Uno è al 41 bis, l’altro già condannato per una rapina milionaria
Dopo otto anni di indagini, sono stati individuati e arrestati due uomini ritenuti responsabili del duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, freddati in pieno giorno, nel giugno del 2017, lungo una strada trafficata e davanti a ignari cittadini. L’agguato, avvenuto ad Apricena, in provincia di Foggia, si è consumato attraverso un lungo inseguimento spietato, a colpi di arma da fuoco, poi conclusosi con la brutale esecuzione dei due uomini. Del resto, le immagini diffuse dalla Polizia, in parte censurate, parlano da sole.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie alle testimonianze di numerosi collaboratori di giustizia, i cui racconti - ha fatto sapere “Il Corriere del Mezzogiorno” - sono stati come da prassi verificati e incrociati con prove tecniche, in particolare i filmati delle telecamere di sorveglianza. Quelle immagini, già nelle prime fasi dell’inchiesta, furono sottoposte ad analisi scientifiche per confrontare le caratteristiche fisiche dei killer con quelle dei sospettati, arrivando così a risultati ritenuti compatibili. In questo modo, una lunga serie di riscontri ha permesso alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari di ottenere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per due figure di spicco della criminalità organizzata garganica. Si tratta di Francesco Scirpoli di Mattinata e Pietro La Torre di Manfredonia, entrambi già da tempo detenuti per altri reati. Secondo l’accusa, i due avrebbero agito per favorire il clan Lombardi/La Torre/Ricucci, in alleanza con la batteria Moretti/Pellegrino della Società foggiana. L’omicidio si inserisce infatti nello scontro con la fazione rivale dei Di Summa/Ferrelli, che all’epoca puntava a conquistare il controllo delle attività criminali ad Apricena e nei dintorni, soprattutto per il traffico di droga. Scirpoli sta scontando una condanna per una rapina a un portavalori vicino Milano e risulta imputato in un maxi-processo per associazione mafiosa e altri reati. La Torre, invece, è sottoposto al regime di carcere duro ed è considerato uno dei vertici del clan, legato da vincoli familiari al boss Pasquale Ricucci, assassinato nel 2019 nel pieno della guerra con i rivali Li Bergolis.
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