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Presentato a Palermo il nuovo libro della Relatrice Speciale dell'ONU per il Territorio Palestinese occupato

"Il genocidio non si è fermato perché c'è gente che ne sta approfittando, compagnie che ne stanno approfittando, c'è gente che si fa i soldi su quello che sta succedendo ai palestinesi, ma vi dirò di più". A parlare è Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per il Territorio Palestinese occupato, lo scorso venerdì 27 giugno a Palermo, durante la presentazione del suo ultimo libro - "Quando il mondo dorme" (ed. Rizzoli).Non ha usato mezzi termini nel suo j'accuse - l'ennesimo - contro il genocidio in corso in Palestina. Una voce coraggiosa che ancora una volta ha rotto il silenzio, raccontando ciò che molti non vogliono dire e sentire: compagnie, industrie, interessi privati si arricchiscono sulla sofferenza di un popolo intero. 


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"Non è solo occupazione. È un’economia della distruzione: sfollamento, segregazione, sorveglianza, costruzione di muri, armi, controllo", ha aggiunto. E in tutto questo aumentano le pressioni, le delegittimazioni, le minacce contro di lei e la sua famiglia: “Per la prima volta ho paura. Ma continuerò a parlare”, ha aggiunto.
L’incontro con Francesca Albanese a Villa Trabia, a Palermo - organizzato dalla Comunità palestinese di Palermo - l'associazione Voci nel Silenzio - in collaborazione con Our VoiceANTIMAFIADuemilaAmnesty InternationalARCIAssopace Palestina e Mediterranea Saving Humans - non è stato semplicemente un evento culturale. È stato un atto politico. Un momento di rottura e di resistenza. Un segnale chiaro che c’è ancora chi sceglie di stare dalla parte della verità, anche quando costa caro. Anche quando espone.


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Davanti a un genocidio in corso – con oltre venti mesi di sterminio sistematico nella Striscia di Gaza, con ospedali rasi al suolo, giornalisti assassinati, bambini mutilati, intere famiglie cancellate – il silenzio è complicità. Lo ha detto con forza Jamil El Sadi a nome della Comunità palestinese di Palermo: "Parlare di Palestina significa rompere lo schema. Rompere la propaganda, il compromesso, il profitto, il calcolo. Significa scegliere da che parte stare, perché non c’è neutralità possibile davanti a un genocidio".
È in questo contesto che si inserisce la testimonianza di Francesca Albanese, la cui presenza è stata accolta da oltre 500 persone che hanno gremito il giardino di fronte a Villa Trabia. “Nel libro c’è la mia vita, la mia esperienza da giurista e il lavoro come relatrice speciale delle Nazioni Unite. È un libro che sembra una scatoletta con ago e filo”, ha detto. Un’opera che non è solo un saggio, ma uno strumento, un invito all’azione, una testimonianza che non accetta più che si possa “non sapere”.  


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Nel corso della sua analisi, Albanese ha denunciato in modo netto Tel Aviv: “Israele sta scrivendo una delle pagine più oscure del genocidio. È una categoria giuridica universale: il crimine è quello, e i fatti parlano chiaro”. Ha spiegato inoltre come ogni genocidio segua dinamiche precursori riconoscibili, e che il cuore di tutto è la disumanizzazione: “Quando si riduce l’altro a una categoria scomoda, colpibile e, ancor prima, incolpabile, lo si percepisce come una minaccia alla sicurezza. L’individuo viene spogliato della sua identità”.
Francesca Albanese ha anche messo in luce la responsabilità dell’Occidente e dell’Italia, troppo spesso accomodati in una postura ambigua e ipocrita: “La posizione italiana riflette una postura incerta e scorretta dell’Occidente nei confronti della Palestina”. 


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Ha anche rivelato i risultati di un rapporto appena concluso per le Nazioni Unite - che sarà reso pubblico prossimamente -, denunciando come l’occupazione sia sostenuta da un’enorme rete di interessi privati: “Israele non avrebbe potuto mantenere l’occupazione senza il sostegno del settore privato: industria militare, multinazionali, big tech, intelligenza artificiale, imprese di costruzioni e trasporti. Tutti hanno contribuito allo sfruttamento e allo sfollamento dei palestinesi”.
A Villa Trabia, la Palestina non è stata trattata come un tema da convegno, ma come una realtà viva, fatta di corpi, di memorie, di lotta, di futuro. È stato un momento di verità, ma anche di coraggio collettivo, perché come ha detto Albanese: “Voglio continuare finché non finirà il genocidio, e poi assicurarmi che sia l’ultimo crimine che Israele commette contro i palestinesi”. 


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Chi era presente ha sentito chiaramente il peso e il valore delle parole. Ha compreso che questo evento non è stato uno dei tanti. È stato fondamentale. Uno di quegli spazi che oggi servono come l’aria: per rompere il silenzio, per costruire consapevolezza, per difendere chi denuncia, per non diventare complici.
E oggi, più che mai, “parlare di Palestina non è solo un diritto: è un dovere morale”.

La redazione di ANTIMAFIADuemila esprime solidarietà a Francesca Albanese per gli innumerevoli attacchi e le minacce ricevute. 


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Foto © Paolo Bassani

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