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L’intervista al giornalista di Today.it a margine del convegno organizzato dalle Agende Rosse a Bologna

“Oggi c’è un rumore di fondo rispetto al passato. I social, la comunicazione personale, chiunque può accedere e diventare virale. Quindi chiunque può portare una verità alternativa, magari che è dettata dall'ignoranza e questo condiziona la percezione. Il problema della menzogna non è che ci nasconde la verità, ma che a forza di sentire tante menzogne non siamo più abituati a capire quella che è la verità”.
Così il giornalista Fabrizio Gatti, intervistato da ANTIMAFIADuemila a margine del convegno “Il diritto alla Verità” in corso a Bologna. “Il ruolo del giornalista rimane quello di verificare, cercare la verità, unire i puntini della realtà e renderla pubblica – spiega -. E quindi il lavoro del giornalista è quello di divulgare il lavoro dell'autorità giudiziaria che è quella che costituzionalmente è incaricata di ricercare la verità sui fatti di crimine di cui parliamo oggi. Ma anche al di là dell'autorità giudiziaria, bisogna rispondere a questo diritto di ciascuno di noi che non è soltanto quello dei familiari delle vittime, ma il diritto della società di avere verità e quindi anche giustizia”. 
Per il giornalista oggi c’è un “elemento nuovo che si sta imponendo”, una sorta di “verità democratica”, cioè “basata su quante persone credono a quella versione dei fatti”. “Ecco – aggiunge -, la verità non è democratica, è puntiforme. Il ruolo del giornalista è cercare quei puntini e unirli. Quello non è mai cambiato”.

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