Stipati in anfratti e costretti a vivere dentro le fabbriche in una situazione “incompatibile con la dignità umana”.
È questo quanto racchiuso in una nota della Procura di Prato guidata dal magistrato Luca Tescaroli in merito ad una perquisizione effettuata dai carabinieri nello stabile dell’impresa “Confezioni Reb Liwei”. Le indagini, nel loro complesso, oltre all’Arma hanno visto la partecipazione anche degli ispettori del l’Asl Centro.
In tutto i militari hanno trovato nove “posti letto” in spazi “di circa 50 metri quadrati, ricavati in sottotetti, ripostigli e camere suddivise da tramezzature in cartongesso, privi dei requisiti minimi di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie”. Ad esempio la telecamera degli inquirenti ha ripreso un lavoratore cinese in un letto dentro un cubicolo, o le “tende” per avere un po’ di privacy che assomigliano a quelle che si usano per le docce. Per la procura si sarebbero consumati diversi reati tra cui assunzione di lavoratori irregolari, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre a violazioni della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono tutte condizioni “che testimoniano la logica imperante nel territorio di perseguire la massimizzazione del profitto a di discapito dei requisiti minimali di tutela della persona” ha spiegato il procuratore Tescaroli. Un cittadino cinese è stato arrestato in flagranza di reato, già lavoratore irregolare alla ditta Arte e stampa srl. In base alla nota della procura “aveva beneficiato di misure di tutela sociale e giuridica previste dall’articolo 18 ter del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (testo unico sull’immigrazione), compreso il permesso di soggiorno per motivi di giustizia”. Adesso la medesima procura chiederà la revoca del permesso e delle conseguenti misure assistenziali, “in quanto l’importanza della collaborazione, che quest’ufficio ricerca, esige il rigore nel rispetto degli impegni assunti e l’abbandono dell’agire ispirato all’illegalità da parte dei soggetti tutelati”, ha esposto Tescaroli.
Foto © Imagoeconomica
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