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“Chiedo scusa alla famiglia Borsellino e alla Signora Agnese”. E' con una lettera aperta diramata attraverso il proprio legale, l'avvocato Fabrizio Biondo, l'ex presidente della Corte d'appello di Palermo, che Gioacchino Natoli ha voluto chiedere scusa alla famiglia Borsellino e alla loro madre, Agnese Piraino Leto, per quanto detto nella conversazione con i propri familiari, come emerso dalla trasmissione di Massimo Giletti "Lo stato delle cose" del 22 settembre scorso che ha fatto sentire i dialoghi intercettati dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta di Caltanissetta che riguarda l’ex magistrato.
Una vicenda dolorosa per la famiglia Borsellino, al punto che il figlio del giudice Paolo, Manfredi, aveva scritto anche lui una lettera ai suoi figli.
"Cari Merope, Paolo e Fiammetta – aveva scritto Manfredi Borsellino - a distanza di anni emerge che un altro ex collega del vostro nonno, seppure nel corso di una conversazione privata, avrebbe definito vostro padre e le sue sorelle 'tutti senza neuroni', insulti ed epiteti piu' o meno analoghi a quelli - come ricorderete - che ci aveva rivolto un'altra autorevole ex giudice, oggi condannata e detenuta per avere reiteratamente tradito quello Stato per cui vostro nonno aveva sacrificato la vita. Questa volta pero' - continua la lettera - sarebbe stata financo insultata e vilipesa la vostra cara nonna Agnese, fatta passare nel corso di questa conversazione per 'deficiente' e per una donna a cui 'nessuno nel mondo e nella vita avrebbe mai dato retta', tanto che sarebbe stato 'indifferente sapere se era viva o morta'. Parole terribili per le quali potrei dirvi anche questa volta 'non ragionate di loro ma guardate e passate', ma uno di voi tre ieri sera, seguendo il programma tv che si è occupato della incresciosa vicenda, mi ha confidato di essere rimasto abbastanza scioccato per aver conosciuto personalmente quell'ex collega del nonno e per averne sentito parlare come una persona che gli era vicino, per cui ritrovandosi a sentire quelle parole che gli sarebbero state attribuite gli veniva da pensare allora 'quante altre persone siano come lui...'. "A questo punto - conclude Manfredi Borsellino - sento il dovere di dirvi oggi di continuare a camminare sempre a testa alta, perche' forse vostro padre e le vostre zie per questi personaggi 'avranno pochi neuroni', ma siamo stati fortunati per avere avuto figli come voi e genitori - per dirla in gergo calcistico come sapete caro a papà - di 'un'altra categoria'".
Così Natoli ha voluto prendere carta e penna: “Giletti ha ritenuto doveroso dare conto di una intercettazione, avvenuta dentro casa mia, nella quale, parlando con mia moglie e sua figlia, ho pronunciato parole di cui mi dispiaccio profondamente nei confronti dei figli e della vedova del compianto Paolo Borsellino”. 
“Non prendo qui posizione sulla barbara divulgazione di frasi pronunciate nel contesto piu' privato che esista - prosegue Natoli - siccome, pero', quelle parole sono ormai pubbliche e hanno provocato comprensibile, immenso dolore in chi di dolore ne ha gia' provato troppo, voglio chiedere pubblicamente scusa ai familiari di Paolo Borsellino, che non meritavano certo quest'ulteriore supplizio”. Poi la contestualizzazione proprio con l'indagine nissena su di lui: “Vorrei solo evidenziare che quelle parole sono state pronunciate a distanza di qualche giorno da quando ho saputo di essere indagato per l'infamante ipotesi di favoreggiamento aggravato alla mafia: notizia letteralmente sconvolgente che mi ha prodotto tale e tanta disperazione e rabbia da farmi perdere, nell'immediatezza e nei tumultuosi mesi successivi, lucidità e senno. Disperazione perché, a quasi ottant'anni, tutto avrei pensato, dopo una vita trascorsa a combattere la mafia, fuorché di poter essere indagato per averla addirittura favorita”. Natoli parla anche di “rabbia, perché l'inchiesta è stata preceduta da un violentissimo attacco nei miei confronti da parte dell'avvocato Fabio Trizzino, che nessuno dei figli del dottor Borsellino (che ho visto crescere e ai quali, in particolare a Manfredi, sono sempre stato vicino) ha invitato, quanto meno, a maggiori cautele verbali. In questo alterato stato emotivo, sconvolto da disperazione e rabbia, mi sono scappate - tra le mura di casa mia - parole che, in un momento di lucidità, non avrei mai detto, semplicemente perché non le penso né le ho mai pensate. E mi scuso soprattutto per aver tirato in ballo, d'impeto, anche la Signora Agnese, che con garbo, decoro e sobrietà ha sempre custodito la memoria del marito, tramandandone i valori”. 

Foto © Paolo Bassani  

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