Un'esplosione che squarciò al notte di quel 4 agosto 1974: domenica, ora 1.23m, una bomba esplose sul treno Roma-Monaco 'Italicus' con 342 persone a bordo - nel tratto di transito a San Benedetto Val di Sambro, sull'Appennino bolognese - causando 12 morti e 48 feriti.
L'attentato fu rivendicato da Ordine Nero, ma non ebbe responsabili.
Tra le vittime, di età fra 14 e 70 anni, tre turisti stranieri, tre componenti di una famiglia - marito, moglie e figlio adolescente - e il 25enne forlivese Silver Sirotti, medaglia d'oro al valore civile, capotreno che non doveva nemmeno essere in servizio quella notte.
A bordo, riferì trent’anni dopo Maria Fida Moro, era salito anche il padre Aldo, all’epoca ministro degli Esteri, per raggiungere la famiglia in Trentino, ma prima che il treno partisse da Roma Tiburtina fu fatto scendere “per firmare carte importanti”.
L'iter giudiziario fu, per essere gentili, carnevalesco.
Una prima inchiesta venne indirizzata verso l'estremismo di destra e il 1 luglio 1980 vennero rinviati a giudizio, quali esecutori materiali della strage, Mario Tuti, Luciano Franci e Piero Malentacchi sulla base delle dichiarazioni rese da un teste, Aurelio Fianchini.
Al dibattimento Tuti si dichiarò innocente insieme a tutti gli altri imputati mentre Malentacchi smentì di far parte di un’organizzazione di estrema destra.
In primo grado del 20 luglio 1983 li mandò assolti per insufficienza di prove, affermando però che il gruppo Fronte Nazionale Rivoluzionario era già attivo nel 1974, che ne facevano sicuramente parte Tuti e Franci e che l’organizzazione aveva i piani e i mezzi per fare un attentato come quello dell’Italicus.
Ne seguì l'appello: il 18 settembre 1986 la Corte di Bologna confermò l'assoluzione per Piero Malentacchi ma rigettò le assoluzioni e comminò due ergastoli per Mario Tuti e Luciano Franci, inquadrando l’attentato all’interno del contesto storico, concludendo che l’attentato dell’Italicus era stato opera di un’organizzazione di estrema destra, verosimilmente di area ordinovista, legata ad ambienti golpisti quali la Loggia massonica P2. Ma si sa che in quegli anni in cassazione era attivo l'ammazza sentenze Corrado Carnevale: il 16 dicembre 1987, la prima sezione da lui presieduta, annullò le condanne ordinando un parziale rinvio del processo dichiarando che quelle della Corte di Appello di Bologna erano solo ipotesi, che il quadro storico e l’area di appartenenza degli attentatori era certa, ma non così la responsabilità penale dei singoli imputati.
Il secondo giudizio di appello, il 4 aprile 1991, mandò tutti assolti per non aver commesso il fatto, perché il Fronte nazionale rivoluzionario, pur riconoscendolo coinvolto, non aveva tra i propri membri solo Tuti e Franci, non potendo però dimostrare la loro partecipazione alla strage.
Questa ulteriore sentenza divenne irrevocabile il 22 marzo del 1992.
Il secondo processo
Un ulteriore procedimento si aprì con le nuove inchieste sulla P2, sulla scoperta di Gladio, e sulle nuove informazioni emerse dalle indagini nei processi sulle bombe e gli attentati dell'estrema destra lungo tutta la strategia della tensione.
Ne seguono alcuni rinvii a giudizio: tra gli altri, del colonnello Federigo Mannucci Benincasa, capo del centro di controspionaggio di Firenze dal 1971 al 1991, e di Massimo Carminati, membro di spicco della Banda della Magliana, molto legato a Giusva Fioravanti e ai NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari.
Entrambi vennero condannati in primo grado del 2000, per poi andare entrambi assolti in Appello (sentenza del 21 dicembre 2001) e in Cassazione (sentenza del 30 gennaio 2003).
Dal 2003, quindi, sappiamo che si tratta di bombe neofasciste ma ancora nessuna condanna.
Ma la vicenda della strage del 2 agosto alla stazione di Bologna approdata quest'anno (anche grazie ai processi di digitalizzazione di vari documenti storici) a nuove sentenze definitive che hanno scolpito ancora la matrice fascista e fatto luce suoi mandati, ha fatto riprendere la fiducia al fratello di Silver, Franco Sirotti, per andare a fondo su verità e giustizia per la strage dell'Italicus.
Franco Sirotti: "Puntiamo alla riapertura delle indagini"
Tra i morti di quel 4 agosto 1974 ve era anche il 25enne forlivese Silver Sirotti, medaglia d’oro al valore civile.
Sirotti, capotreno di Forlì, era alla soglia dei 25 anni e, allo scoppio della bomba, prese un estintore per cercare di salvare i passeggeri ancora intrappolati. Ci riuscì, ma fu poi sopraffatto dal fuoco.
“È una strage dimenticata, per la giustizia italiana non ci sono colpevoli – ha detto il fratello Franco a Repubblica Bologna – Siamo fermi alla Cassazione, dove i neofascisti furono assolti. Ci è mancato anche il non avere un’associazione delle vittime, e in questo Paese solo con l’impegno dei familiari si tengono i fari accesi. Sono in contatto con un pool di avvocati, non sarà facile ma puntiamo alla riapertura delle indagini”.
Il 9 maggio a Palazzo Madama in occasione della Giornata in memoria delle vittime del terrorismo, alla presenza di Mattarella, Franco Sirotti ha lanciato un appello, chiedendo di togliere il segreto di Stato su tutte le stragi.
Certamente un punto fondamentale per ricostruire ciò che avvenne è contenuto nella relazione conclusiva della Commissione Anselmi (1984) in cui è scritto tutto quel che serve per comprendere: “La Loggia P2 è gravemente coinvolta nella strage dell’ltalicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”.
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