Tornano in libertà 15 imputati accusati di far parte del clan di Afragola mentre il processo va avanti
Dopo che durante il processo contro il clan Moccia, il mese scorso, sono state disposte altre sei scarcerazioni per scadenza dei termini di custodia cautelare, che si sono sommate alle nove già avvenute ad agosto, portando così a quindici il numero complessivo degli imputati tornati liberi, il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la scarcerazione di tutti e quindici gli imputati su quarantatré complessivi, accusati di far parte del clan di Camorra. La decisione è arrivata dopo che i giudici hanno respinto il ricorso della Procura, accogliendo invece le argomentazioni degli avvocati difensori: i termini massimi di custodia cautelare sono ormai scaduti e non possono essere prorogati. Anche se le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi giorni, l’effetto immediato è che alcuni dei protagonisti principali, compresi nomi di peso della famiglia di Afragola, tornano liberi mentre il processo continua.
Si tratta di un procedimento che va avanti da oltre tre anni, segnato da rallentamenti e udienze rinviate. Durante quella del 16 settembre, per scongiurare l’ennesimo cambio del collegio giudicante, la settima sezione penale aveva imposto un calendario serratissimo, con quattro udienze a settimana, trentadue in due mesi. Una misura straordinaria che, se da un lato mirava a evitare ulteriori intoppi, dall’altro ha suscitato le proteste degli avvocati.
La vicenda giudiziaria è nata nel luglio 2022, con la prima udienza che si sarebbe dovuta celebrare davanti al tribunale di Aversa-Napoli Nord in ottobre, poi rinviata a dicembre. A fine 2022 il processo è approdato così alla settima sezione penale, dove da allora si sono tenute più di sessanta udienze. Solo per ascoltare un ufficiale di polizia giudiziaria ne sono servite oltre venti. Così, il tempo trascorso ha finito per pesare più di tutto. La difesa ha infatti fatto leva sulla durata della custodia cautelare, sottolineando i tre anni passati dietro le sbarre senza una sentenza di primo grado. Secondo la sesta sezione penale, competente nel periodo estivo, il termine massimo previsto dalla legge era già scaduto il 25 luglio scorso.
La Procura ha reagito impugnando la decisione davanti al Riesame, ma anche questo tentativo è fallito. Ora resta solo l’eventuale ricorso in Cassazione.
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