“Ho tirato il più possibile”: chat e parcelle svelano l’intesa tra l’architetto Scandurra e il costruttore Bezziccheri
Si va via via delineando il quadro generale che, dal punto di vista giudiziario, sta ricostruendo il presunto sistema di speculazione edilizia che avrebbe interessato il Comune di Milano. Corruzione, falso, induzione indebita e false dichiarazioni legate a nomine pubbliche sono alcuni dei reati ipotizzati nell’inchiesta che ha travolto il capoluogo lombardo, con un impatto sulla città a dir poco eclatante: oltre 150 cantieri sospesi, che coinvolgono ben 1.600 appartamenti e più di 4.500 famiglie colpite dal blocco delle costruzioni. Insomma, il presunto intreccio tra interessi privati e autoreferenzialità istituzionale nel settore urbanistico sta già mostrando i suoi effetti più concreti.
Numerose le persone indagate. Come già riportato da ANTIMAFIADuemila, tra i nomi più rilevanti figurano quelli di Andrea Bezziccheri (patron di Bluestone), per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere; Giancarlo Tancredi, ex assessore alla Rigenerazione urbana, accusato di aver favorito iter autorizzativi per progetti legati a privati - in particolare operazioni come CityLife e Porta Romana - e ora ai domiciliari; Manfredi Catella, fondatore e CEO di Coima, figura di spicco dell’immobiliare milanese; Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione Paesaggio; e Alessandro Scandurra, vice presidente della stessa Commissione.
Per gli inquirenti, alcuni membri della Commissione non si sarebbero limitati a esprimere giudizi tecnici, ma sarebbero stati “a libro paga” dei costruttori, ricevendo denaro sotto forma di incarichi professionali e parcelle gonfiate. In cambio, avrebbero agevolato diversi progetti immobiliari, anche quando non rispettavano le norme. Un vero e proprio sistema che i magistrati definiscono un “patto scellerato”: un accordo stabile e rodato fra costruttori, architetti, imprenditori e politici locali, finalizzato a piegare le regole urbanistiche agli interessi privati. Il meccanismo, a detta degli inquirenti, era semplice: chi voleva costruire un grattacielo o un palazzo poteva ottenere pareri favorevoli dalla Commissione in cambio di consulenze fittizie o pagamenti mascherati. Si parla di cifre elevate: centinaia di migliaia di euro in pochi mesi, giustificate come parcelle professionali anche quando il lavoro svolto era minimo.
L’esempio Scandurra: “Ho tirato il più possibile”
Un caso emblematico del sistema milanese pare essere quello dell’architetto Alessandro Scandurra, incaricato di valutare i progetti dei privati. In un messaggio inviato al costruttore Andrea Bezziccheri, scrive: “Ho tirato il più possibile”. “Bravo”, ha replicato l’imprenditore. I due discutono di un intervento ribattezzato “East Town”. Scandurra, assente quando la Commissione approva il progetto, contatta però un collega appositamente “istruito” e presente alla seduta: “Si sa qualcosa di un mio progetto che passava oggi in via Sbodio?”. La risposta è secca: “Passato indenne”.
La valutazione del giudice - ha fatto sapere Repubblica - è altrettanto netta: in cambio di incarichi professionali - tra cui due parcelle vicine al milione e mezzo di euro - “Scandurra era a completa disposizione di Bezziccheri”.
La “missiva di fuoco” di Catella sul Pirellino
Altro esempio di questo collaudato sistema è il progetto del “Pirellino” di Milano, su cui l’imprenditore immobiliare Manfredi Catella, a capo di Coima, aveva puntato molto. Dopo due bocciature iniziali, il 22 giugno 2023 arriva finalmente il via libera al restyling, ma non nelle condizioni auspicabili per Catella. Così, il 13 luglio 2023, su carta intestata della sua società, scrive una lettera durissima indirizzata al sindaco di Milano Beppe Sala, all’assessore Tancredi, al direttore generale Malangone e ai dirigenti dell’Urbanistica, compresi i tecnici. La invia il 17 luglio. Il gip Mattia Fiorentini la definisce “una missiva di fuoco”: una lettera fitta di contestazioni al modus operandi della Commissione per il Paesaggio e alla presunta arbitrarietà delle sue decisioni. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era ottenere un via libera definitivo e senza condizioni, che arriverà poi il 5 ottobre.
Le preoccupazioni del presidente del Tribunale
A margine della vicenda, il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, intervistato da Repubblica, si è detto “preoccupato” sia come magistrato sia come cittadino per un’inchiesta che sta scuotendo il capoluogo lombardo. “Da presidente del Tribunale - ha spiegato - dico che se ci sono fatti di malaffare e corruzione devono essere accertati e repressi. Da magistrato, e da cittadino, sono preoccupato”. Roia ha inoltre evidenziato una questione sociale: Milano rischia di marginalizzare ulteriormente il ceto medio e, più in generale, chi ha meno possibilità economiche. “Serve più inclusione per chi sta ai margini, uno sforzo in più, un modello nuovo di città che abbia la capacità di includere”. E ancora: “Da milanese, è chiaro che il dibattito mi fa un pò soffrire. E poi sono preoccupato perché oggi ci sono due categorie di cittadini: da un lato chi ha pagato molti soldi e usato i propri risparmi per cercare di avere una casa; dall’altro, coloro che fanno esposti perché si sentono lesi dal fatto che davanti casa, al posto di un palazzo di due piani, ne hanno adesso uno di venti e ritengono che le loro condizioni abitative siano peggiorate”.
Il magistrato avanza anche una proposta: “Un tavolo, un luogo d’incontro di cui dovrebbe farsi promotore il Comune, per qualcosa che non possiamo tecnicamente chiamare ‘giustizia riparativa’ ma che potrebbe avvicinare esigenze contrapposte. Dovrebbero partecipare i cittadini e i costruttori, cercando soluzioni comuni. Per i palazzi ancora da costruire si potrebbe prevedere la regolarizzazione dei cantieri; per le torri già realizzate, pensare al dissequestro a determinate condizioni. A chi ha fatto esposti si dovrebbe spiegare che sono meglio ristori economici che confische, che rischierebbero di creare degrado anche in zone nevralgiche della città. Così come bisogna risarcire chi ha investito”. E ha concluso: “Un tavolo di proposta, ascolto e mediazione potrebbe avere ricadute anche sul piano processuale. Ricordo inoltre che per un’impresa coinvolta è stata chiesta la liquidazione giudiziale: c’è anche un problema di tutela dell’occupazione”.
Foto © Imagoeconomica
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