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Alla Sala stampa della Camera la presentazione del libro dello studente Daniele Schito: “Magistratura Costituzione e Memoria”

Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 27-11-2025. 

Un Pubblico Ministero separato non sarà un bene per i cittadini, ma ho motivo di ritenere che non sia neanche un bene per la politica in generale. Perché questa realtà di un mondo separato, di un ufficio giudiziario che si sgancia dalla cultura della giurisdizione finirà poi per creare delle inevitabili derive”. A dirlo è il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, collegato ieri sera con la Sala Stampa della Camera dei Deputati per la presentazione del libro “Magistratura Costituzione e Memoria. La separazione delle carriere alla luce dell’eredità di Paolo Borsellino” (Armando Siciliano Editore) del giovanissimo studente di giurisprudenza Daniele Schito, per il quale il magistrato ha scritto la prefazione. “Devo dire che mi ha molto colpito che un giovane abbia avuto la sensibilità e l'attenzione di raccontare un po' un percorso istituzionale e di trasmettere dei contenuti che sono davvero molto rilevanti, che riguardano il suo desiderio di equilibrio istituzionale, di una giustizia che si incastoni in un paese normale dove c'è ovviamente anche un grande rispetto per tutte le istituzioni”, ha detto il procuratore. Venendo alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere: “Io penso che anche rispetto alla politica, alla neutralità del Pubblico Ministero, sarà un errore vederlo separato dal giudice, perché comporterà a questo il pericolo di una sua politicizzazione”. Ma cosa c'entra questa politicizzazione? “C’entra perché quando non c'è la cultura della diversificazione e dell'indipendenza si rischia di prendere posizioni di parte, di parteggiare per qualcuno anche dal punto di vista ideale, come a volte capita nei paesi in cui questo regime esiste”, ha spiegato il procuratore aggiunto di Catania. “Un sistema analogo al nostro è stato introdotto in Portogallo, dove da tempo ci sono due CSM. In quel Paese abbiamo scoperto che ci sono state una quantità enorme di vocazioni alla politica dei pubblici ministeri che hanno svolto questo ruolo, molti di più di quanto non ce ne fossero nel passato”. Il rischio, secondo Ardita, è “quello di una realtà che sarà meno apprezzata dai cittadini, di una realtà nella quale si perderà molto della storia del patrimonio culturale del pubblico ministero e inevitabilmente si andrà verso una deriva”.   




Parola al giovane autore: “Ricordiamoci i moniti di Montesquieu”

Della stessa idea anche il giovane autore del libro, ventidue anni soltanto. “La separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante tocca il cuore dell'equilibrio costituzionale”, ha affermato Daniele Schito. “Negli articoli 101 e 104 si condensano con formula limpida i principi che la cultura liberale e democratica ha maturato dalla stagione illuminista in poi. L'articolo 101 afferma che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge”. L'articolo 104, ha ricordato lo studente di legge, “sancisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. In queste disposizioni prende forma moderna il principio di separazione dei poteri e di legalità evocato da Montesquieu, dai filosofi del costituzionalismo e dalla tradizione occidentale che da essi discende. Montesquieu emanava che l'essenza della libertà consiste nel garantire che nessuno sia costretto a ciò che la legge non comanda e che nessuno sia impedito in ciò che la legge consente”. 
Di qui - ha spiegato - “deriva il celebre monito secondo cui il potere deve arginare il potere e l'idea che chi fa le leggi, una volta emanate, deve esserne soggetto come ogni altro cittadino”. Schito ha ripreso gli avvertimenti di Montesquieu sull’assenza di libertà in presenza di un potere giudiziario fuso con quello legislativo. “Se un solo potere potesse arrestare, accusare, processare, giudicare, l'esito sarebbe la dissoluzione della libertà personale”, ha spiegato. In pratica: “Lo schema tipico dello Stato di Polizia”. Uno Stato “dove l'esecutivo decide, controlla e giudica senza contrappesi né garanzia. Proprio per evitare queste degenerazioni, la Costituzione pretende che i giudizi siano fissi, ancorati alla legge, non all'opinione contingente del giudice”.  


schito book

Il premio “Picciridda - Rita Atria”

All’evento, moderato dalla deputata del M5S Stefania Ascari, ha partecipato anche l’editore Armando Siciliano che ha sottolineato come la propria casa editrice offra spazi ai più giovani, in un contesto editoriale nazionale monopolizzato da stamperie e dalla produzione di libri con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. La casa editrice Armando Siciliano, in attività da ormai 40 anni, si riconferma baluardo dell’editoria italiana, capace di raccogliere sensibilità e anche di fungere da grancassa per casi di ingiustizia della storia del Paese. Come quello della giovane Graziella Campagna, uccisa dalla mafia nel 1985, che l’editore Siciliano è riuscito a far riaprire dopo l’archiviazione con la pubblicazione di un libro inchiesta. Infine ha preso parola Piera Aiello, ex deputata e testimone di giustizia, alla quale è stato consegnato il premio “Picciridda - Rita Atria” con il presidente dell’Associazione La Tazzina della Legalità, Sergio Gaglianese. “Oggi i giovani sono distratti in molte cose. Ma la vita vera è quella che fanno i ragazzi come Daniele, che si impegnano, studiano e che si stanno costruendo un futuro importante”, ha affermato. “Nino Caponnetto, che chiamavo 'Nonno Nino' perché con lui abbiamo fatto un sacco di cose insieme, diceva sempre che la cultura è la base di qualsiasi cosa”. 

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