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Attirate in una trappola, le giovani vittime non hanno avuto scampo: l’omicidio sarebbe stato trasmesso in diretta streaming

Dopo che, nei giorni scorsi, l’Argentina è stata scossa dalla brutalità con cui tre giovani ragazze sono state uccise, i riflettori si sono riaccesi su quello che appare a tutti gli effetti come un caso legato alla ferocia dei narcos. Brenda del Castillo e Morena Verdi, entrambe ventenni, e la quindicenne Lara Gutiérrez, dopo essere state invitate a una festa, hanno perso la vita. La festa, infatti, non era altro che una trappola tesa da una banda di narcotrafficanti. Così le tre giovanissime, convinte di recarsi a un appuntamento, sono salite a bordo di un’auto che avrebbe dovuto condurle sul posto, ma da cui non hanno mai più fatto ritorno.

Dopo poche ore i loro telefoni risultavano spenti e, non avendo più notizie, le famiglie hanno denunciato la scomparsa. Per giorni le ricerche non hanno prodotto risultati, finché il segnale di uno dei cellulari non ha indirizzato la polizia verso una casa a Florencio Varela, nella periferia sud di Buenos Aires. E’ lì che gli agenti hanno fatto il macabro ritrovamento: i corpi delle tre ragazze, sepolti in giardino, smembrati e con evidenti segni di tortura.

Dalle indagini è emerso fin da subito che il delitto sarebbe stato premeditato e curato in ogni dettaglio. Gli assassini avrebbero infatti alterato le targhe del veicolo usato per il sequestro, nel tentativo di depistare gli inquirenti, e ripulito le stanze dell’abitazione con candeggina per cancellare ogni traccia utile alla polizia.


arg ragazze ucc narcos int

Al momento quattro giovani - due uomini e due donne - sono stati arrestati per la morte delle tre ragazze, ma l’attenzione degli investigatori si è presto concentrata su un’altra figura: il presunto boss del narcotraffico noto come “Little J” o “Julito”. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato lui a ordinare il sequestro e l’esecuzione delle vittime, quasi certamente come ritorsione per un presunto furto di denaro o di droga.

Il quadro che ne è emerso è agghiacciante. Le torture sarebbero state inflitte mentre le giovani erano ancora vive e, secondo alcune fonti, trasmesse persino in diretta su un profilo social privato, come messaggio destinato a chiunque pensasse di tradire la banda. Lara Gutiérrez avrebbe subito diverse mutilazioni, mentre  Morena Verdi Brenda del Castillo sono morte a causa di gravi traumi cranici e ferite letali.

Un caso di tale violenza da provocare un forte turbamento nell’opinione pubblica argentina. Migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese sotto la bandiera del movimento “Ni Una Menos”, nato nel 2015 per denunciare i femminicidi. Intanto, la caccia al boss “Little J”, 23 anni, continua. Le autorità lo descrivono come ‘assetato di sangue’, ma ammettono di non avere al momento prove concrete sul suo ruolo. Nel frattempo, un quinto sospettato è stato arrestato in Bolivia. Come per altre vicende legate ai narcos, anche questo caso si estende ben oltre i confini nazionali.
   

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