Il giudice Morosini: "Questo referendum è contro autonomia e indipendenza magistratura”
Palermo è il punto di partenza. Nel capoluogo siciliano prende forma la prima rete organizzata di associazioni e società civile che scende ufficialmente in campo per il No alla riforma Nordio, lanciando un segnale che ambisce a propagarsi nel resto del Paese.
All’Istituto Pedro Arrupe dei padri gesuiti ieri si è tenuta l’assemblea costituente del Comitato referendario palermitano, che già riunisce oltre trenta associazioni. Un passaggio che segna l’avvio pubblico della campagna, con l’obiettivo dichiarato di spiegare le ragioni del No e di coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini. L’appello è chiaro: “Serve una grande mobilitazione di tutti per difendere e attuare la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista e per fermare questa controriforma della giustizia, votando No al referendum che si terrà tra pochi mesi”.
A introdurre l’iniziativa è stato Claudio Riolo, del Laboratorio per la difesa e l’attuazione della Costituzione, che ha subito inquadrato il senso politico e costituzionale della battaglia. La riforma sulla separazione delle carriere, spiegano i promotori, non è un intervento tecnico neutro, ma si inserisce in un disegno più ampio. “Il vero obiettivo è l’indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”, si legge nell’appello del Comitato, che parla apertamente di un progetto di “restaurazione autoritaria sul piano socio-economico, istituzionale e culturale”, portato avanti dal governo più a destra della storia repubblicana. 
Marta Capaccioni e Andrea La Torre
Secondo il Comitato, si tratta di una riforma “complementare” ad altre iniziative come il presidenzialismo: un mosaico che rischia di alterare gli equilibri costituzionali, subordinando il Parlamento e il potere giudiziario all’esecutivo. Per questo viene definita una “falsa riforma” della giustizia, che “non serve ai cittadini”, perché non riduce i tempi dei processi, non snellisce la giustizia civile e, anzi, aumenta i costi e il rischio di interferenze politiche, “indebolendo l’imparzialità dei pubblici ministeri”.
A rafforzare queste preoccupazioni è intervenuto anche il presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, che ha chiarito come il referendum non sia uno scontro ideologico tra magistratura e governo. “Questo non è un referendum pro o contro la magistratura o pro o contro il governo. È un referendum su una modifica costituzionale che va a indebolire gli organi che presidiano l’indipendenza e l’autonomia di giudici e pubblici ministeri”, ha spiegato, sottolineando che questi presìdi sono essenziali per garantire l’imparzialità della giurisdizione nell’interesse di tutti i cittadini. Morosini ha anche avvertito del rischio che vengano intaccati gli organismi di garanzia chiamati a vigilare sulla conformità delle decisioni governative alla Costituzione e alle norme europee.
Nel corso dell’assemblea è emersa con forza l’idea che la riforma vada letta dentro un progetto politico complessivo. Riolo ha ricordato come, accanto all’autonomia differenziata – già bloccata dalla Corte costituzionale – restino in campo presidenzialismo e riforma della giustizia, “complementari perché prefigurano un modello di governo che subordina al potere esecutivo gli altri poteri”. Un’idea di democrazia che, ha osservato, contrasta con l’articolo 1 della Costituzione, dove il governo della maggioranza è sempre vincolato “nei limiti e nelle forme della Costituzione”. 
È stata poi la volta dei giovani, come Marta Capaccioni di Our Voice che - oltre ad aver coordinato i lavori assembleari - ha detto: “Ci sentiamo chiamati con senso di responsabilità a portare avanti e partecipare a questa battaglia”. O come Andrea La Torre del collettivo giovanile Attivamente, che nel 2023 - quando iniziava il percorso dal basso che oggi ha portato alla nascita del comitato - frequentava il suo ultimo anno di liceo e che ieri ha evidenziato la fase in corso: “Oggi la nuova linea del Piave è la difesa della nostra Costituzione conquistata da coetanei come noi, perché in un momento buio come questo, quel testo non può che essere la stella”.
Il Comitato palermitano per il No nasce quindi come uno spazio unitario di mobilitazione civile, che mette insieme mondi diversi: dall’Anpi ad ANTIMAFIADuemila, dalla Cgil a Libera, da Legambiente a Our Voice, passando per associazioni studentesche, movimenti nonviolenti, realtà ecclesiali e culturali, comunità palestinese e tanto altro. Un fronte ampio che lancia un invito aperto a nuove adesioni, con l’obiettivo di trasformare Palermo nel laboratorio di una campagna nazionale.
Che il primo Comitato referendario per il No parta proprio da qui non è casuale. Palermo, città simbolo della lotta alla mafia e delle battaglie per la legalità costituzionale, sceglie ancora una volta di farsi sentinella della democrazia. Da qui prende avvio una mobilitazione che rivendica il valore dell’equilibrio tra i poteri e dell’indipendenza della giustizia come patrimonio comune, da difendere con il voto e con la partecipazione attiva della società civile.
Foto © Imagoeconomica
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