In piazza Santi Apostoli il presidio organizzato dal M5S, Scarpinato: “Giornalisti e magistrati due categorie ad alto rischio”
“Libertà di stampa significa poter informare compiutamente la gente e lottare per consegnare alle future generazioni un mondo migliore e noi questo dobbiamo farlo tutti quotidianamente nel nostro piccolo impegno”. Sono le parole pronunciate da Sigfrido Ranucci al presidio organizzato ieri a Roma dal Movimento 5 Stelle in difesa della libertà di informazione, indetto a seguito dell’attentato con ordigno esplosivo contro il conduttore di Report avvenuto la sera del 17 ottobre. “Vorrei avere qui la mia squadra che ha messo a rischio la propria salute, la propria sicurezza per incarnare la maglia del servizio pubblico. C'è una parte che sta ancora lavorando alle inchieste, quindi l'applauso va direttamente a loro”, ha esordito Ranucci tra gli applausi. “Io non so chi ha messo quell'ordigno seppur rudimentale davanti la mia casa”, ha affermato Ranucci parlando dell’episodio. “So che se il tentativo era quello di zittire me e la mia squadra hanno sbagliato obiettivo. Non so se era un obiettivo per le inchieste future o per quelle passate. Io sono anni che non faccio più inchieste, quindi non può essere per un'inchiesta che ho realizzato io”, ha aggiunto. “È un'inchiesta che può aver fatto ciascuno di loro perché sono stati toccati dei centri di potere anche quelli occulti e quindi quella bomba è una bomba anche nei loro confronti e vanno protetti anche loro da una scorta mediatica quale potete essere voi in questo momento”. Voi - ha commentato il giornalista rivolgendosi alla folla di Piazza Santi Apostoli - “da oggi dovete pretendere che questi attestati di solidarietà da qualsiasi parte politica vengano siano poi riempiti di contenuti”. “Il diritto di essere informati non è una parola vuota”, ha spiegato. “Significa spiegare i motivi perché sei milioni di italiani non possono curarsi. Perché ci sono cinquantamila reati contro l'ambiente. Significa spiegare perché ci sono oltre trecentomila disabili che non hanno il dovuto contributo, la dovuta assistenza. Significa spiegare anche perché muoiono in media sessantacinque uomini delle forze dell'ordine. Significa spiegare anche perché ci sono oltre trecentomila insegnanti precarie e personale non docente. Ecco, la libertà di stampa significa tutto questo”. Quindi l’appello ai cittadini: “Non perdete occasioni ogni giorno di cambiare la qualità della vita degli altri. Diffidate dei politici che non rispondono alla stampa. Diffidate di quei politici che scappano che non si assumono le loro responsabilità di fronte a una squadra che invece se l’è assunte sempre anche mettendo a rischio la propria vita. Vi invito ad avere coraggio”. 
Sigfrido Ranucci insisme alla sua redazione di Report
Conte: “Meloni e i suoi ministri ritirino le querele”
Prima di Ranucci ha preso parola il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha organizzato il presidio. "Come ho detto nell'invito che vi abbiamo fatto, non c'è nessun logo politico, non c'è nessun colore politico. Questa è la piazza di ‘Viva la stampa libera’”, ha esordito. “Però permettetemi di ringraziare anche le delegazioni degli altri partiti, dal Partito Democratico, AVS, Più Europa, che hanno aderito a questo invito e permettetemi di ringraziare tutti voi, i cittadini e le varie associazioni. Dico solo una cosa; per una stampa libera occorre una politica responsabile”, ha detto il presidente Conte. "Le cose vanno insieme. E allora se la politica deve essere responsabile, le istituzioni devono fare in modo che i giornalisti possano svolgere il loro lavoro. Ci sono alcune cose da fare, questo riguarda tutta la politica e tutte le istituzioni - ha aggiunto -. Innanzitutto il partito del Presidente del Consiglio dovrebbe ritirare le querele nei confronti di Sigfrido Ranucci. E così dovrebbero fare i singoli ministri. Io sono stato Presidente del Consiglio, anche di fronte agli articoli più pesanti, non ho mai querelato nessuno. Una politica responsabile dovrebbe rispettare i giornalisti soprattutto nelle sedi istituzionali perché è lì che c'è la massima attenzione alla pubblica opinione". Con Conte anche Barbara Floridia, del M5S. “Siamo rimasti tutti senza parole era dal 1993 che in Italia non accadeva un fatto del genere è davvero sconvolgente”, ha detto la senatrice. “Quello che è accaduto a Ranucci ci dice che evidentemente esiste ancora un giornalismo che apre le porte. Un giornalismo che fa luce lì dove c'è ombra un giornalismo che serve per un diritto fondamentale di noi cittadini: il diritto alla verità e al dubbio”. 
