Nel carcere La Dogaia di Prato sono stati identificati i primi cinque indagati per i disordini avvenuti nelle scorse settimane. Si tratta di un cittadino italiano, due marocchini e due libanesi, tutti di età compresa tra i 25 e i 40 anni. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i cinque avrebbero avuto un ruolo attivo nella rivolta scoppiata il 4 giugno all’interno della struttura. Nei loro confronti è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, con accuse che comprendono resistenza, minacce, lesioni e danneggiamento.
Le indagini hanno ricostruito che i detenuti avrebbero minacciato il personale di polizia penitenziaria e impugnato spranghe di ferro, una bomboletta a gas, una bottiglia di grappa artigianale, forbici e cacciaviti. In quello che si è configurato come un vero e proprio atto di sfida, avrebbero dichiarato: "Stasera vogliamo fare la guerra", rifiutandosi di rientrare nelle celle. Durante i momenti di tensione, alcuni agenti sono rimasti feriti e diverse celle sono state devastate. Intanto, resta aperta l’indagine su una seconda rivolta, avvenuta il 5 luglio nel reparto di media sicurezza.
La Procura di Prato, coordinata dal procuratore Luca Tescaroli, è al lavoro per individuare tutti i responsabili. Secondo le prime ipotesi investigative, circa dieci detenuti avrebbero partecipato al nuovo episodio di violenza, barriccandosi all’interno della sezione e utilizzando letti, pali, pentole e persino fornellini da cucina per ostacolare le forze dell’ordine. La situazione ha richiesto l’intervento della polizia penitenziaria in assetto antisommossa.
La Dogaia è da tempo sotto osservazione da parte della magistratura. Diverse inchieste stanno cercando di far luce su presunte irregolarità interne: traffici illeciti di telefoni e droga, episodi di corruzione che coinvolgerebbero alcuni agenti, e persino casi di evasione. Una situazione allarmante che evidenzia un clima di forte tensione e un sistema penitenziario sempre più in difficoltà.
Foto © Imagoeconomica
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