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Arriva la prima scossa politica dopo il terremoto giudiziario che ha travolto l’ex governatore Salvatore Cuffaro. Il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani ha revocato le deleghe agli assessori Nuccia Albano e Andrea Messina, esponenti della Democrazia cristiana, il partito guidato dall’ex presidente della regione. Una scelta che, secondo fonti vicine al governo regionale, sarebbe legata anche al contenuto di alcune intercettazioni emerse nell’inchiesta della Procura di Palermo, che ha chiesto gli arresti domiciliari per 18 persone, tra cui Cuffaro e il capogruppo della Dc all’Assemblea regionale siciliana, Carmelo Pace. Le funzioni degli assessorati alla Famiglia e alla Funzione pubblica sono state assunte ad interim dallo stesso Schifani.
Il governatore ha spiegato la decisione come “un atto di responsabilità politica e morale”. “Alla luce del quadro delle indagini che sta emergendo, riguardanti l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, ritengo doveroso riaffermare la necessità che il governo regionale operi nel segno della massima trasparenza, del rigore e della correttezza istituzionale, principi che rappresentano il fondamento stesso della buona amministrazione”, ha dichiarato Schifani. “In questa prospettiva, e fino a quando il quadro giudiziario non sarà pienamente chiarito, ritengo non sussistano le condizioni affinché gli assessori regionali espressione della Nuova Democrazia Cristiana possano continuare a svolgere il proprio incarico all’interno della giunta regionale”. E ha aggiunto: “Non si tratta di una decisione di parte, né di un giudizio sulle persone, alle quali va il mio personale ringraziamento per l’impegno, la dedizione e il contributo offerto finora, ma di un atto di responsabilità politica e morale. In momenti come questo, chi ha l’onore e la responsabilità di rappresentare i cittadini deve saper anteporre il bene collettivo e la credibilità delle istituzioni a ogni altra considerazione”.
Pur ribadendo la propria gratitudine agli assessori e ai deputati democristiani “per la loro consolidata lealtà politica e parlamentare”, Schifani ha auspicato che “essi continuino a sostenere i provvedimenti dell’esecutivo regionale”. Un appello alla stabilità che nasconde però le incognite sui numeri della maggioranza all’Ars: i sette deputati della Dc sono infatti determinanti per il centrodestra. Anche senza il loro appoggio, Schifani manterrebbe la maggioranza, ma più risicata — 37 parlamentari su 70, ai quali si aggiungerebbero i 3 di Cateno De Luca — rendendo il quadro politico più fragile.
Nei giorni precedenti, il governatore aveva già disposto le prime sospensioni e revoche di incarichi ai dirigenti coinvolti nell’inchiesta. Tra questi, l’ex dirigente generale del Dipartimento Famiglia Maria Letizia Di Liberti e il direttore generale del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale Giovanni Tomasino. Schifani aveva anche preso atto dell’auto-sospensione dell’ex direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, avviando il commissariamento, e rimosso Vito Raso, capo della segreteria particolare dell’assessore Nuccia Albano.
Intanto, Totò Cuffaro si prepara a comparire davanti al gip di Palermo venerdì prossimo per difendersi dalle accuse di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Prima ancora dell’udienza, l’ex governatore ha annunciato le sue “dimissioni irrevocabili da segretario della Dc”, carica che ricopriva da due anni e mezzo, dopo essere tornato sulla scena politica a seguito della fine dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici legata alla condanna a cinque anni per favoreggiamento a Cosa nostra. L’inchiesta della Procura ha travolto il partito, costringendo i vertici della Democrazia cristiana a valutare un azzeramento interno nel tentativo di contenere i danni e salvare ciò che resta della propria credibilità politica.

Foto © Imagoeconomica 

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