Thomas Mackinson del Fatto Quotidiano: "Sanzione comminata in metà del tempo medio necessario"
Ha sollevato interesse e polemiche la puntata di Report andata in onda a fine ottobre, che ha mostrato il filmato in cui si vede Agostino Ghiglia entrare nella sede di Fratelli d’Italia per parlare con Arianna Meloni. E altre polemiche sono nate da ciò che è accaduto dopo la messa in onda del filmato, in particolare quando Report è stata sanzionata con 150 mila euro per aver pubblicato l'audio originale dei colloqui tra l’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e sua moglie, la giornalista Federica Corsini. Al centro della conversazione, i motivi della sospensione del contratto di consulenza con Maria Rosaria Boccia.
La domanda, a questo punto, è quasi scontata: di cosa avranno parlato Ghiglia e Arianna Meloni il giorno prima della sanzione? È la stessa domanda che si pone la giornalista di Report, Chiara De Luca, che ha ricostruito e raccontato la vicenda nell’ultima puntata, andata in onda ieri sera su Rai Tre. De Luca ha anche provato a intervistare Ghiglia, senza però ottenere molto.
Per l’ex deputato Italo Bocchino - in un video rilanciato nell’ultima puntata di Report - a decidere la multa così pesante sarebbe stato il presidente del Garante, Pasquale Stanzione. “Messo lì dal Partito Democratico”, precisa Bocchino. Questo perché “il suo è un voto che vale doppio”, aggiunge l’ex deputato, che si definisce amico sia di Sigfrido Ranucci che di Ghiglia. Peccato, però, che lo stesso Stanzione risulti anche il mentore accademico dell’avvocato Salvatore Sica dell’Università di Salerno, fratello dell’avvocato Silverio Sica, legale dell’ex ministro Sangiuliano. Una circostanza che ha sollevato più di un dubbio su un possibile conflitto d’interessi.
Resta il fatto che la sanzione contro Report - come ha sottolineato anche la giornalista Chiara De Luca - è la più alta mai inflitta dal Garante nei confronti di un organo di stampa. Ed è stata anche una delle più rapide a essere deliberate. A confermare l’eccezionale velocità è stato il giornalista del Fatto Quotidiano Thomas Mackinson, che in uno dei suoi articoli sulla vicenda ha ricordato come né Stanzione né Ghiglia abbiano mai smentito l’incontro tra quest’ultimo e Arianna Meloni. Mackinson ha anche precisato che “per comminare la sanzione a Report hanno impiegato meno della metà del tempo medio necessario per imporre una sanzione o emettere un provvedimento”.
In ogni caso, almeno secondo Gennaro Sangiuliano, 150 mila euro sarebbero persino pochi: “A Report avrei fatto pagare almeno un milione e mezzo di euro”, ha dichiarato l’ex ministro a Real Politik, su Rete 4.
Al di là delle cifre, resta il fatto che la manina della politica ci sarebbe stata, eccome. Come ha raccontato Sigfrido Ranucci, dopo le prime anticipazioni della puntata dedicata al Garante, ben due membri dell’Autorità hanno tentato di “mettere i bastoni tra le ruote alla trasmissione”. Il primo è “Ghiglia, uomo di Fratelli d’Italia”, che ha inviato una diffida per impedire la messa in onda, sostenendo che la trasmissione avesse acquisito e diffuso illecitamente messaggi interni scambiati tra membri dell’Autorità. Il secondo, “stando alle cronache dei giornali”, sarebbe la vicepresidente del Garante, la professoressa Ginevra Cerrina Feroni, che avrebbe telefonato direttamente ai vertici Rai. Nonostante la diffida, la puntata è andata regolarmente in onda il 3 novembre 2025, accompagnata dai commenti di chi ha visto in quella mossa un tentativo di bavaglio - l’ennesimo contro Report - sollevando ulteriori dubbi sull’effettiva indipendenza dell’Autorità.
Guido Scorza: “Pronto a fare un passo indietro”
In un clima sempre più teso attorno al Garante della privacy, a rompere il silenzio è stato Guido Scorza, uno dei componenti dell'Autorità che, intervistato da Repubblica, ha dichiarato: “Vediamo cosa succederà nelle prossime ore”, lasciando intendere la possibilità di dimissioni. “Quella di un mio passo indietro - ha ammesso Scorza - è stata una riflessione che ha preceduto qualsiasi altra”.
Ciò che invece ha voluto respingere con fermezza sono le accuse di conflitto d’interesse: “Ogni volta che ho avuto conoscenza o anche solo il sospetto, mi sono astenuto dalla decisione o non ho partecipato alla discussione e al voto”.
Sul tema dell’indipendenza del collegio, Scorza ha difeso il sistema di nomina parlamentare: “Dubitare dell’indipendenza di componenti di un’autorità amministrativa per questo, francamente, mi sembra azzardato”. E ha aggiunto: “In cinque anni e mezzo non ho mai ricevuto una sola telefonata, un solo messaggio, una sola sollecitazione o richiesta da esponenti politici”.
Ma sulla credibilità dell’Autorità, l’avvocato ha voluto porre l’attenzione su un fatto: “Viviamo nella società dei dati”, e il diritto alla privacy “non è mai stato così importante”. Tuttavia, “si è innescato qualcosa che sta minando alla radice l’indipendenza e l’autorevolezza percepite dell’Autorità”.
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