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Tra gli obiettivi della riforma anche intercettazioni più veloci

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni coltiva da tempo l’obiettivo di mettere mano all’assetto dei Servizi segreti, ipotizzando una riforma che porti all’unificazione dell’intelligence interna (Aisi) e di quella esterna (Aise). Un percorso, però, complesso e di lunga durata, più volte affrontato negli anni in sedi diverse ma ancora lontano da una conclusione concreta. Proprio per questo, nell’attesa, il governo starebbe valutando interventi mirati su altri fronti, in particolare sulle intercettazioni preventive di competenza dei Servizi.
Si tratta di uno strumento utilizzato dall’intelligence non per accertare reati già commessi, come avviene nei procedimenti penali, ma con finalità di pubblica sicurezza e prevenzione. Le intercettazioni preventive vengono infatti attivate per monitorare soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi, ad esempio in ambito terroristico, e oggi possono essere disposte solo su delega del presidente del Consiglio e previa autorizzazione del procuratore generale della Corte d’Appello di Roma.
L’orientamento che sta prendendo forma in ambienti governativi è quello di snellire e velocizzare l’iter autorizzativo, ritenuto troppo lento rispetto alle esigenze di sicurezza. In quest’ottica, si ragiona sulla possibilità di ottenere il via libera del procuratore generale in tempi più rapidi e, nei casi considerati più urgenti — ad esempio quando esiste il rischio concreto che il soggetto monitorato possa dileguarsi — di consentire ai Servizi di avviare le captazioni in autonomia, salvo richiedere l’autorizzazione ex post in circostanze specifiche. Una prospettiva che, tuttavia, solleva già perplessità e possibili critiche, perché rischierebbe di ampliare in modo significativo il margine di intervento dell’intelligence.
Al momento non esiste ancora un testo definitivo sotto forma di disegno di legge, ma da Palazzo Chigi filtra l’ipotesi di un’accelerazione, con l’obiettivo di chiudere il dossier già all’inizio del prossimo anno. Qualunque modifica, però, dovrà necessariamente passare al vaglio del Copasir, il Comitato parlamentare incaricato di controllare l’operato dei Servizi segreti.
Ed è proprio nelle stanze di San Macuto che da tempo si discute di un possibile rafforzamento dei poteri di controllo del Comitato, anche come contrappeso a un eventuale ampliamento delle prerogative operative dell’intelligence. Tra le ipotesi in campo ci sono un maggior numero di pareri sui dpcm del governo e strumenti più incisivi di verifica sui bilanci e sull’utilizzo delle risorse finanziarie. I conti dei Servizi, com’è noto, sono coperti da segreto: il Copasir li esamina, ma alcune voci restano volutamente poco dettagliate per la delicatezza dei fondi riservati. L’intenzione sarebbe quindi quella di ottenere chiarimenti più puntuali almeno su alcune poste specifiche.
Anche in questo caso si è ancora nella fase delle valutazioni e delle ipotesi. Ciò che appare evidente, però, è che il comparto dell’intelligence è destinato a essere oggetto di cambiamenti nel prossimo futuro, sia sul piano operativo sia su quello dei meccanismi di controllo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica 

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