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Il narcotraffico si conferma secondo la relazione annuale 2024 della DCSA uno tra i principali mezzi di arricchimento delle criminalità organizzate, il business perfetto che consente di sostentarsi con i minori rischi, rispetto alle altre attività mafiose criminali, come l’estorsione di denare ad esempio, così da evitare maggiormente il contatto diretto con le forze dell’ordine. Ovviamente il commercio di stupefacenti ha avuto un impatto e conseguenze disastrose nella società giovanile delle principali città italiane sedimentate dalle consorterie mafiose. Sempre più giovani rimangono vittime sia degli effetti psicotropi che dello spaccio della sostanza. Dalle radici periferiche al tronco si consolidano le strutture mafiose criminali, ai vertici i colletti bianchi che fanno affari milionari nazionali e transnazionali in tutti settori imprenditoriali e molto spesso proprio nelle istituzioni. 
L’osservazione dei fenomeni criminali e l’analisi degli indicatori offerti dalle attività antidroga concluse nel 2023 dalle Forze di polizia italiane, sotto il coordinamento della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, avvalorano la costante presenza, da qualche anno, di due aspetti: il primo, il crescente impiego della tecnologia crittografica, vero e proprio ostacolo allo sviluppo delle indagini per il contrasto al traffico di stupefacenti; il secondo, la contiguità in ambito portuale, che agevola le movimentazioni di container nei quali è occultato lo stupefacente.
Riguardo al primo aspetto, le organizzazioni criminali si avvalgono dei recenti sviluppi della tecnologia telefonica e di ambienti informatici sempre più complessi, per i quali il narcotraffico costituisce un terreno privilegiato di azione. Le comunicazioni con cui vengono perfezionati gli accordi illeciti corrono oggi su sistemi di criptofonia e sulle piattaforme cyber, che rendono più difficile il contrasto da parte delle Forze di polizia.
In questo ambito il traffico di sostanze stupefacenti acquisisce i caratteri di una “minaccia ibrida” e renderà necessario, in prospettiva, un upgrade degli strumenti a disposizione delle Forze di polizia.
Con riguardo al secondo aspetto, la capacità di controllo degli scali, un’affinata analisi di rischio per l’individuazione dei container “contaminati” e il monitoraggio delle piattaforme informatizzate per la movimentazione all’interno degli hub sono tutti fattori che si apprestano a diventare la “linea rossa” lungo la quale si svilupperà, negli scali nazionali e ancor più nei grandi porti europei, l’azione repressiva al narcotraffico. Le indagini mostrano che la “contaminazione” dei container è la modalità preferita per le tratte oceaniche, evidenziando come le reti criminali sfruttino le vulnerabilità dell’ambiente portuale, caratterizzato da grandi volumi di container movimentati, dei quali solo una ridotta percentuale viene sottoposta a controllo, e dall’aumento dei livelli di automazione, con crescente digitalizzazione delle procedure di movimentazione dei carichi. Sempre nel 2023, il traffico di sostanze stupefacenti ha costituito uno dei principali reati-fine per tutte le organizzazioni criminali coinvolte, comprese quelle italiane. In questo scenario si è rafforzato il ruolo egemone della 'Ndrangheta, che ha rappresentato nuovamente l’organizzazione mafiosa italiana più insidiosa e pervasiva, nonché uno dei più potenti e pericolosi sodalizi criminali al mondo, contraddistinto da una pronunciata tendenza all’espansione su scala nazionale e internazionale. Grazie alla presenza di propri esponenti e broker operativi nei luoghi di produzione e nelle aree di stoccaggio temporaneo delle droghe situate in Europa, è l’organizzazione criminale più influente nel traffico della cocaina proveniente dal Sud America. La disponibilità di ingenti capitali di provenienza illecita e una spiccata capacità di gestione dei diversi segmenti e snodi del traffico le hanno permesso, nel tempo, di consolidare un ruolo rilevante nel narcotraffico internazionale, al quale altre reti criminali fanno riferimento per l’approvvigionamento della cocaina da destinare ai mercati di consumo.  


