Diciassette anni senza risposte. Diciassette anni passato ed un sogno che si infrange su un muro di carte ed inganni. E' la storia dell'impianto automobilistico "Florio" di Pian dell'Occhio, nel territorio di Torretta, nato dall'idea per certi versi "visionaria" dell'imprenditore Michele Ragusa.
La struttura era regolarmente omologata presso la federazione del Coni come pista di Formula 3 e con ambizioni di essere ampliata e ottenere l’omologazione per la Formula 1.
Addirittura veniva indicata dalla Regione come un luogo di interesse pubblico. Oggi però, non solo è tutto fermo, ma è in corso una battaglia legale che ha dell'incredibile e che mette in evidenza l'ennesimo caso di malagiustizia.
Del caso è tornato ad occuparsene Telejato annunciando di voler porre un faro, così come aveva fatto in passato con gli approfondimenti sulla gestione delle misure di Prevenzione e le denunce sul cosiddetto sistema Saguto, sulla fallimentare.
"Per la prima volta ne avevamo parlato nel lontano 2008 - racconta Maniaci - sono passati 17 anni. E le cose che entrano qui dentro muoiono. La legge non prevede un termine per liberare un cittadino per liberare da quello che è un'accusa o un problema. Sono stati denunciati un ragioniere, un commercialista ed un avvocato per avere falsificato dei documenti in questo tribunale dove è stata chiesta la revoca del provvedimento di fallimento della Mbr (la società di famiglia, titolare dell'impianto, ndr)".
Una società che si è trovata ad affrontare tentativi di estorsione, danneggiamenti, ispezioni, sequestri (sempre annullati), fino ad arrivare al "fallimento" con la presentazione di documenti falsi al Tribunale di Palermo.
"Questa è la terra (e il feudo) delle famiglie mafiose dei Gambino, Di Maggio, Badalamenti, Pipitone. Immediatamente dopo la cresta delle colline, in direzione di Piana degli Albanesi e Portella delle Ginestre, sono stati sequestrati vasti terreni a boss del calibro di Totò Riina e Giovanni Brusca - scriveva il collega Pietro Orsatti nel 2009 - Uno scenario che terrebbe lontano qualsiasi imprenditore, ma non Ragusa che, individuata la zona sette anni fa, iniziando la trattativa per affittare la prima area e avviare le pratiche per le autorizzazioni necessarie alla realizzazione dell’impianto.
Ragusa ha una facilitazione e contemporaneamente un handicap per il tipo di lavoro che svolge. È un alto funzionario della Regione Sicilia, ispettore della sezione urbanistica, architetto specializzato nella pianificazione del territorio. Uno che nella giungla di carte, uffici e competenze ci vive e quindi è facilitato se paragonato a qualsiasi altro imprenditore. Contemporaneamente, però, questa sua posizione può innescare sospetti, scatenare una ridda di voci".
Ragusa ad Orsatti aveva spiegato che, proprio per sedare ogni dubbio, aveva sempre chiesto doppie verifiche, ispezioni autonome, doppia valutazione di impatto ambientale e di non essersi mai sottratto ai controlli.
Non solo. In questa ambiziosa attività imprenditoriale la Mbr non ha mai visto soci esterni o finanziamenti pubblici, ma risorse proprie. Ed in una prima fase sembra che non ci siano particolari problemi.
Ma la situazione cambia abbastanza presto.
Nel 2006, anno in cui il Comune di Torretta venne sciolto per infiltrazioni mafiose, si verificò il primo atto di intimidazione diretta con il danneggiamento dei mezzi meccanici della Mbr. 
Successivamente i Ragusa vennero avvicinati con il consiglio di "trovarsi una protezione". Ci furono anche degli incontri per "trovare un accordo" con i proprietari dei terreni i quali già tempo prima volevano porre nuove condizioni di contratto: oltre al canone di affitto, vennero chiesti anche 20.000 euro al mese più la compartecipazione ai futuri utili. "Tutto è avvenuto alla presenza di diversi mafiosi che a loro dire dovevano vigilare sull’accordo – aveva raccontato Ragusa ad Orsatti -. Alcuni di loro sono stati poi arrestati. Abbiamo rifiutato. Abbiamo denunciato il fatto, anche se non lo abbiamo reso pubblico. Nello stesso periodo ho ricevuto una telefonata di un impiegato dell’ufficio tecnico del Comune che, senza tanti giri di parole, mi ha detto: 'Architetto Ragusa, qui se non si accorda con i proprietari le carte non vanno avanti'. Anche questo fatto è stato regolarmente denunciato".
Di pari passo, con il Comune che era retto dal commissario prefettizio, Marcello Forestiere proseguono anche i problemi amministrativi con lavori che furono ripetutamente bloccati e sbloccati. Ogni contestazione fatta a Ragusa nel tempo, sia sul piano urbanistico che amministrativo, è decaduta, come del resto non sono state riscontrate irregolarità durante le varie ispezioni.
Ugualmente nel 2008 fu emessa un'ordinanza con cui venivano interdette tutte le attività di utilizzo dell'impianto, ed anche in questo caso, dopo lunghe attese, il problema fu risolto.
Nel settembre 2009 vi fu un nuovo attentato incendiario all'autodromo con la reception che venne distrutta dal fuoco e nello stesso anno la Procura di Palermo chiese il rinvio giudizio, per diversi reati commessi all'Mbr, al capo ufficio tecnico, dell'ex Commissario straordinario furono. L'amministrazione comunale di Torretta ripristinerà tutti gli atti illecitamente annullati ad opera del Capo ufficio tecnico, l'ingegnere Giovani Russo che verrà persino licenziato.
