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La Corte europea dei diritti dell'uomo e il Consiglio d’Europa denunciano condizioni degradanti e la violazione dei diritti fondamentali 

Una recente circolare del Ministero dell’Interno, pubblicata a fine maggio con effetto retroattivo, ha significativamente modificato le modalità di rimborso del Fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (Msna). Se fino ad oggi lo Stato rimborsava ai Comuni il 100% delle spese sostenute, ora il rimborso sarà limitato al 35%, erogato ogni tre mesi fino ad esaurimento fondi, una decisione che ha immediatamente creato sgomento tra i sindaci e le amministrazioni locali, che allarmati denunciano il possibile collasso del sistema di accoglienza. Nel 2025 sono già oltre 7.200 i minori stranieri arrivati via mare e secondo le stime entro fine anno supereranno gli 8.700 del 2024. L’accoglienza di questi ragazzi, spesso arrivati soli in Italia senza familiari, è da anni affidata in gran parte ai Comuni, che si avvalgono di cooperative e strutture specializzate.
 Il governo, nel 2023, aveva già introdotto un’eccezione che permette di ospitare i minori sopra i 16 anni in centri destinati agli adulti. Questi ultimi che, secondo i dati, rappresentano il 74% del totale, finiscono in strutture promiscue non adeguate, senza supporto legale, attività educative, o anche solo condizioni igieniche dignitose, il Garante per l’infanzia sostiene inoltre che in determinate strutture non siano garantite nemmeno l’acqua potabile e le cure mediche di base.
Diversi comuni denunciano di dover anticipare le spese per l’accoglienza attingendo ai propri bilanci, con cifre molto alte se si pensa agli oltre 10 milioni di euro che interessano Trieste e Napoli, 8,3 a Bergamo, 6 a Genova e via via anche città più piccole come Verona, L'Aquila e Novara. Solo i Comuni siciliani avanzano dallo Stato circa 60 milioni di euro per spese sostenute e mai rimborsate, a tal proposito l’ANCI, l’associazione dei Comuni italiani, e in particolare ANCI Sicilia, hanno chiesto con urgenza al governo di intervenire, rivedendo la decisione, impedendo che questa insostenibile situazione rischi di mandare in dissesto molte amministrazioni. Non solo i comuni ma anche le organizzazioni del terzo settore, gestori di gran parte delle strutture di accoglienza, segnalano una crisi sempre più grave. Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative, ha dichiarato: “Il sistema è arrivato al limite. Dopo anni di sforzi e risorse in calo, le cooperative non riescono più a garantire un’accoglienza dignitosa”.


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Non finisce qui, perché le critiche arrivano anche dalle istituzioni europee: la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha più volte condannato l’Italia per le condizioni in cui vengono ospitati i minori stranieri, definendole come “trattamenti degradanti”. Nel marzo 2024, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, vigilante sull’attuazione delle sentenze CEDU, ha espresso “profonda preoccupazione” per la mancanza di strutture adatte ai minori e ha criticato le deroghe che permettono di sistemare i sedicenni in centri per adulti, ricordando al governo italiano che neppure una crisi migratoria può giustificare la violazione dei diritti fondamentali dei minori.
Secondo il Report 2024 della Fondazione Migrantes, nel 2023 i posti disponibili per Msna nei centri di prima accoglienza erano appena 750, il 3% del totale, invece nei progetti SAI (sistema accoglienza e integrazione) gestiti dai Comuni erano presenti 6.150 posti, e infine nei CAS per minori (Centri di accoglienza straordinaria) poco meno di 1.800: nel complesso la disponibilità copriva solo il 37% dei 23.226 Msna presenti in Italia. Conseguentemente, associazioni come l’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), denunciano che la maggior parte dei minori viene ospitata in strutture non conformi alla legge.
Il drastico taglio ai fondi per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati rischia di compromettere seriamente i loro diritti, già spesso violati. Le amministrazioni locali vengono lasciate sole, con carichi economici sempre più pesanti e senza sufficienti risorse. Nonostante numerosi richiami e osservazioni da parte delle istituzioni europee, dal governo non arriva nessun segnale di cambiamento. 
In questo agghiacciante quadro descritto, che riguarda vite umane, sono sempre i più piccoli e vulnerabili a pagare il prezzo più alto.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica
   

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