Intervista con l'autore
Lo scorso 24 maggio ha trovato la luce il quinto romanzo di Domenico Rizzo, intitolato “Oltre la diga”. Il libro è disponibile in tutte le librerie e nei maggiori siti di vendita online (Amazon, Feltrinelli, etc...).
Per chi volesse maggiori informazioni sul romanzo e sulle future presentazioni dello stesso, è attiva la pagina omonima (Oltre la diga) su Facebook, raggiungibile al seguente link
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La prefazione del manoscritto è stata affidata alla preziosa penna di Don Luigi Ciotti.
Vi proponiamo un’intervista con l’autore, Domenico Rizzo, seguita da un breve estratto del romanzo.
Di cosa parla questo nuovo romanzo?
E’ una storia ambientata in veneto negli anni 50/60, la cui trama ruota interamente intorno alla costruzione della diga del Vajont e ai tragici eventi del 9 ottobre 1963 che provocarono migliaia di morti a causa di una frana che, colassando nel lago artificiale del Vajont, generò un’onda d’acqua che in pochi secondi spazzò via paesi e città come Erto e Longarone.
I protagonisti del romanzo sono due fratelli che, caratterialmente molto diversi, hanno anche modi diversi di approcciarsi alla vita e agli eventi che la compongono, tra cui, nel caso specifico, la costruzione della diga e del bacino artificiale nella valle del Vajont
La vicenda del Vajont è trattata in maniera molto approfondita nel film di Renzo Martinelli “Vajont – la diga del disonore”. In cosa si distingue il tuo romanzo da questo famoso film?
Nel suo bellissimo film, Martinelli mette al centro della trama la diga e le persone realmente esistite che furono protagoniste della sua costruzione, lasciando poco spazio alle persone comuni che subirono impotenti gli eventi senza avere voce in capitolo, e tutto il film è una preparazione alle terribili sequenze finali che mostra l’onda d’acqua abbattersi sulla povera gente.
Nel mio romanzo, la diga non è l’epicentro della trama, ma è l’elemento che mette a nudo i caratteri e le vite dei personaggi, una sorta di cartina di tornasole dei protagonisti
Anche nel tuo libro però i personaggi da te creati interagiscono con persone realmente esistite.
Si, è così, è una scelta narrativa che ho introdotto nel mio precedente romanzo “Il giuramento dei cavalieri” e che in questo nuovo libro ho aumentato di frequenza e di intensità.
Come dico sempre, uno degli aspetti a cui tengo di più, quando scrivo un romanzo, è che la trama abbia una sua veridicità; inserire persone realmente esistite mi ha aiuta a raggiungere questo scopo, e inoltre contribuisce, a mio avviso, a rendere più suggestivi e più incisivi alcuni momenti della trama.
Tutti i tuoi romanzi precedenti avevano una tematica precisa, ovvero la presenza della mafia in Sicilia; come mai questa volta ti sei “trasferito” nel nord Italia?
La strage del Vajont è, a mio avviso, uno di quei tragici eventi di cui si parla sempre troppo poco, o, se vogliamo dirla tutta, di cui si parla una sola volta l’anno, il giorno dell’anniversario.
Io credo che le dinamiche che hanno portato a quel drammatico evento abbiano purtroppo alcune cose in comune, ad esempio, con le stragi di mafia; ovviamente non possiamo affermare che qualcuno provocò volontariamente l’onda anomala che provocò diverse migliaia di morti, ma possiamo asserire senza possibilità di smentita che alla base della strage ci furono i grandi interessi economici di una società (la SADE) composta principalmente da uomini senza scrupolo che, nonostante le evidenti avvisaglie di pericolo verificatisi negli anni, continuarono nel loro progetto fino alla fine in nome del Dio denaro, causando indirettamente la strage e provocando la morte di persone innocenti senza colpa.
Per come la vedo io, questo tipo di atteggiamento, volto alla ricerca del potere e della ricchezza a discapito di altri, non è lontano dal concetto di “mafia”.
Basando gli eventi del tuo romanzo su un fatto realmente accaduto e avendo tu inserito tra i protagonisti persone realmente esistite, che tipo di studio hai dovuto effettuare su questa vicenda avvenuta più di sessanta anni fa.
Ad essere onesto, la vicenda del Vajont calamita la mia attenzione da molti anni e quindi già ne avevo approfondito nel tempo molti aspetti tramite documenti o libri, come il bellissimo libro di Tina Merlin “Sulla pelle viva”.
Ovviamente, nel momento in cui ho deciso di scrivere questo libro, ho dovuto e voluto cercare, soprattutto in rete, anche altri elementi che arricchissero il mio bagaglio di conoscenza e mi aiutassero ad essere il più preciso possibili con la descrizione degli eventi reali narrati, con i periodi e le date degli stessi, e con i caratteri dei personaggi realmente esistiti che volevo inserire nella trama.
A impreziosire questo tuo manoscritto è presente la prefazione di Don Luigi Ciotti; come è nata questa collaborazione?
A febbraio del 2023, proprio nel periodo in cui avevo da poco terminato di scrivere la prima bozza di “Oltre la diga”, mi sono recato a San Donà di Piave per partecipare a un’incontro volto a commemorare l’anniversario della morte di Attilio Manca. Tra i relatori era presente anche Don Ciotti che, al momento del suo intervento, fece un bellissimo discorso, all’interno del quale paragonò le stragi di mafia alla strage del Vajont. Per me fu come un’illuminazione e, nei giorni a seguire, ho contattato una persona di “Libera” di mia conoscenza per chiederle se vi fosse la possibilità di chiedere a Don Ciotti se fosse disposto a leggere il mio libro e, visto l’argomento, nel caso gli fosse piaciuto, se avrebbe avuto piacere di scriverne la prefazione. 
