quanto segnalato dalla redazione di Report relativamente alla libertà di scelta dei contenuti da mandare in onda”, si legge nella nota. Il testo entra poi nel merito della questione Bellavia: “La vicenda Bellavia, con accuse mosse da un preciso soggetto politico i cui contorni non appaiono affatto scontati, e la conseguente richiesta di ‘prudenza’ al programma, che si tradurrebbe in una censura preventiva di fatto, equivale a chiedere a quel programma di abdicare al proprio ruolo nell’informazione: si chiede a Report di non essere più Report”. Il comunicato si chiude con un appello diretto alla direzione: si chiede “al direttore Corsini di difendere il lavoro della redazione di Report da qualsiasi pressione su servizi o parti di servizio da mandare in onda”.
Il caso si inserisce in una polemica più ampia che da giorni ruota attorno ai file rubati a Bellavia, consulente che nel corso della sua carriera ha lavorato per diverse procure. Una vicenda cavalcata dal centrodestra, con interrogazioni in Commissione di Vigilanza presentate da Maurizio Gasparri, iniziative in Commissione Antimafia e la proposta lanciata da Daniele Capezzone sul Tempo di istituire una commissione d’inchiesta sul dossieraggio, rilanciata da vari esponenti politici. Sullo sfondo, anche una campagna contro Report portata avanti dal Giornale diretto da Tommaso Cerno.
Proprio su questo punto arriva un’ulteriore interrogazione in Vigilanza, questa volta da parte del Movimento 5 Stelle, che chiede ai vertici della tv pubblica come sia possibile che un giornalista che lavora per la Rai — Cerno cura uno spazio di approfondimento all’interno di Domenica In — conduca una campagna contro un altro programma della stessa azienda, per di più la trasmissione di punta del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico. Un cortocircuito che rende ancora più evidente quanto, attorno a Report, la solidarietà istituzionale sia ormai solo un ricordo.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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