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Per alcuni si tratta di vedere il proprio intimo attraverso una fotocamera, per altri è stata una terapia, alcuni lo usano come strumento per denunciare i mali di Palermo: le sue insicurezze, le sue ferite. Come quelle dell’anima, macchie indelebili di un passato che non passa.
Ci troviamo a pochi passi dalle poste, nelle ex officine Belletti, dove domenica si è tenuta una mostra grafica con la partecipazione di numerosi artisti. Uno spazio semplice, dinamico, non abbandonato a se stesso: curato, pieno delle creazioni di chi ha saputo infondere vita e intelligenza.
Ci sono fumettisti, grafici e fotografi.
Tra di loro José Luis Ledesma, famoso fotoreporter argentino. La sua ultima opera racconterà la violazione dei diritti umani in Argentina durante la dittatura militare del governo Videla. Fotografo di fiducia di Diego Armando Maradona, ne ha catturato momenti intimi e pubblici: “Lui era così, particolare, qualche giorno ti abbracciava e altri ti mandava a quel paese. Io ho conosciuto il padre, la moglie e tutta la sua famiglia”.
Oltre a lui sono stati presentati altri lavori che raccontano storie interne ed esterne, scatti che immortalano le vie capillari, sia di Palermo che dell’animo umano.
Le pubblicazioni sono curate da '89books', una casa editrice indipendente con sede a Palermo, in Sicilia. Fondata nel 2018 dal fotografo Mauro D’Agati e dalla curatrice Kateryna Filyuk, propone “libri diversissimi e fatti bene. Questa casa editrice io la trovo fantastica. Non c’è nessun filo estetico, qui è sempre una sorpresa sul tipo di formato e di libro”, dice Silvia nel piccolo giardinetto allestito per una prima presentazione delle opere.
Opere che raccontano molto, per chi ha orecchie per intendere.
Ne sa qualcosa Irene Angelino, una donna, insegnante di musica e fotografa di persone affette da problemi psichici. “Queste persone hanno perso tutto e trovato poco”. Come lei, che ha “vissuto quello che vivono loro e lo volevo raccontare”


scatti identita 2


Sono storie che parlano anche di abusi, violenze che si riflettono nelle viscere e si riversano all’esterno.
Lo si nota nei lavori di Melania Messina, che racconta di questa “bellezza offesa”: la bellezza della Sicilia, deturpata, sporcata e abbandonata.
Un paradosso tra la “bellezza del posto e questa ferita che era data anche dalla totale assenza di cura”.
Per porre rimedio, c’è chi ha voluto usare la macchina fotografica, come Claudia Lauria: “Io già da bambina ho iniziato con questa macchinetta fotografica ad osservare il mio intimo”. Per guarire, per avere un’altra visione di se stessi. Ma anche per amare, soprattutto quella parte di “povertà che questa città ignorava”. “Ho fatto un viaggio, prima col cuore, poi sono andata a rielaborare le mie foto. Ho scelto i tarocchi non perché sono lettrice, ma perché queste immagini hanno un’esperienza umana”.
C’è chi, tra loro, come Emanuele Savasta, ha sentito il bisogno di “avere tra le mani qualcosa di concreto, di lasciare qualcosa dietro di sé” e chi, come Pietro Motisi, è partito per tornare. “La Sicilia è un palinsesto che rappresenta gli estremi del nostro Occidente”. “Noi nel nostro metro quadro possiamo fare la differenza senza che qualcuno istituzionalizzi quello che si può fare”.
“La classe politica non fa il suo lavoro
”, ha ribadito Paolo Caravello parlando del suo libro: un’opera che “ho fatto con molto dolore. Ho documentato lo stato di abbandono di questa città”. “Mi sono reso conto di quanto sia abbandonata a se stessa questa città, anche dai palermitani stessi”. Tutto realizzato con il telefonino. “I turisti ci guardano come delle scimmiette allo zoo”. Alla fine, le fotografie raccontano una realtà così variegata, così intima. Visibile solo per chi ha occhi per vedere. “Qualcosa di vivo e fondamentale che tra dieci anni è ancora capace di dirti qualcosa”, come ha commentato Arturo Russo.

Foto © ACFB 

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