Sarebbe stato impegnato in “un’opera incessante” per “promettere a politici, pubblici ufficiali, imprenditori, o anche più semplicemente potenziali elettori, i più svariati favori”, come “l'aggiudicazione di lucrosi appalti pubblici, l'ottenimento di incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni”.
Tutto questo utilizzando il suo “carisma politico” e la convinzione di “conseguire vantaggi, raccomandazioni o profitti solo grazie” alla sua intermediazione.
Nei virgolettati dell’ordinanza di custodia cautelare con cui sono stati disposti gli arresti domiciliari per l’ex presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro si parla di questo e di molto altro.
Nelle carte firmate dal gip Carmen Salustro si legge che Cuffaro avrebbe massimizzato “le potenzialità del sodalizio criminoso” agganciando “soggetti collocati in posizioni di vertice in seno all'amministrazione regionale, all'imprenditoria e nella società civile”.
Il sodalizio avrebbe scelto Cuffaro come referente apicale “in seno all'associazione per adottare ogni più opportuna contromossa in occasione dei momenti di fibrillazione nel sodalizio”: nelle intercettazioni disposte dagli inquirenti emergerebbe “come l'unico referente titolato a ricevere informazioni delicatissime, addirittura relative a potenziali indagini in corso, che riguardavano non solo lui ma anche gli altri membri del sodalizio (Carmelo Pace e Vito Raso su tutti), in maniera da decidere il da farsi e veicolare agli altri la notizia, impartendo le conseguenti direttive per garantire prudenza e riservatezza”. “Infine, in un'ipotetica gerarchia dei ruoli ricoperti dai sodali, si può affermare che Pace Carmelo – come premesso, Deputato dell’ARS per la Nuova Dc – fosse ancora più vicino al vertice Cuffaro, con cui condivideva strategie e decisioni, fungendo da referente politico di quest'ultimo e assurgendo, nella struttura del sodalizio criminale, al ruolo di organizzatore”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.
Gli scopi del sodalizio
Per i magistrati si trattava di perseguire specifici interessi utilizzando come causale anche il partito della Nuova Democrazia Cristiana.
Per esempio, Cuffaro, intercettato mentre parlava con Roberto Colletti di candidati da favorire nel concorso per la stabilizzazione degli O.S.S. presso l’AA.OO.RR. Villa Sofia – Cervello, affermava: “E va beh... d’altronde eh... eh... a questo serve... non serve solo a fare bene... al pubblico... serve anche a fare bene a Democrazia Cristiana…”.
Una scusa, secondo i magistrati: l’ex politico Dc “fruttava le conoscenze e i rapporti di forza che trovavano genesi nel partito per adottare comportamenti, in parte aderenti ai piani politici”, per conseguire gli interessi dei consociati, tra cui anche l’ampliamento del bacino elettorale.
Per esempio, ci sarebbero state delle “pressioni esercitate” da Cuffaro e da Salvatore Calvanico “sull’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, nella persona della dirigente Maria Letizia Di Liberti, per ottenere riconoscimenti, accreditamenti e regolamentazioni di strutture di lunga degenza”.
È Calvanico, secondo i magistrati, che presenta a Cuffaro a Roma l’ex poliziotto Filippo Paradiso, che lo avrebbe informato delle intercettazioni a suo carico.
La conoscenza delle indagini
Un punto centrale, quello della conoscenza delle indagini: “In più di un'occasione, infatti, si evidenziava il tentativo dei sodali di eludere le investigazioni, utilizzando linguaggio criptico nel corso delle telefonate, ovvero evitando del tutto di comunicare a mezzo telefono, organizzando incontri presso determinati luoghi (su tutti, come si dirà, l'abitazione di Cuffaro) in cui si sentivano al sicuro o comunque al riparo da eventuali intercettazioni”.
Così, ad esempio, in data 13 luglio 2024, all'interno dell'abitazione di Cuffaro, veniva registrata un'emblematica conversazione con Raso nel corso della quale i due paventavano i rischi di possibili attività investigative nei loro confronti, concordando l'adozione di precauzioni da adottare in vista di eventuali perquisizioni locali: “Viene il colonnello dei Carabinieri amico mio e mi dice ‘guarda... c’è...’ parte da tre quattro cose”, ha detto Cuffaro.
In altri casi, gli indagati simulavano addirittura l'assenza di campo per “dirottare” la conversazione telefonica su canale telematico, ritenuto più sicuro.
Ancora, più di una volta, gli indagati lasciavano i propri telefoni cellulari o disattivavano i dispositivi prima di incontrarsi.
Un altro episodio fu il 19 febbraio 2024, quando Cuffaro al rappresentante della DUSSMANN Service s.r.l., Marchese Mauro, avrebbe raccomandato “di spegnere il cellulare durante l'incontro presso la sua abitazione”.
Inoltre, sempre a casa sua, Cuffaro, il 21 marzo 2024, “si registrava una conversazione in cui l'ex Presidente della Regione sostanzialmente imponeva ai propri interlocutori, Gaballo Giovanna e Tomasino Giovanni, di lasciare i propri telefoni cellulari prima di iniziare il loro incontro”.
“Le indagini consentivano inoltre di accertare come i sodali, per realizzare i loro programmi illeciti, si muovessero spesso, dentro e fuori Palermo, ma anche dentro e fuori la Sicilia, a bordo di molteplici autovetture, alcune delle quali, monitorate a mezzo di attività di intercettazione tra presenti, condotte sovente dai sodali Abbonato Antonino, Raso Vito e da Cannia Giovanni Vincenzo”.
Foto © Imagoeconomica
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