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Cosa Nostra non spara ma fa affari d’oro nel traffico degli stupefacenti

Per quanto riguarda l’organizzazione mafiosa cosa nostra, le indagini hanno attestato una sua persistente vitalità, un reiterato interesse per il traffico di stupefacenti, una notevole capacità di adattamento ai mutamenti di contesto e un approccio pragmatico al redditizio business del traffico di droga, che genera enormi introiti a fronte di minori rischi rispetto ad altri reati tipicamente mafiosi che di norma richiedono un elevato controllo del territorio, come ad esempio le estorsioni. È stata proprio l’efficace azione di contrasto svolta dalle Forze di polizia contro il fenomeno estorsivo ad aver spinto le principali famiglie mafiose a recuperare il traffico delle sostanze stupefacenti quale voce fondamentale del bilancio criminale, sebbene in posizione di subalternità rispetto alle organizzazioni di tipo mafioso calabresi e campane sia per l’approvvigionamento dai Paesi produttori sia per l’importazione e la distribuzione sul territorio nazionale.
Le indagini più recenti lasciano ipotizzare, tuttavia, l’avvio di una nuova fase dell’impegno di cosa nostra nel narcotraffico, caratterizzata dall’individuazione di canali di rifornimento da gestire autonomamente attraverso una propria struttura logistica, in modo da eliminare il ricorso alla partnership.  


Camorra e cosche Calabresi si spartiscono gli affari con il narcotraffico da Sud America, Africa, penisola Araba fino in Belgio e Olanda

Anche la camorra ha proseguito la sua attività di importazione di stupefacenti, soprattutto hashish e cocaina, sfruttando per un verso le proprie proiezioni operative in Spagna e nei Paesi del Sud America, in Africa e nella penisola arabica, per l’altro verso la stretta collaborazione con le cosche calabresi. Dalle indagini più recenti emergono accordi e alleanze intrecciate con i trafficanti sia sudamericani che olandesi di origine marocchina attivi nei porti di Rotterdam (Olanda) e Anversa (Belgio). La “fluidità criminale” è sicuramente un elemento caratterizzante delle organizzazioni di camorra, un universo di clan e di gruppi spesso in conflitto tra loro per la gestione delle attività illecite sul territorio, dove si contendono le piazze di spaccio.
La coesistenza nella stessa regione di gruppi criminali diversi per storia, struttura e scelte operative dà spesso vita a imprevedibili, quanto fragili, alleanze per il controllo delle aree di influenza. Ne conseguono equilibri precari, che vedono le leadership di alcuni clan in conflitto quasi perenne tra loro per l’acquisizione della totale egemonia sul territorio. Tale configurazione influisce anche sulle attività criminali legate alla droga. Le piazze si avvalgono del contributo di decine di affiliati, uomini e donne, tra capi piazza, pusher, pali, vedette, tra i quali giovani e giovanissimi, organizzati con turni regolari che assicurano la vendita di ogni tipo di stupefacente per 24 ore al giorno, procurando ai clan fatturati milionari. Si tratta di un modello criminale di forte penetrazione nel tessuto sociale di riferimento, che assicura ricambio di manovalanza e fidelizzazione anche solo tramite condotte emulative. 
In questo contesto anche la pubblicizzazione di alcuni cantanti neomelodici e trap, con l’apprezzamento dei contenuti delle canzoni tramite messaggi inviati da esponenti, anche giovanissimi, dei clan è un sistema per ostentare l’agiatezza e le ricchezze che ruotano intorno al mondo dello spaccio di stupefacenti, senza escludere l’ulteriore funzione promozionale e divulgativa finalizzata al reclutamento di nuove leve e al procacciamento di nuovi clienti per le piazze di spaccio. 
Le organizzazioni criminali pugliesi restano distinte sulla base delle zone geografiche in cui operano: la “mafia foggiana”, nelle diverse espressioni della “società foggiana”, della “mafia garganica” e della “malavita cerignolana”; la “criminalità barese”, predominante nel capoluogo di regione, e la “sacra corona unita”, tuttora radicata nel Salento. Insieme hanno continuato a rappresentare un multiforme, eterogeneo e difficilmente classificabile universo criminale, caratterizzato anche dall’assenza di leadership. Tutti questi fattori sono alla base della struttura frammentaria e mutevole delle consorterie pugliesi, incentrata sulla presenza di fazioni, e della loro composizione prevalentemente familiare. Al loro interno spicca la posizione sempre di maggiore spessore ricoperta dalle figure femminili, quasi sovraordinate rispetto agli altri consociati. Questa configurazione ha inciso anche sulla conduzione dei traffici e dello spaccio da parte dei clan pugliesi, con ruoli talora autonomi e talora “di servizio” nei confronti di gruppi criminali di diversa estrazione territoriale, anche mafiosi. E spesso con non rare, violente frizioni per il controllo delle piazze.  
Nel 2023, le strutture criminali di matrice etnica hanno continuato a sviluppare una loro autonomia operativa acquisendo capacità logistiche e relazionali idonee a gestire l’intera filiera dell’attività illecita, dal momento dell’acquisto della droga presso i grandi “cartelli” nei luoghi di produzione o di stoccaggio fino alla distribuzione al dettaglio. Tra le più agguerrite organizzazioni criminali straniere del narcotraffico attive sul territorio italiano e in tutta l’area del continente europeo troviamo le formazioni nigeriane che, riproducendo il modus operandi degli omologhi gruppi presenti in patria, sono risultate la componente più strutturata, ramificata e pervasiva.  


