Il leader M5S: “Ho sempre criticato l’operato di Salvini. Meloni mi critica? Almeno io non ho rimpatriato torturatori”
Giorgia Meloni è tornata alla carica contro la magistratura. In un’intervista al Tg5, la premier ha detto che certe decisioni prese dai giudici su temi molto delicati, come l’immigrazione, non sarebbero affatto neutrali, ma frutto di un disegno politico studiato per ostacolare il suo governo. In pratica, dietro certi provvedimenti giudiziari ci sarebbe un tentativo, nemmeno troppo velato, di metterle i bastoni tra le ruote. “Io vedo un disegno politico intorno ad alcune decisioni della magistratura, particolarmente quelle che riguardano i temi dell’immigrazione, come se in qualche maniera si volesse frenare la nostra opera di contrasto all’immigrazione illegale. Ovviamente - ha proseguito la premier - a me non sfugge che la riforma della giustizia procede a passi spediti e ho messo in conto eventuali conseguenze”.
L’analisi della Presidente del Consiglio non è arrivata in un momento qualsiasi, ma subito dopo che il Tribunale dei ministri ha deciso di archiviare la sua posizione sul caso Almasri - generale libico accusato dalla CPI di torture, ma rimpatriato in Libia dall’attuale governo con un volo di Stato - chiedendo invece l’autorizzazione a procedere per tre ministri: Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano. Così, la premier, durante l’intervista al Tg5, si è detta sorpresa - in modo sarcastico - di essere stata archiviata, mentre i suoi ministri no. Per Meloni, i suoi ministri “hanno agito nel rispetto della legge, per tutelare la sicurezza degli italiani”. Poi rivendica di essere pienamente consapevole di tutto ciò che fa il suo governo: “Perché i miei ministri non governano a mia insaputa, e io - ha precisato - non sono Alice nel Paese delle Meraviglie, sono il capo del governo e non sono, diciamolo, neanche un Conte qualsiasi, che faceva finta di non sapere cosa facesse il suo ministro dell’Interno”.
Naturalmente, le opposizioni non stanno a guardare. Giuseppe Conte risponde per le rime con un video: dice che Meloni fa bene a non essere come lui, perché lui almeno non avrebbe mai rispedito un torturatore a casa, violando il diritto internazionale. E sulla vicenda di Salvini, il leader pentastellato ribatte: “Nella vicenda Open Arms io ho criticato pubblicamente Salvini con lettere formali, con post, in tutti i modi. Mi sono da subito e chiaramente distaccato dalla sua gestione, che non ho assolutamente condiviso. Quindi certo che mi sono distaccato dal ministro dell’Interno, lo rivendico: l’ho criticato allora e lo critico ancora oggi per quella gestione. Mi comporto diversamente da Giorgia Meloni? E certo – ha ribadito Conte - lei invece difende i suoi ministri, difende la ministra Santanchè, la tiene incollata alla poltrona nonostante le gravi accuse. Quando si tratta di sottrarsi alla legge, si proteggono l’un l’altro”. 
Giuseppe Conte
Nel frattempo, segno di quanto sia pesante l’aria che si respira a Palazzo Chigi, esplode un altro fronte di tensione tra il governo e la Procura di Roma. Dopo che il Tribunale dei ministri ha inviato alla Camera gli atti per chiedere l’autorizzazione a procedere contro i ministri, da Palazzo Chigi qualcuno ha fatto trapelare il sospetto che quei documenti siano stati trattenuti troppo a lungo in Procura. Come se i magistrati avessero cercato di rallentare le cose. Ma il procuratore capo, Francesco Lo Voi, non ci sta e - come ha fatto sapere l’ANSA - replica con toni piccati, spiegando che gli atti sono arrivati in Procura il 4 agosto e sono stati mandati alla Camera il giorno dopo. Ventiquattro ore. Non proprio una tempistica da sabotaggio, insomma. “C'è qualcuno - ha sottolineato Lo Voi - che va dicendo che ho inviato in ritardo gli atti del Tribunale dei ministri sul caso Almasri alla Camera, sostenendo che li avrei ricevuti l'1 agosto. A parte il fatto che gli atti andavano letti, rimessi in ordine, corredati da alcuni provvedimenti necessari per eseguire le decisioni del Tribunale dei ministri e interamente fotocopiati, il tempo impiegato è stato minimo, e cioè dal 4 agosto, giorno di arrivo degli atti in Procura, al 5 agosto, giorno di arrivo degli atti alla Camera. Se 24 ore vi sembrano troppe...”. E aggiunge: “Chi lo ha detto che gli atti sono pervenuti in Procura l'1 agosto? Ci sono informazioni riservate che non conosco?”.
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