Salvatore Cuffaro si è dimesso da segretario nazionale della Nuova Democrazia Cristiana.
Lo ha fatto sapere lui stesso in una nota dopo l’inchiesta della procura di Palermo: "Questa mattina ho rassegnato, nelle mani del presidente del partito, Renato Grassi, e del segretario organizzativo nazionale, Pippo Enea, le mie dimissioni da segretario nazionale della Democrazia Cristiana. Ringrazio tutti coloro che in questi anni hanno condiviso con me un percorso di impegno e di servizio al Partito. Il presidente ha convocato per il 20 novembre il Consiglio Nazionale della DC, che sarà chiamato a esaminare e ad accettare le mie dimissioni irrevocabili e a definire le successive decisioni organizzative".
Cuffaro è ancora un crocevia di “interessi anche molto diversi”: un punto tra cui passano “esponenti della sanità siciliana” e da cui viene emanato un “potere di influenza e di ingerenza” nella “gestione strategica dei posti di maggiore responsabilità nel mondo della sanità regionale”.
Lo scrivono i magistrati Giulia Falchi e Andrea Zuppi nella richiesta di misure cautelari avanzate per l’ex presidente della Regione siciliana e altri 16 indagati.
Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti comprendono associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Uscito dal carcere di Rebibbia dieci anni fa, dove aveva scontato 5 anni per favoreggiamento alla mafia, Totò Cuffaro più volte aveva risposto in modo perentorio che non avrebbe più fatto politica e che si sarebbe occupato, come medico, dei bambini del Burundi, dove in effetti si è poi recato diverse volte per iniziative di beneficenza e solidarietà. Ma la passione per la politica col tempo ha preso il sopravvento. Torna in politica, al suo fianco il gruppo storico dei fedelissimi, e "rifonda" la Dc. Nel giro di poco tempo la squadra si allarga e, alla prima tornata di amministrative nel 2021, la Dc cuffariana vince la sua prima sfida, eleggendo consiglieri in tre Comuni: Favara (Agrigento), Giarre e Caltagirone (Catania). L'anno successivo piazza il secondo colpo: la Dc entra nel municipio di Palermo. E, intanto, a chi gli chiede se si ricandiderà personalmente sull'onda dei successi elettorali, ribadisce di no. E lo fa anche quando, nel 2023, il Tribunale di sorveglianza di Palermo, con un'ordinanza, fa cadere l'interdizione dai pubblici uffici. Prende però nelle sue mani il partito come segretario nazionale, allarga la base del consenso, aggrega tanti giovani e fa campagna acquisti anche in casa degli alleati di centrodestra. Alle ultime regionali la Dc elegge cinque deputati all'Assemblea siciliana (ora sono sette). Cuffaro diventa uno dei principali azionisti del governo Schifani, piazzando due assessori in giunta: Andrea Messina e Nuccia Albano.
Dall'inchiesta della Procura di Palermo emergerebbe che Cuffaro sarebbe stato il regista di un'associazione a delinquere che avrebbe pilotato appalti e concorsi forte delle posizioni politiche raggiunte e che avrebbe agito con un obiettivo: candidarsi per rifare il presidente della Regione siciliana. In base all’ascolto delle intercettazioni sarebbero emersi “episodi di rivelazione di segreto d’ufficio da parte degli indagati e di soggetti a loro vicini, che davano conto dell’ingerenza del Cuffaro nel settore delle politiche sociali e non solo”.
Il coordinatore siciliano del M5s e vicepresidente dell'Ars Nuccio Di Paola e il capogruppo regionale 5 Stelle Antonio De Luca hanno affermato che “cambia poco” con le dimissioni di Cuffaro. “Occorre smantellare il sistema clientelare che sta rubando il futuro alla Sicilia. Piuttosto attendiamo un altro passo indietro, quello di Schifani. Solo allora i siciliani potranno cominciare a sperare di intravedere un filo di luce in fondo al tunnel in cui questo disastroso governo li ha cacciati”. "Schifani non si illuda - continuano i due deputati - che queste dimissioni siano il silenziatore alle inevitabili polemiche e contestazioni seguite alle vergognose e inquietanti notizie che arrivano dalla Procura della Repubblica. I siciliani pretendono chiarezza e chiarezza pretende il Parlamento regionale che continua inutilmente a chiedergli di venire a riferire in Aula su quanto sta accadendo e sullo sfascio della sanità che le politiche fallimentari e miopi di questo governo hanno portato sull'orlo del burrone. La smetta di scappare e su questo disastro ci metta la faccia".
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