Nei giorni a venire si innescò un meccanismo di telefonate e messaggi con persone gentilissime appartenenti a “Libera” alle quali illustravo il mio progetto e i miei propositi, e alla fine sono stato messo in contatto con la segreteria di Don Ciotti, composto da due ragazze gentilissime, che dopo avermi invitato a spedire una copia in pdf del romanzo, pochi giorni dopo mi hanno ricontattato per informarmi che Don Ciotti aveva accettato di scrivere la prefazione.
E’ inutile che aggiunga che per me è un onore e un privilegio avere, all’interno del mio libro, le parole di un grande uomo che stimo e ammiro da sempre.
Cosa ti aspetti da questo romanzo?
Io non sono uno scrittore famoso, non sono Camilleri o Dan Brown, ma, anche fosse solo una singola persona a leggere il lio libro, coltivo la speranza che i fatti reali che sono inseriti all’interno della trama possano magari stuzzicare questa persona a volerne sapere di più su questa immane tragedia di cui, come ho già detto, si parla raramente, o perlomeno troppo poco rispetto ad altre vicende analoghe su cui invece sono stati scritti centinaia di libri e realizzati decine di film o documentari, perchè non esistono stragi di serie A o di serie B, e il 9 ottobre 1963, nel Vajont, morirono quasi duemila persone, senza contare i dispersi, e queste persone meritano almeno un pensiero di affetto e di memoria.
Breve estratto del romanzo
Facendosi largo tra la folla, una donna anziana di bassa statura con un appariscente foulard colorato sui capelli e due piccoli occhiali sul naso, si diresse sotto il palco e indicando con l’indice della mano destra la persona al centro del palco, gli rivolse a voce alta la sua personale protesta.
Volete riempire d’acqua la valle? Ma che state dicendo? La valle del Vajont non è vostra! Quelli come me che ci abitano? Che fine faremo? Ci volete annegare?
Lo zio Tony, individuata in lontananza la sagoma della donna anziana sotto il palco, socchiuse gli occhi per fissarla meglio.
Zio Tony: Ma quella è la maesta Elena! Era la maestra della scuola elementare di Erto, ora in pensione... è un amica della famiglia della zia Katy... l’ho conosciuta a una cena un paio di anni fa... è una donna molto colta e intelligente... credo abbia circa ottanta anni...
L’ingegner Semenza, colto di sorpresa dalla domanda di quella piccola donna sotto il palco, sforzò un sorriso tirato nella sua direzione.
Semenza: No signora... assolutamente no... abbiamo pensato anche a questo... in collaborazione con gli uffici della regione stiamo studiando un piano di evaquazione della valle che garantisca a tutti quelli come lei un nuovo alloggio comodo e sicuro.
Maestra Elena: Evaquazione? Ma quale evaquazione? Io vivo in quella valle da quando sono nata! E prima di me ci vivevano i miei genitori...e prima ancora i miei nonni... quelle sono le nostre terre... le mie terre... chi siete voi per cacciarci?
Semenza: Capisco i suoi dubbi, signora... ma le chiedo di fare un sforzo e di comprendere che questo progetto è per un bene superiore... e che...
Maestra Elena: E mi dica anche una cosa... lei vorrebbe costruire una diga che si appoggia al monte Toc?
Semenza: Si, certo... l’idea è di...
Maestra Elena: E lei lo sa perchè si chiama “Toc”? Perchè in dialetto friulano significa “pezzetto”...
Semenza: Signora... io vorrei che lei...
Maestra Elena: Pezzetto... Toc... perchè non è una montagna solida... ma si basa su una serie di frane che nei secoli si sono appoggiate una sopra l’altra... e che ogni tanto danno vita a qualche scossa di terremoto che tutti qui abbiamo avvertito almeno una volta... e voi volete costruirci una diga? E poi volete bagnare le basi del Toc con chissà quanti litri d’acqua? Voi siete pazzi!
Alberico Biadene, un uomo dai capelli bianchi e due baffi dello stesso colore, si alzò da una delle sedie in legno presenti sul palco e, con uno scatto raggiunse l’ingegner Semenza che in quel momento appariva evidentemente imbarazzato.
Biadene: Signora, mi presento, sono Alberico Biadene, vicedirettore generale del servizio costruzioni idrauliche della Sade.... collaboro da mesi con l’ingegner Semenza a questa grande idea e ho il dovere di informarla che prima di presentare le carte del progetto a chi di dovere, abbiamo fatto svolgere le piu’ accurate analisi del territorio a un team di geologi specializzati, capitanati da un luminario della materia di nome Giorgio Dal Piaz... non abbiamo lasciato nulla al caso... e solo dopo aver ricevuto assicurazioni sulla omogeneità del territorio del Vajont da parte del dottor Dal Piaz, abbiamo presentato le carte...
Mentre i molti cittadini sotto il palco avevano cessato di mormorare ed ora apparivano come silenziosi spettatori di quella discussione, la maestra Elena alzò nuovamente la mano verso i due uomini al centro del palco.
Maestra Elena: Chi vive nella valle conosce il Toc e i suoi capricci... ma non lo teme... lo rispetta... voi volete sfidarlo... volete sfidare la natura per i vostri interessi... e rischiate di provocare danni irreparabili! Siete folli! Siete folli e avidi!
