Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Damante e Lopreiato (M5S): “Chiunque al posto di Santanchè si sarebbe dimesso, ma lei e la dignità non si incontrano mai”

 La vicenda, ormai nota, che riguarda la ministra del Turismo Daniela Santanchè, accusata di aver chiesto e ottenuto dall’Inps, durante l’emergenza Covid, circa 126mila euro di cassa integrazione, nonostante i suoi dipendenti non fossero fermi ma lavorassero in smart working, sembra essere entrata in una fase politica piuttosto scontata. 

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Santanchè, portando il caso verso il processo. Peccato che, prima che il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano possa pronunciarsi, la maggioranza che sostiene il governo abbia deciso di muoversi sul piano parlamentare. Alla Giunta per le immunità del Senato, che si occupa dei rapporti fra magistratura e politica, i partiti di centrodestra hanno approvato la proposta presentata dalla senatrice leghista Erika Stefani. In pratica, la proposta di Stefani punta a sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, accusando la Procura di Milano di aver usato, in modo considerato irregolare, alcune email e registrazioni prodotte da privati e riguardanti Santanchè. Secondo la tesi della Giunta, i magistrati avrebbero dovuto estrarre quelle prove e chiedere un’autorizzazione prima di utilizzarle. 

Ora, dopo un primo tentativo andato a vuoto la settimana scorsa, il voto della Giunta è passato a maggioranza; questo significa che il Senato, di fatto, cerca di proteggere la ministra, spostando l’attenzione su un presunto abuso da parte della magistratura. Per l’opposizione, che ha votato contro, la Giunta avrebbe dovuto attendere l’udienza del 21 ottobre, quando il giudice si pronuncerà sul rinvio a giudizio. 

Resta il fatto che le reazioni non si sono fatte attendere. Dal Movimento 5 Stelle - spiega “Il Fatto Quotidiano” - le senatrici Ketty Damante e Ada Lopreiato hanno accusato la maggioranza di voler correre per costruire uno “scudo” politico attorno a Santanchè. “La settimana scorsa avevamo registrato una fretta sospetta, come se alle orecchie dei colleghi del centrodestra fossero arrivate richieste affinché si procedesse di corsa per provare a scudare Santanchè nel procedimento per la truffa sui fondi Covid. È incredibile come il Parlamento debba continuamente occuparsi dei guai giudiziari della ministra Santanchè e di altri che devono chiedere protezione alla loro parte politica. Chiunque con un briciolo di dignità al posto di Daniela Santanchè si sarebbe dimesso, ma - hanno proseguito Damante e Lopreiato - sappiamo che lei e la dignità sono due rette parallele che non si incontrano mai. E chi non ha trovato quella stessa dignità è anche Giorgia Meloni, che non la invita a dimettersi”. 

ARTICOLI CORRELATI

I conti in ''Paradiso'' che non tornano: come la Wip Finance è finita nel caso Santanchè

Inps esce dal caso Santanchè: 'Risarcito con oltre 150mila euro'

Santanchè, in rebus sunt nomina: santa in che?

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos