I giudici della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato dalla difesa di Gianni Alemanno, che si trova attualmente in carcere. La decisione del 28 gennaio 2025 aveva stabilito per l'ex politico la pena di 1 anno e 10 mesi nel carcere di Rebibbia per l’accusa di traffico di influenze illecite, reato emerso in uno dei filoni dell’inchiesta noto come ‘Mondo di Mezzo’.
L'ex ministro dell’Agricoltura durante uno dei governi Berlusconi, ex sindaco di Roma, e militante della destra estrema un anno fa era tornato in carcere per volontà del Tribunale di Sorveglianza che aveva revocato nei suoi confronti la misura alternativa ai servizi sociali, contraria alle regole la frequentazione con Paolo Colosimo, avvocato condannato per il processo Fastweb e dunque pregiudicato. In primo grado - del processo ‘Mondo di Mezzo’ - arrivò la condanna con le seguenti motivazioni: “Il modulo organizzativo utilizzato dal sindaco Alemanno non è stato di certo un valido presidio a garanzia della trasparenza, dell’economicità ed efficienza nell’operato dell’amministrazione ma ha contribuito alla formazione di zone d’ombra idonee a generare comportamenti distorsivi e illegittimi”. Alemanno era da poco uscito dall’esperienza di sindaco della Capitale e aveva ricevuto - secondo l’accusa del procuratore capo dell’epoca Giuseppe Pignatone e dei magistrati Michele Prestipino, Luca Tescaroli, Giuseppe Cascini e Paolo Ielo - l’avviso di garanzia per associazione mafiosa (poi caduta) e finanziamento illecito dei partiti. Circa centotrentamila euro che, nelle carte della maxi inchiesta ribattezzata Mafia Capitale, gli sarebbero stati veicolati dalle cooperative di Salvatore Buzzi.
I legali dell'ex sindaco di Roma hanno provato a chiedere ai supremi giudici la revoca parziale della condanna in relazione all'accusa di abuso d'ufficio, dopo l'abrogazione del reato. L'avvocato Cesare Placanica in particolare aveva presentato una istanza contro la sentenza del gennaio scorso dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la quale era stata respinta l'istanza di revoca della sentenza di condanna, emessa dalla Corte di Appello di Roma, per intervenuta 'abolitio criminis', limitatamente al primo capo di imputazione contestato ad Alemanno. Il pg aveva chiesto il rigetto. La difesa si è dichiarata "estremamente delusa in considerazione della scelta di non voler affrontare il merito della questione posta relativa al fatto che la condotta originariamente sanzionata dalla Cassazione, l'aver sollecitato l'immediato pagamento, senza attendere il maturare del proprio turno, ad Ama ed Eur Spa di somme pacificamente dovute, non fosse più penalmente rilevante". "Lo sconcerto rispetto all'atteggiamento della giurisdizione italiana aumenta dato che in singolare coincidenza proprio oggi la Cedu ha comunicato alla difesa il superamento del vaglio di ammissibilità del ricorso che avevamo proposto - ha aggiunto -, avverso il primo rigetto del nostro ricorso che era stato proposto sulla medesima questione a riprova della serietà dei temi oggetto di giudizio. Confidiamo che nell'udienza che verrà a breve fissata sia eliminata la pena per un fatto non più penalmente rilevante con conseguente immediato ritorno in libertà di Alemanno".
Foto © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
L'Alemanno ''fascista'' va in carcere
di Giorgio Bongiovanni
Alemanno resta in carcere. I magistrati: ''Reiterata violazione delle prescrizioni''
Gianni Alemanno è indagato per riciclaggio e reati fiscali
Violati gli obblighi dei servizi sociali: ex sindaco Alemanno in carcere a Roma
Mondo di mezzo. Gianni Alemanno condannato a sei anni di carcere
