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Ovidio Guzmán López confessa in aula nell’Illinois: pagherà 80 milioni di dollari come parte dell’accordo con gli USA 

Era stato arrestato in Messico a gennaio 2023, poi estradato negli Stati Uniti a settembre dello stesso anno Ovidio Guzmán López (in foto), figlio del noto narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán, leader del cartello di Sinaloa. Pochi giorni fa, il figlio di “El Chapo” ha ammesso le proprie responsabilità davanti a una corte federale degli Stati Uniti. L’11 luglio scorso, Ovidio, anche soprannominato “il re del fentanyl”, è stato condotto presso il tribunale del distretto settentrionale dell’Illinois, dove si è dichiarato colpevole di reati gravi legati al traffico internazionale di droga, alla partecipazione di un'organizzazione criminale transnazionale, al riciclaggio di denaro e al possesso di armi da fuoco collegate a tali attività. Durante l’udienza, Ovidio - anche noto come “El Ratón” - ha confermato la sua posizione di leadership nel cartello di Sinaloa e di essere responsabile del traffico di droga verso gli Stati Uniti, incluso il fentanyl, che proprio in America ha provocato una vera emergenza sanitaria.

Apparso davanti al giudice Sharon Johnson Coleman con la classica tuta arancione da detenuto, incatenato ai piedi e visibilmente provato, Ovidio ha dichiarato di trovarsi in una condizione molto precaria, caratterizzata da una forte depressione, e per questo di essere sotto trattamento farmacologico. Una situazione che non ha comportato alcun tipo di vantaggio: il giudice ha infatti confermato che la sua capacità di intendere e di volere era integra, inclusa quella che lo ha portato a dichiararsi colpevole.

Come parte dell’accordo con le autorità statunitensi, Guzmán López ha accettato di pagare 80 milioni di dollari e di collaborare con i procuratori federali. Questo potrebbe evitargli l’ergastolo, a patto che rispetti tutte le condizioni del patteggiamento. La sua collaborazione dovrà avvenire, sostanzialmente, su tre fronti ben distinti: fornire informazioni, offrire assistenza attiva alle indagini e testimoniare contro altri membri del cartello. Come avviene in altri casi simili, è stato previsto l’inserimento di Ovidio Guzmán all’interno del programma di protezione dei testimoni, che potrà essere attivato solo dopo aver scontato la pena o aver raggiunto un’intesa definitiva con la giustizia statunitense. La sentenza finale, infatti, non è stata ancora emessa. Si dovrà attendere altri sei mesi: tempo necessario affinché gli inquirenti possano valutare l’effettiva collaborazione dell’imputato. In ogni caso, questo passo rappresenta una svolta significativa: è la prima volta che un figlio di “El Chapo” si dichiara colpevole negli Stati Uniti, aprendo la strada a possibili sviluppi rilevanti nelle indagini sul cartello di Sinaloa.

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