Il sodalizio, che aveva Samuele Serafini come terminale nel Fermano e Maceratese, riusciva a generare traffici per 200mila euro al mese
I carabinieri hanno smantellato un’organizzazione multietnica dedita al traffico di cocaina e composta da italiani, albanesi, rumeni e georgiani capace di generare introiti per 200mila euro al mese. Ventiquattro le persone arrestate in diverse aree del Paese. Tra questi anche Samuele Serafini, 47anni di Sant’Elpidio a Mare, considerato il terminale del sodalizio nel Fermano e il Maceratese e attualmente ai domiciliari. La misura cautelare di Serafini, commerciante e candidato consigliere anche alle elezioni del comune del Fermano, è stata eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Fermo, anche se l’indagine ha preso il via dai militari dell’Arma di Foggia, nel 2024, ed è continuata per tutto il 2025. Gli interrogatori degli indagati sono stati fissati per il 7 gennaio.
Il sodalizio aveva il suo quartier generale in Puglia, ma si muoveva anche nelle Marche, nell’Emilia Romagna e nel Molise. L’operazione aveva mosso i primi passi dal monitoraggio di un 36enne albanese, con precedenti specifici, ritenuto il punto nevralgico dell’attività di commercializzazione di sostanze stupefacenti e motore propulsore di un ampio traffico di cocaina, con base operativa a Foggia.
L’indagato avrebbe acquistato la droga all’ingrosso - tramite canali di connazionali radicati nel Nord-Italia - poi reimmessa sul mercato grazie alla complicità di soggetti ritenuti validi e riservati collaboratori. La rete di spaccio avrebbe permesso di far confluire in provincia dai 5 ai 10 chili al mese di cocaina, acquistata a 22 euro al grammo e rivenduta a un prezzo - variabile a seconda dei quantitativi richiesti - tra i 30 e i 50 euro al grammo. Per un totale di profitti mensili stimati in circa 200mila euro.
Gli indagati avrebbero beneficiato della disponibilità di depositi sorvegliati, dove la cocaina sarebbe stata stoccata e confezionata per consegna. Spesso la sostanza non veniva tagliata. Per esempio in un sequestro di due chili di cocaina provenienti dalla Bolivia la droga era risultata pura al 96%. La droga veniva nascosta in auto fornite di doppifondi, il sodalizio utilizzava anche telefonini antintercettazione.
