Il leader del M5S accusa la premier: “Giorgia, le hai viste quelle immagini? Un briciolo di coscienza ti è rimasta?”
Non smette di essere attuale il caso del comandante libico Osama Almasri, già ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e che, nonostante ciò, lo scorso gennaio il governo italiano aveva deciso di rimpatriare in Libia, liberandolo addirittura con un volo di Stato. Nelle ultime ore la diffusione di un video pubblicato dalla testata araba Al-Masdar, in cui si vede un pestaggio violentissimo in pieno giorno, ha riacceso le polemiche contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Secondo il giornale, infatti, l’uomo trascinato via, picchiato brutalmente e lasciato a terra in una pozza di sangue sarebbe stato aggredito proprio da Almasri, accusato così di aver commesso l’ennesimo omicidio a mani nude. La diffusione delle immagini ha scatenato immediatamente una bufera mediatica e politica, con le opposizioni che accusano il governo di avere liberato consapevolmente un criminale pericoloso. Resta tuttavia incerta la datazione del filmato. La stessa milizia di Almasri ne ha confermato l’autenticità, ma ha sostenuto che si tratti di fatti risalenti al 2021 o al 2022 e che non si sarebbe trattato di un omicidio. Secondo questa versione, il generale avrebbe reagito a un’aggressione, disarmando un uomo che lo avrebbe minacciato con una pistola. A quanto pare, la lite sarebbe nata per una banale questione legata a un’auto parcheggiata male.
In Italia, intanto, il video ha riacceso la polemica politica. Le opposizioni sono tornate ad accusare Giorgia Meloni e il suo governo di aver ignorato il mandato della Corte penale internazionale, scegliendo di rimpatriare un uomo accusato di torture e omicidi.
“Meloni non può più esimersi dallo spiegare agli italiani per quale motivo il suo governo, con una scelta politica che lei stessa ha rivendicato, abbia volutamente ignorato il mandato di cattura della Cpi lo scorso gennaio”, ha dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein. Mentre il leader pentastellato Giuseppe Conte si è rivolto direttamente alla premier: “Giorgia, le hai viste quelle immagini? Un briciolo di coscienza ti è rimasta? Continui a non dirci quali sono le vere ragioni per cui avete rimpatriato un torturatore omicida”.
A commentare la vicenda è stato anche Lam Magok, il rifugiato sudanese che ha vissuto a lungo in Libia, dove è stato rinchiuso nelle prigioni di Mitiga, gestite dalle milizie della Rada, subendo sulla propria pelle le violenze di Almasri. Così, ai microfoni del quotidiano La Stampa, dopo aver visto quelle immagini e con non poca fatica dovuta ai traumi della sua prigionia, ha raccontato: “Per me è terribile, è come rivivere sempre lo stesso incubo. Io ho subito le violenze di Almasri in Libia, ne porto i segni sulla pelle. So benissimo di cosa è capace Osama. A volte si volta all’improvviso e picchia le persone a mani nude fino a ucciderle, proprio come si vede nel video. Altre volte usa il bastone, ma la sua violenza è implacabile. Ho ancora gli incubi di notte per quello che ho vissuto. Ogni volta che chiudo gli occhi rivedo tutto”.
Magok non ha mancato di sottolineare quanto grave sia stato l’errore dell’Italia nel rimpatriare Almasri in Libia, dove certamente ha ripreso a gestire i traffici illeciti e i centri di detenzione per migranti. “Almasri doveva rimanere in carcere e poi essere regolarmente processato alla Corte penale internazionale, come prevede la legge. Invece - ha aggiunto - l’Italia ha deciso di rimandarlo indietro, nel suo Paese, con un aereo di Stato e con tutti gli onori. E una volta tornato in Libia ha continuato a fare quello che faceva prima”. E ancora: “Da quello che sappiamo è tornato al potere a gestire i suoi traffici, compresi i centri di detenzione per migranti. Ce lo raccontano tante persone che sono passate per quelle carceri. Questo non è accettabile: è un torturatore di uomini, donne e bambini”. Dalle parole del rifugiato sudanese emerge un profondo senso di ingiustizia. Del resto, Magok ha testimoniato all’Aja perché credeva che la sua voce potesse servire a proteggere altre vittime. Peccato che, senza l’imputato presente, “il processo non potrà svolgersi”.
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