Domani, giorno di Ferragosto, vertice a Prato con il ministro dell’Interno
“Da tempo si registra la presenza sul nostro territorio della criminalità cinese. È nata su basi familiari, ma ha conosciuto un’evoluzione del tutto assimilabile a quella delle mafie nostrane. In questo senso va accolta con favore l’iniziativa del ministro dell’Interno di tenere il vertice proprio a Prato”. A dirlo ai microfoni di Repubblica è Filippo Spiezia, il procuratore di Firenze che guida la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) e che domani parteciperà a un vertice nazionale sulla sicurezza a Prato, convocato, appunto, dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Tema centrale del vertice è la crescente presenza della criminalità organizzata cinese nel distretto pratese, un fenomeno che, secondo il procuratore Spiezia, non è più un insieme di episodi isolati, ma una struttura ormai paragonabile alle mafie italiane per organizzazione e metodi.
Una presenza, quella della mafia cinese, che nell’ultimo anno ha visto un’ulteriore evoluzione, con numerosi episodi - almeno quindici - tra pestaggi e tentati omicidi. Ecco che, per affrontare in maniera adeguata quella che sembra essere una vera e propria emergenza, seppur in fase embrionale, il procuratore ha sottolineato la necessità di creare un coordinamento stretto non solo tra le forze di polizia - Ros, Dia, squadre mobili, Guardia di Finanza - ma anche tra le varie autorità giudiziarie, in modo da non perdere alcuna informazione utile alle indagini.
Così come ha più volte lanciato l’allarme il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, che fin dall’inizio ha parlato non solo di espansione del fenomeno, ma ha sottolineato altrettanto frequentemente come il sistema criminale rappresentato dalla mafia cinese sfrutti appieno l’economia legale per alimentare attività illecite: aziende “apri e chiudi” usate per evasione fiscale e IVA, trasferimenti di denaro attraverso banche clandestine e criptovalute, traffici di merci contraffatte, sfruttamento della prostituzione, rapine, possesso di armi, omicidi e attentati. Uno degli esempi più emblematici della violenza e della capacità di controllo economico di questi gruppi è la cosiddetta “guerra delle grucce”, un conflitto sanguinoso nato per il monopolio della produzione e della distribuzione delle grucce, indispensabili nel commercio dell’abbigliamento e legate a un giro d’affari che a Prato vale decine di milioni di euro l’anno.
Proprio riguardo a questo aspetto, il procuratore Spiezia ha spiegato: “Si tratta di una faida tra gruppi criminali imprenditoriali le cui origini risalgono nel tempo. Non dimentichiamo quanto già emerso dal procedimento China Truck, che - ha proseguito - nel gennaio 2018 portò a numerosi provvedimenti cautelari: oggi assistiamo a una riconfigurazione di quello scenario”. Resta il fatto che, negli ultimi tempi, i clan sembrano mantenere un profilo più basso, consapevoli che troppa violenza visibile può danneggiare i loro affari. Ma questo non deve assolutamente far sottovalutare il fenomeno. Sempre per questo motivo, il procuratore Spiezia ha ricordato come la realtà della mafia cinese non si limiti al territorio italiano, ma si estenda con ramificazioni importanti e ben consolidate anche a livello internazionale.
Altro punto importante riguarderebbe invece la capacità di stabilire connessioni con una parte della politica locale, con le organizzazioni cinesi che, in cambio di “favori”, offrono appoggi elettorali. Si tratta di un aspetto allarmante, già “oggetto di verifica anche in indagini recenti”. Allo stesso tempo, una parte consistente delle attività illecite si concentra sullo sfruttamento nei capannoni tessili e sulle società “apri e chiudi” che, intestate a prestanome, evadono il fisco sfruttando agevolazioni per le imprese. Qui il ruolo dei professionisti è cruciale. “Questi gruppi fanno un uso strumentale delle agevolazioni a favore delle imprese. Nella misura in cui queste aziende vengono intestate a prestanome e chiudono, chiaramente hanno degli illeciti vantaggi”.
Infine, Spiezia, che a metà settembre lascerà l’incarico per entrare in Eurojust, l’organismo europeo di cooperazione giudiziaria, si è soffermato sulle cosiddette “stazioni di polizia” cinesi, strutture ibride presenti anche a Prato, che ufficialmente nascono per fornire servizi amministrativi ai connazionali, ma che in realtà servono anche come strumenti di controllo interno alla comunità. “Si tratta di strutture inserite in network internazionali, che nascono per gestire servizi amministrativi come le procedure di rilascio dei documenti, e poi si trasformano in strumenti di controllo della comunità stessa. Non abbiamo elementi per ritenere che siano diretta emanazione dello Stato cinese, di certo - ha concluso - sono collegate a figure criminali che sono funzionali a interessi economici più ampi”.
Foto © Imagoeconomica
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