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“Dopo la vittoria in primo e secondo grado, oggi, per la terza volta, con la pronuncia definitiva della Cassazione, il libro-intervista "Io So" batte la Fininvest che dodici anni fa ha intentato agli autori Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco, e all'intervistato Antonio Ingroia, un interminabile processo civile con la richiesta-record di un milione di euro di risarcimento”.
Così recita un post su Facebook della pagina di Sandra Rizza, giornalista de ‘Il Fatto Quotidiano’.
Nel testo si legge che “la Corte di Cassazione, infatti, ha rigettato il ricorso della Fininvest SPA, per la pubblicazione del libro “Io so”, (Chiarelettere, 2012), ritenendo infondati e/o inammissibili i tre motivi articolati e condannando la Fininvest al pagamento delle spese. Il volume, una lunga e approfondita intervista ad Antonio Ingroia, allora procuratore aggiunto di Palermo, racconta vent'anni di berlusconismo, le stragi e le bombe del '92-93, la nascita della Seconda Repubblica, la corruzione del sistema, l'attacco alla Costituzione e alla magistratura, la debolezza della sinistra, le indagini sulla trattativa, il conflitto con il Quirinale e la difficoltà di ricostruire la verità sui rapporti tra mafia e Stato.
La Cassazione, a dodici anni dall'instaurazione del procedimento civile, ha ritenuto corretta e ben argomentata la decisione della Corte d’appello di Palermo, che aveva ricondotto il libro-intervista nell’alveo della scriminante del diritto di critica – approccio critico che gli stessi autori avevano dichiarato apertamente, sin dall’introduzione del libro - e non di cronaca giudiziaria, come sostenuto dal ricorrente”.
Grazie all’avvocata Katia Malavenda la Cassazione alla fine ha stabilito che “a fronte della sostanziale verità dei fatti, sui quali si basava la critica, non possano che essere ritenute irrilevanti le mere inesattezze rilevate dalla ricorrente Fininvest, e ha ritenuto destituita di fondamento ‘la prospettazione secondo cui le tesi degli autori del libro si riferivano a ipotesi investigative che non avevano trovato riscontro nei processi penali a suo carico" e priva di sostanza anche l’argomentazione secondo cui "non poteva dirsi rispettato il principio di verità sostanziale’”. 

Fonte: facebook.com

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