Il falso su Marinoni non regge: meno pressione sul versante che riguarda Sala, ma per i giudici il sistema corruttivo resta
Il Tribunale del Riesame di Milano ha revocato i domiciliari per l’ex assessore comunale Giancarlo Tancredi, per l’ex presidente della Commissione per il Paesaggio Giuseppe Marinoni e per il manager di J+S Federico Pella, ma ha confermato per tutti e tre l’interdizione dalla professione per un anno. Nelle motivazioni, i giudici hanno descritto il sistema come “collaudato”, un “meccanismo orchestrato e sofisticato”, in cui l’allora assessore avrebbe favorito operatori privati “prescelti”, diventando snodo del “perfezionamento del patto corruttivo” tra pubblico e affari.
Il fulcro tecnico e politico del meccanismo sarebbe stato il rapporto con Marinoni: a capo di un organo che dovrebbe esprimere pareri indipendenti sui progetti edilizi, ma che avrebbe invece intrattenuto rapporti d’affari con il manager Pella e ottenuto dal Comune il patrocinio gratuito per uno “studio” urbanistico che, secondo l’accusa, mascherava un piano di speculazione edilizia. Questo intreccio, viziato da conflitto d’interessi, sarebbe stato “facilitato” da Tancredi, che - sempre secondo i giudici - avrebbe utilizzato l’influenza di Marinoni per orientare la Commissione per il Paesaggio a favore degli interventi segnalati e dai progettisti cui riservava “particolare attenzione”. In sostanza, Marinoni e Tancredi diventavano la porta d’accesso a un canale privilegiato con la politica cittadina.
A sua difesa, Tancredi ha sempre sostenuto di aver perseguito l’interesse pubblico, accelerando pratiche per evitare ritardi o contenziosi; il Riesame però non gli ha creduto e ha interpretato i suoi interventi come finalizzati più a evitare danni politici e mediatici che non a tutelare la collettività. A sostegno di questa lettura il Riesame cita un messaggio all’imprenditore Manfredi Catella, anche lui finito agli arresti e poi scarcerato, in cui l’assessore si preoccupa del rischio di essere attaccato per i prezzi di uno studentato (tra 900 e 1000 euro al mese). È da queste chat che i giudici hanno ricavato l’idea di un assessore concentrato più sulla propria immagine e carriera che sull’interesse pubblico.
Per quanto riguarda le accuse, c’è però un elemento che si alleggerisce e riguarda Marinoni. Per lui cade infatti il concorso in falso relativo alla sua riconferma a presidente della Commissione nonostante il conflitto d’interessi. Un dettaglio certamente non marginale, anche perché la contestazione toccava pure il sindaco di Milano, Beppe Sala.
Una settimana prima lo stesso Riesame, in gran parte con gli stessi giudici, aveva annullato le misure per il costruttore Andrea Bezziccheri e l’architetto Alessandro Scandurra, definendo “svilenti” le accuse di corruzione in quei casi. Qui, invece, la linea della procura regge, con gli indizi che sono stati ritenuti sufficienti per confermare l’interdizione e per riconoscere un meccanismo corruttivo “improprio” che, nelle motivazioni, non appare episodico né ingenuo. In sostanza, niente carcere ma un giudizio duro da parte dei giudici. Il quadro resta grave e il sistema è riconosciuto, con Tancredi che emerge come perno principale, mentre l’interesse pubblico viene letteralmente piegato a convenienze politiche e a rapporti con privati influenti.
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