Il conduttore di Report alla festa del Fatto Quotidiano
“Il diritto di essere informati lo dovete difendere perché non dovete consentire a nessuno di rendervi infelici. Perché se vengono fatte delle decisioni, delle scelte nel buio, è una questione che incide sulla nostra qualità della vita, che ci anestetizza e questo non possiamo permettercelo”.
Così il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci durante il suo intervento alla festa del Fatto Quotidiano ha ripreso il tema della libertà di informazione e del diritto alla trasparenza, sottolineando i rischi di un progressivo oscuramento della verità.
"Ci stanno sfilando la memoria - ha detto - ci stanno sfilando la conoscenza. Questo non è solamente del governo attuale, questo è avvenuto negli ultimi decenni con una serie di provvedimenti".
Ranucci ha richiamato il pericolo di una legislazione fatta ad hoc per stroncare la figura del giornalista di inchiesta: "Penso alla legge che chiede oggi l'arresto per i giornalisti che divulgano informazioni illecitamente raccolte" oppure al "divieto di pubblicare i nomi degli arrestati all'interno dell'ordinanza di custodia cautelare e i rapporti che hanno con terzi".
Tutto questo si fa in nome della legalità e della presunzione di innocenza, principi sacrosanti certo, ma usati per nascondere la faccia di chi delinque, specialmente tra le file della politica.
Solo che a livello internazionale questo tipo di giornalismo viene premiato, come "i consorzi di giornalismo investigativo" che "hanno svolto delle inchieste importanti per la collettività, dietro questi acronimi si nascondono colleghi delle Monde, del New York Times, della BBC. Bene, noi avevamo realizzato delle inchieste come i Paradise File, i Panama Papers, che hanno denunciato la sottrazione di risorse pubbliche dalla collettività messe nei paradisi fiscali, che significa meno tasse pagate, meno sanità, meno welfare, meno strade sicure, che hanno consentito queste transazioni e quindi sono informazioni tecnicamente illecite. Ma mentre negli Stati Uniti il Consorzio Siger è stato premiato con il premio Pulitzer, qui rischierebbe oggi il carcere e già questo ci fa capire che siamo in una società, in un paese malato”.
Per non parlare delle inchieste riguardo la politica: quando Report ha calcolato che il 50 per cento dei politici arrestati per mafia negli ultimi anni militavano in Fratelli d’Italia, “siamo stati querelati dal partito, caso penso unico. Che ha affidato il conteggio a un soggetto esterno e ha replicato che in realtà erano solo il 20 per cento”.
Questa informazione evidentemente da fastidio al potere, per questo ci stanno trascinando "verso l'oblio di Stato”.
Foto © Paolo Bassani
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