Giuseppe Conte
Scarpinato: magistrati e giornalisti sotto attacco
Ieri a Roma sono intervenuti anche i parlamentari del M5S Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho. I due ex magistrati hanno fotografato senza giri di parole il cuore del problema: non si tratta di incidenti isolati ma di un attacco congiunto della classe dirigente contro chi indaga e racconta. Come ha ricordato Scarpinato, “giornalisti investigativi e magistrati” sono da sempre “due categorie ad alto rischio”, perché osano toccare i poteri che contano, quelli visibili e quelli occulti. “Si moltiplicano le querele dei potenti contro i giornalisti”, ha denunciato, “vengono intercettati cronisti che fanno inchieste scomode, la RAI viene piegata a logiche di controllo politico: tagliano puntate, risorse, fanno mobbing contro chi non si adegua”. Ma l'offensiva è doppia: “Contro i magistrati indipendenti si usano delegittimazioni, campagne mediatiche, procedimenti disciplinari”. E tutto questo - ha sottolineato - “serve a rimettere la magistratura sotto il controllo del potere politico, cambiando addirittura la Costituzione”. De Raho, dal canto suo, ha ricordato che “se si separano le carriere, si spezza l’equilibrio tra i poteri dello Stato” e si mina la capacità della giustizia di esercitare un vero controllo di legalità. La piazza ha ascoltato e risposto, perché - come ha detto ancora Scarpinato - “chi può fermarli siamo noi: non hanno paura dei partiti, ma di un popolo che si ribella, che non sta a casa”. 
Da Bolzoni a Travaglio, le parole dei colleghi
Sul palco allestito sono saliti diversi colleghi di Ranucci i quali, oltre ad aver manifestato solidarietà a Ranucci e alla sua redazione, hanno denunciato quei provvedimenti legislativi che hanno messo la “mordacchia” ai giornalisti. Oltre a questo, c’è la piaga delle querele temeraria, che impediscono ai cronisti, specialmente i freelance, di lavorare. Questo è il paese in Europa “che ha più giornalisti minacciati, più giornalisti sotto querela, più giornalisti sotto scorta”, dichiara Ricado Iacona, conduttore di Presadiretta. “Quando la libertà di stampa viene attaccata, si lascia libero sfogo all'autoritarismo. Succede in Israele, succede in Palestina, succede negli Stati Uniti, succede anche in Italia”, ha affermato la giornalista palestinese Rula Jebreal. “In pochi anni sotto il governo Meloni l'Italia è scivolata al 48esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. Siamo diventati un fanalino di coda dell'Europa e delle democrazie occidentali”. “Chi tocca un cronista tocca un presidio democratico, tocca un diritto collettivo”, ha spiegato Lirio Abbate. “Non possiamo tollerare che questo venga ridotto alla miseria sterile di una polemica di qualche politico. Su questo non ci sono colori, non ci sono bandiere, c'è la libertà e la politica tutta deve essere unita nel difenderla, perché se cade la libertà di stampa cade la libertà di tutti”. Della stessa linea anche Andrea Scanzi, de Il Fatto Quotidiano. “Quando vedo questa sfilza di lacrimatori per finta che sono comparsi un minuto dopo l'attentato, coltivo la memoria, che è uno dei ruoli che devono coltivare i giornalisti”. “Le ricordo le cose”, ha continuato Scanzi. 
Roberto Scarpinato
“Ricordo per esempio una Giorgia Meloni che poche ore dopo l’attentato ha detto ‘grande solidarietà per Ranucci’. Sarebbero anche frasi belle se non fosse che Meloni stessa non fa un'intervista vera da 78 mila anni e querela dalla mattina alla sera. E ancora più di lei i membri del suo partito” (alcuni di questi, come, Giovanni Donzelli erano presenti ieri pomeriggio in piazza). Sulla stessa linea di Scanzi, anche il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio: “Il problema in Italia non è più la censura di quelli che telefonano dall'alto, è quello dell'autocensura, cioè di quelli che si censurano da soli perché sanno quanto è lungo il loro guinzaglio e fino a dove possono spingersi e non spingersi”, ha dichiarato al microfono. “In Italia il giornalismo che piace è il giornalismo innocuo, non piace il giornalismo che fa domande”, ha commentato Attilio Bolzoni, firma del Domani. “C’è anche l'indifferenza della nostra categoria, che spesso è distratta e parte di questa categoria spesso è anche piegata. Quando un giornalista è solo è sempre in pericolo. Ci sono gli atti intimidatori come quello che ha subito Sigfrido ma poi ci sono delle violenze molto più silenziose e velenose, dove ci sono personaggi legati al crimine che trovano alleanze e sponde istituzionali”. "Io ho subìto una causa da 137 milioni di euro andata avanti per anni”, ha ricordato Milena Gabanelli, collegata da remoto con il presidio. “La legge contro le liti temerarie esiste, sarebbe già sufficiente applicare quella che c'è - ha aggiunto -. Io non sono incline al vittimismo, credo che questa professione sia un genere molto particolare che uno sceglie, non viene imposta da nessuno ed è una scelta di vita che si porta appresso rischi", "come quello che uno ti minacci o voglia farti del male. Quello che ti aspetti è la protezione, non posso parlare per Sigfrido ma io non l'ho sempre sentita”. 
Foto © Imagoeconomica
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