Il procuratore di Napoli: “Alcuni pubblici amministratori spesso stanno gomito a gomito con la mafia o con certa politica”
Chiaro e diretto come sempre il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, che sabato sera, a Perugia, nella storica sala dei Notari, ha parlato di mafia, di business mafiosi, riciclaggio e molto altro. “La mafia non è scomparsa, anzi si è evoluta”, ha esordito Gratteri. “Anche l’Umbria, Perugia compresa, non è immune alla presenza delle mafie. Qui, decenni fa, la ’Ndrangheta è venuta per vendere cocaina”. Poi si è rivolto direttamente al pubblico imprenditoriale: “Quando arriva una persona con tanti soldi contanti, e per ingordigia si cede l’attività imprenditoriale, in realtà non si sta concludendo un affare dal punto di vista commerciale - ha sottolineato Gratteri - si sta favorendo le mafie. Voi imprenditori sapete perfettamente che quando arrivano uomini di Camorra, ‘Ndrangheta o Cosa nostra per comprare, sapendo di farlo, state favorendo le mafie. Se amate la vostra regione - ha proseguito - non sottovalutate certi fenomeni apparentemente innocui oppure neutri, perché non lo sono”. È così che, da certe collaborazioni tra compagini mafiose e imprenditoriali, nascono lavori in subappalto con operai che lavorano in nero, sottopagati e sfruttati. Magari, “faranno anche uno smaltimento dei rifiuti irregolare, che forse finirà in Campania, dove oggi, in provincia di Caserta, in ogni casa ci sono almeno una o due persone che sono morte per via di un tumore”. Lo stesso vale anche per chi fa uso di droghe. “Ogni volta che si compra una dose di cocaina, oltre a farsi del male - precisa il magistrato - si finisce con l’ingrassare le mafie”.
Durante l’incontro perugino, che si è svolto grazie al “Movimento delle Agende Rosse” e all’associazione “Casa di Paolo”, non è mancata una considerazione sulla riforma della giustizia firmata prima da Marta Cartabia, poi dal ministro Carlo Nordio. Due riforme che, complessivamente, hanno indebolito in maniera sostanziale la capacità dello Stato di contrastare, in primis, la criminalità organizzata. Del resto, Gratteri ha sempre spiegato quali erano i rischi, come quelli, ad esempio, dovuti al limite imposto alle intercettazioni, ma anche quello imposto alle condizioni per cui è possibile arrestare preventivamente un indagato: circostanze che non finiscono col rafforzare i diritti dell’imputato, ma che finiscono, invece, col favorire chi dispone di mezzi e risorse per inquinare le prove o minacciare possibili testimoni. “Tutte le riforme fatte negli ultimi due anni sono servite solo a renderci più difficile la possibilità di poter acquisire le prove per arrivare a una sentenza. Una sola legge è utile, ed è quella che consente di poter indagare gli hacker. Questo - ha puntualizzato Gratteri - ci dà la possibilità di intercettare un hacker, di poterlo arrestare e farlo diventare, se lo desidera, un collaboratore di giustizia. In Calabria, la ‘Ndrangheta, ad esempio, si è rivolta ad alcuni hacker tedeschi e romeni, per estrarre bitcoin, fare transazioni finanziarie molto sofisticate oppure operare nel dark web: un grande supermercato dove è possibile trovare e acquistare tutto ciò che è illecito”. In ogni caso, le riforme in questione hanno un impatto inevitabilmente dannoso sul tessuto sociale. E anche sul piano giudiziario i loro effetti si fanno sentire, arrivando a compromettere persino i processi per mafia. C’è poi il tema, sempre attuale, della corruzione: uno dei mali più profondi e radicati del nostro Paese. Un fenomeno che nel tempo si è consolidato fino a modificare il modus operandi delle mafie, che oggi, a differenza del passato, tendono a preferire le relazioni, le alleanze e, in alcuni casi, le protezioni istituzionali, piuttosto che ricorrere alla violenza e alle sparatorie. “Personalmente penso che la corruzione sia un reato molto importante - ha precisato Gratteri - perché certi pubblici amministratori o incaricati di pubblico servizio, spesso, stanno gomito a gomito con certa politica o con certa mafia”.
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