Il gip di Roma Luca Battinieri ha archiviato l'accusa di violazione di segreto di Stato nel caso dell'Autogrill, legato all'incontro di Renzi e lo 007 Marco Mancini, nei confronti del conduttore Sigfrido Ranucci e dei giornalisti di Report. ''Il Tribunale di Roma ha messo la parola fine alle accuse di violazione di Segreto di Stato nel caso dell'Autogrill legato all'incontro di Renzi e lo 007 Marco Mancini. Il gip ha archiviato definitivamente le accuse nei confronti del sottoscritto - scrive Ranucci sui social- e dei colleghi Giorgio Mottola, Danilo Procaccianti e Walter Molino. C'era anche il vecchio Franco Di Mare, che da lassù potrà essere ancora una volta orgoglioso di come ha lavorato Report, la trasmissione che ha amato e valorizzato''.
Al centro della vicenda, ricordiamo, c’è il servizio dal titolo “Babbi e spie” andato in onda il 3 maggio 2021 e che riguardava un incontro all’autogrill di Fiano Romano risalente al 23 dicembre 2020: quel giorno Renzi vede Mancini. Lì si trovò anche una professoressa, che si era fermata perché il padre stava poco bene. La docente vide il leader di Italia Viva e la sua scorta e poi un uomo che non riconosce. Così decise di registrare due brevi video e scattò 13 fotografie.
Il materiale venne poi inviata a Report.
L’incontro, nella versione di Renzi, era dovuto alla consegna da parte dell’agente segreto di doni natalizi, gli ormai famosi babbi, i wafer romagnoli. Per questa ripresa, la professoressa, una semplice cittadina, difesa dall’avvocato Giulio Vasaturo, è stata indagata per il reato di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente. La procura però a dicembre 2023 ha chiesto di archiviare la sua posizione, ma ancora non è arrivata la decisione di un Gip.
Per il gip ''è da escludere'' la configurazione dei reati di violazione di segreto di Stato e di rivelazione di notizia di cui sia stata vietata la divulgazione perché ''aver divulgato che Marco Mancini era un appartenente del Dis e, ancor prima, del Sismi non aveva idoneità concreta a nuocere agli interessi sottesi alla segretazione sol considerando che il suo status era pressoché di dominio pubblico tanto da risultare in una pluralità di fonti aperte. Irrilevante è, al riguardo - si legge nell'ordinanza del gip - il pregiudizio lamentato dall'opponente che la difesa ricollega alla vasta esposizione mediatica procuratagli dalle puntate di Report perché un conto è il danno che la vicenda ha arrecato a Mancini sul piano personale (con tanto di riferite e documentate minacce di morte ricevute via posta) altro e ben diverso è il nocumento agli interessi pubblicistici dello Stato sottesi alla tutela del segreto, unico aspetto rilevante ai fini della sussistenza dell'illecito''. In conclusione, ''nonostante possa ritenersi pressoché certo che i dati identificativi del personale dei servizi di sicurezza costituiscono informazioni segretate, la loro divulgazione nel caso concreto non integra reato non avendo messo a repentaglio la sicurezza nazionale''. Una inchiesta collegata al caso della professoressa che il 23 dicembre 2020 aveva effettuato alcune fotografie e due video dell'ex premier mentre interloquiva all'autogrill di Fiano Romano con l'allora dirigente del Dis Marco Mancini in procura a Roma. Per la donna, difesa dall'avvocato Giulio Vasaturo, la procura di Roma ha da tempo chiesto l'archiviazione e si attende la decisione del giudice.
Il gip, infine, ha infine dichiarato incompetenza territoriale e ha inviato gli atti a Ravenna per quanto riguarda l'accusa di diffamazione.
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