Foa: ‘Non usate l’antisemitismo per proteggere la politica di Netanyahu’”
Criticare gli errori di Israele non è antisemitismo e le proposte avanzate da una parte del Partito Democratico sono una minaccia per la democrazia e la libertà d’opinione.
Si parla del ddl presentato dal senatore dem Graziano Delrio in materia di contrasto all'antisemitismo, che equipara quest’ultimo reato, che noi condanniamo, con la critica nei confronti dello Stato o del governo di Israele.
La bocciatura al testo è già arrivata da diversi scrittori e studiosi, secondo cui è "controproducente introdurre leggi speciali che di fatto separano l'antisemitismo dalla lotta contro ogni forma di razzismo". Tra i firmatari dell'appello, Anna Foa, Roberto Della Seta, Helena Janeczek, Carlo Ginzburg, Lisa Ginzburg, Gad Lerner e Roberto Saviano, che insistono: "queste iniziative legislative usano la lotta all'antisemitismo come strumento politico per limitare la libertà del dibattito pubblico, della ricerca e della critica legittima a Israele".
La stessa Anna Foa, storica e scrittrice ebrea, in un articolo pubblicato su ‘La Stampa’ ha ribadito che “l’antisemitismo è una realtà, e combatterlo è una necessità, bisogna smettere di usarlo per mascherare obiettivi inconfessabili, come la difesa della politica di Netanyahu. Smettere di identificare come antisemite le critiche, anche durissime, alla politica israeliana, le denunce delle violenze commesse. Non sono quelle critiche, quelle denunce a far crescere l’antisemitismo, sono le bombe, la fame, le violenze, e il silenzio di troppa parte del mondo”. “La politica di Israele, e solo quella, sarebbe protetta perché attaccarla significherebbe macchiarsi del crimine di antisemitismo. In base a questa logica, Putin ha richiamato la lotta all’antisemitismo per giustificare la sua aggressione all’Ucraina, Trump la usa a scopi interni per combattere le Università e le manifestazioni degli studenti a favore della Palestina, e anche in Gran Bretagna è aperto il dibattito sull’adozione della definizione dell’IHRA. Insomma, sembra che i prossimi attacchi contro le libertà democratiche si svolgeranno in nome della lotta all’antisemitismo. Col risultato, immagino, di alimentarlo e farlo crescere”.
Chi non condivide affatto il ddl è anche Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che tuona: "Se questo testo diventasse legge, chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato". Inoltre, "la legge dei senatori del Pd, all'articolo 2, delega il governo Meloni a varare uno o più decreti legislativi con prescrizioni all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) 'in materia di prevenzione, segnalazione, rimozione e sanzione dei contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme online di servizi digitali in lingua italiana'. Gli articoli 3 e 4 prevedono che ogni università nomini una sorta di controllore che vigili su eventuali attività interne, anche didattiche, considerate illegittime sempre sulla base dei criteri definitori dell’antisemitismo fissati dall’IHRA, International Holocaust Remembrance Alliance". Nel dirlo, Bonelli rimanda all'intervento di Roberto Della Seta, storico esponente del Pd, sulle pagine del Manifesto. La definizione dell’IHRA qualifica come antisemitismo "qualsiasi critica radicale nei confronti di Israele", spiega Della Seta, "e verso il sionismo quale sua ideologia fondativa".
Tre senatori del Pd hanno ritirato la firma in sostegno al disegno di legge: Andrea Martella, Antonio Nicita e Valeria Valente.
Foto © Imagoeconomica
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