Nel 2012 ripartono i lavori con il completamento del primo stralcio e nel 2013 viene richiesto il nuovo rilascio della concessione edilizia per l'ampliamento dell'impianto sportivo.
Ma con la nuova amministrazione (sindaco Salvatore Gambino) ed il ritorno dell'ingegnere Russo, inizia una nuova battaglia legale.
Nel 2015 vengono annullate tutti gli atti emessi dall'amministrazione precedente e nell 2017, il Tar Sicilia dichiara illegittimo il provvedimento ed il Comune viene costretto a rilasciare la concessione edilizia. Almeno fino ad un nuovo intervento del Tar che, ancora una volta, ribalta tutto.
Anche in questo caso, però, viene registrata un'anomalia con la presenza, nella gruppo giudicante del Tar, di un ex avvocato della famiglia proprietaria dei terreni in cui sorge l'impianto.
La via del fallimento
Il calvario della famiglia Ragusa, però, non si concludeva qui. Infatti nel 2018 venne avviato il fallimento della società Mbr quando un ex consulente fiscale, Gioacchino Failla, intraprese un'azione legale contro la società per un presunto credito per 62mila euro per prestazioni personali rese fino al 2013.
Mentre veniva diposto dal giudice un accertamento sui documenti che la società aveva dichiarato essere falsi, l'ex consulente presentò gli stessi al Tribunale Fallimentare.
Nel novembre 2018, senza l'accertamento del credito contestato, venne emessa sentenza di fallimento della Mbr per un presunto debito di 62mila euro nonostante la documentazione dimostrasse un attivo di 14milioni e 243mila euro sanciti da una Perizia Asseverata disposta al Tribunale civile di Palermo.
Ma la questione non si è conclusa qui.
Sui documenti prodotti da Failla è in corso un procedimento per falso, tentata estorsione, frode processuale acclarata da perizia giudiziale.
Nel frattempo il fallimento andò avanti, con la nomina di curatori, non più per il presunto debito di Failla, ma con il signor Michele Ragusa per 870mila euro, con un nuovo accertamento di uno stato passivo.
A seguito di un nuovo reclamo fu dimostrato che nessun debito era a capo, escluso il contenzioso con il ragioniere Failla, come documentato dal bilancio in possesso del tribunale. Così dopo la sentenza di fallimento venne chiesto al curatore di poter continuare l'attività imprenditoriale al fine di non disperdere il lavoro svolto e non subire azioni risarcitorie da terze parti.
Il parere del curatore, negativo, venne depositato alla vigilia di Natale, a seguito del diniego, della società, di formare una società terza, con la curatela per proseguire l'attività.
Nonostante i numerosi esposti in sede civile e penale, il tribunale fallimentare prese provvedimenti con l'estensione del provvedimento a Michele Ragusa, il pignoramento della pensione e la revocatoria della donazione della prima abitazione ai propri figli avvenuta due anni prima della dichiarazione di fallimento. "In buona sostanza - spiega ancora Pino Maniaci su Telejato - Michele Ragusa ha fatto fallire se stesso mentre il tribunale sta ancora studiando le carte. Dopo sei anni dalla dichiarazione di fallimento, con l'intervento del nuovo giudice delegato, nel 2023 verrà rettificato lo stato passivo. Si accerterà che il passivo è circoscritto a poche migliaia di euro. Mentre l'attivo a circa 6 milioni che i curatori non avrebbero avuto tempo di recuperare".
Come mai? Quali sono le difficoltà? C'entrano qualcosa i numerosi incarichi (circa 33) tutt'ora pendenti e destinati dalla fallimentare ad un'unica figura?
Come mai, nonostante l'accertamento del passivo inesistente e le denunce numerose per le "anomalie" accertate non è stato preso nessun provvedimento dal Giudice delegato?
Nonostante le varie vicissitudini (l'ultima un'indagine nei suoi confronti per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio assieme alla moglie ad altre tre persone), Michele Ragusa vorrebbe uscire dal fallimento e pagare i creditori (una serie professionisti, avvocati, notai, e così via).
Per farlo, però, sarebbero necessarie alcune informazioni, ma anche in questo caso vi sarebbe stato il diniego, da parte del curatore, di documentare quanto liquidato a professionisti incaricati. Un atto che è invece obbligatorio per legge nella gestione di un fallimento.
Anche su questo lo scorso ottobre Ragusa ha presentato alla Procura di Palermo una formale esposto-querela chiedendo di essere sentito dalla Procura di Palermo.
A tutti questi elementi si aggiunge la sentenza amministrativa dello scorso aprile, con cui la famiglia Prestigiacomo, proprietaria del terreno, ha ottenuto dal Tar il riconoscimento di un risarcimento da parte del Comune di Torretta per l'espropriazione di alcuni terreni. E in quella sede è al contempo emerso che anche la Mbr vanta un credito sui proprietari, corrispondente al valore delle migliorie apportate sull’area durante il periodo di gestione.
Nel frattempo l'impianto sportivo è quasi distrutto per incuria degli organi preposti alla custodia. I cancelli restano chiusi, attività sospese, e una sensazione di incompiuto che ancora oggi pesa.
L'ennesima beffa per chi aveva un sogno ed è andato a sbattere contro un muro di carte, ostracismi ed una giustizia al contrario.
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