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La mafia Albanese un posto nella tavola rotonda tra i potenti: narcotraffico internazionale e networking criminale

I sodalizi albanesi, strutturalmente organizzati in piccoli gruppi con una matrice familiare, sul modello di quanto avviene nei loro luoghi d’origine, hanno conquistato posizioni di tutto rispetto e di crescente insidiosità. Le risultanze investigative confermano il ruolo emergente delle organizzazioni albanesi, presenti in gran parte del territorio italiano e ormai tra i sodalizi di matrice straniera più attivi e pienamente affermati sullo scenario del narcotraffico nazionale e internazionale, con una vera e propria consacrazione all’interno del network criminale di settore. Che i narcotrafficanti albanesi stiano rapidamente scalando le classifiche delle più agguerrite e potenti organizzazioni dedite al traffico della droga lo dimostra anche il numero elevato di affiliati di tale nazionalità segnalati in Italia all’Autorità giudiziaria nel 2023: 171 per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e 1.432 per il reato di spaccio, ossia il 16,44% di tutti i denunciati stranieri (pari a 9.758 unità).
La contiguità geografica tra l’Italia e l’Albania ha facilitato lo sviluppo di canali diretti fra gruppi criminali pugliesi e albanesi, specialmente nell’approvvigionamento, nel deposito e nella commercializzazione di marijuana. Oggi le organizzazioni albanesi operano sul territorio italiano in piccoli gruppi, in alcuni casi multietnici, che si occupano prevalentemente dello spaccio della droga oppure, in altri contesti, agiscono con modalità speculari a quelle delle strutture di tipo mafioso, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della disponibilità di ingenti risorse da impiegare nel traffico. Tali compagini rappresentano interlocutori particolarmente affidabili per il network criminale che ruota intorno al business della droga, soprattutto per la loro capacità di movimentare ingenti quantità di cocaina ed eroina.
Per la cocaina curano ogni fase della catena di approvvigionamento e distributiva: l’acquisto delle partite sui luoghi di produzione, il prelievo dello stupefacente nei porti olandesi e belgi, il trasporto a destinazione in mezzi appositamente modificati, fino alla successiva fase di spaccio sul territorio italiano. Avendo sviluppato relazioni dirette per la provvista nelle regioni di produzione, sono sempre più spesso in affari, nella veste di attendibili intermediari, con le mafie calabrese, campana e siciliana o con altri gruppi criminali. Per l’eroina, invece, le compagini di matrice albanese continuano a gestire con assoluta padronanza l’ultimo segmento della rotta balcanica, quello che dalla Turchia trasferisce l’eroina afghana verso le aree di consumo nazionali ed europee.


