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L’intervista di ANTIMAFIADuemila all’autore del libro “Stato - Mafia. La guerra dei trent’anni”

La parcellizzazione dei fatti impedisce al pubblico di avere una visione di insieme.
Ecco perché esistono i libri; ecco perché Stefano Baudino assieme a Heiner Koenig hanno scritto il libro “Stato - Mafia. La guerra dei trent’anni” (edito da Paper First), prefazione di Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia.
Ai microfoni di ANTIMAFIADuemila il giornalista ha spiegato che "in questo libro non cerchiamo di dare voce soltanto alla verità dei fatti. Noi cerchiamo di dare voce alle vittime di mafia e terrorismo che sono inascoltati. Ricordo che è stato creato su impulso di Salvatore Borsellino un coordinamento di familiari di vittime per cercare di mettere insieme i fili" di una strategia che ha visto la partecipazione della mafia e dello Stato.
"La tesi di fondo di questo libro è che per trent'anni il mainstream completamente soggiogato al potere politico ci ha nascosto determinate cose oppure ce le ha raccontate esattamente al contrario”. Le stragi del 1992-1994 non furono soltanto opera della mafia, la trattativa ci fu ed è stata certificata anche dall’ultima sentenza della cassazione.
La parola d’ordine, però, è sempre una: negare.
"Per convenienza politico mediatica questo argomento è stato scientemente abbandonato" perché una parte in causa di questa guerra è "la componente dei traditori".
È quasi "bambinesco dire che i nostri nemici sono i mafiosi": in "realtà c'è un'ampia zona grigia che diventa poi il teatro dell'assurdo".
Un teatrino in cui i nemici diventano i magistrati che hanno cercato la verità: grandi "pezzi del potere politico sono andati contro a Gian Carlo Caselli" per esempio "e a Nino Di Matteo, il simbolo del processo Trattativa Stato - Mafia".
E poi vediamo una commissione antimafia, a guida Chiara Colosimo, che porta avanti "il compito di deviare la verità dei fatti" sfruttando questi "buchi neri dell'informazione".
"La realtà va studiata" ha detto il giornalista parlando del processo trattativa, caso emblematico di disinformazione.
In pochissimi hanno raccontato la verità dei fatti e ad attaccare la procura di Palermo erano "esponenti bipartisan della politica" oltre che alcuni ex imputati come Mario Mori, il quale disse che si sta tenendo in forma perché vuole veder morire i suoi nemici.
L'informazione falsata, gli attacchi alla magistratura indipendente e la riscrittura della storia sono un lungo filo rosso che attraversa tutte queste vicende.
Unite ai puntini neri che costellano la linea temporale della nostra Repubblica forma un quadro in cui la sovranità del nostro Paese viene messa alla berlina da altri poteri, invisi ai principi su cui poggia la Costituzione.
"È molto più complesso far capire alle persone che questi sono temi talmente forti e pregnanti che se compresi bene spiegano la contro-storia italiana. E io penso che tutti gli italiani debbano essere interessati a questo", ha concluso Baudino. 

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