Mafia Nigeriana tra i legami associativi settari, magico-religioso e i flussi di droga dei “bodypacker”

Criminalità nigeriana: Le consorterie criminali nigeriane sono contraddistinte da una forte aggregazione etnica, nonché da legami associativi di tipo magico-religioso con connotazioni di settarismo, alimentati dal credo comune e rafforzati da un potere intimidatorio e da un comportamento omertoso su tutto ciò che riguarda le loro attività. I principali gruppi attivi in Italia, presenti soprattutto in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Campania e Sicilia, sono: la “S.E.C. – The Supreme Eiye Confraternity”, la “Black Axe Confraternity”, i “Maphite” e i “Viking”, formazione più recente composta da associati più giovani e aggressivi. Tali consorterie si distinguono per l’ampia diffusione sul territorio di “cellule” che realizzano, di fatto, un esteso network. La rete criminale è organizzata con strutture locali relativamente autonome, collegate alla sede centrale in madrepatria, ed è caratterizzata da una spiccata proiezione internazionale, alla ricerca di intese criminali finalizzate all’organizzazione di affari illeciti.  
L’operatività di tali gruppi, pur estendendosi a diversi traffici illeciti, è ormai consolidata nel finanziamento e nella gestione del narcotraffico internazionale. Le formazioni nigeriane sono tra i sodalizi più attivi nel trasporto delle droghe, con l’utilizzo di ovulatori o bodypacker che, sebbene possano trasferire partite di modesta entità, impiegati in “batterie” riescono a garantire comunque un approvvigionamento costante di stupefacenti. Per quanto riguarda l’infiltrazione nel nostro Paese, la criminalità nigeriana, consapevole della forza delle associazioni mafiose italiane, ha dimostrato una sviluppata capacità di adattamento, che la porta ad organizzare in proprio le attività illecite prestando la massima attenzione a non intaccare la supremazia territoriale delle organizzazioni criminali autoctone. I gruppi di culto e le confraternite criminali nigeriane operano, quindi, sul territorio che li ospita in maniera autonoma e indipendente, quali snodi di una rete verticale, espressione di una struttura gerarchizzata. Segnatamente, le consorterie criminali nigeriane utilizzano le congregazioni etniche come copertura per attività illegali, servendosi, alle volte, degli spazi dei c.d. "African Shop" come punto di incontro. 
Le aggregazioni delinquenziali sudamericane, dal marcato profilo gangsteristico e composte da giovani e giovanissimi, hanno fatto registrare accesi contrasti interni per il controllo dei territori di spaccio nelle più importanti città metropolitane della Penisola, mutuando il modello tipico delle bande criminali salvadoregne. I sodalizi cinesi continuano, invece, a mostrare una significativa presenza nei settori della logistica, dei trasporti e della vendita al dettaglio di stupefacenti all’interno delle proprie comunità. Con riferimento alle organizzazioni nordafricane, invece, queste continuano a essere principalmente attive nel traffico e nello spaccio della cannabis e dei suoi derivati. 


In conclusione

L’Italia si conferma tra i principali paesi europei e nel mondo dedito al commercio di traffici illeciti. Organizzazioni strutturate, specializzate e storiche radicate nel territorio, capaci però di un’evoluzione criminale digitale che li interconnette con le altre organizzazioni internazionali. Ciò gli consente di sfuggire facilmente al serrato controllo delle forze militari e di polizia, che sebbene cercano di arginare il dilagare dei fenomeni criminali, non sono aggiornati in termini di mezzi e tecnologie nuove, utili alla prevenzione e al contrasto, come spesso è stato dichiarato da molti magistrati. Da nord a sud della penisola le mafie presentano secondo la relazione della DCSA un rapporto di interconnessione e convivenza tra di loro, anche se talvolta ci sono scontri.

Immagine di copertina realizzata con supporto IA

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