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L’ex governatore: “Mi assumo la responsabilità di richiamare al voto gli elettori. Lascio una Regione in ordine”

Dopo 80 giorni agli arresti domiciliari, Giovanni Toti si è dimesso da Presidente della Regione Liguria. Ad annunciare il suo ritiro è stato l’assessore alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone. Toti è finito agli arresti domiciliari per corruzione il 7 maggio scorso, quando un vero e proprio terremoto giudiziario ha scosso la Liguria. La Procura di Genova ha posto sotto la sua lente di ingrandimento i presunti favori concessi dall’ex governatore a grandi finanziatori, come l'imprenditore portuale Aldo Spinelli, anch'egli finito agli arresti domiciliari. All’interno di una nota diffusa ieri mattina, si legge: “Mi assumo tutta la responsabilità di richiamare alle urne, anticipatamente, nei prossimi tre mesi, gli elettori del nostro territorio, che dovranno decidere per il proprio futuro. Fino ad oggi, il Presidente ad interim Alessandro Piana, la Giunta e la maggioranza tutta, che ringrazio di cuore, si sono assunti l’impegno di evitare il blocco dell’Ente, rispettando tutti gli impegni presi e portando avanti progetti e cantieri con senso di responsabilità, capacità e onore. Lo hanno fatto anche di fronte a un’opposizione che, lontana dall’attitudine istituzionale richiesta dal momento, ha saputo solo cavalcare la complessa situazione”. E ancora: “Oggi sento come necessario che i cittadini tornino ad esprimersi per ridare alla politica, al più presto, quella forza, quella autorevolezza e quello slancio indispensabili ad affrontare le moltissime sfide che la Regione ha di fronte per continuare nel percorso di modernizzazione e crescita economica. Lascio una Regione in ordine - ha proseguito l’ex governatore. Ho atteso fino ad oggi per rassegnare le mie dimissioni per consentire al Consiglio regionale di approvare l’assestamento di bilancio e il rendiconto, fondamentali per la gestione dell’ente”.


Il braccio di ferro con i magistrati

Toti ha sempre respinto le accuse di corruzione che gli sono state rivolte. Ciò nonostante, i magistrati hanno ritenuto necessario procedere con la misura cautelare degli arresti domiciliari perché ritenuto “ancora pericoloso”. Per i pm, infatti, l’ex governatore della Liguria, durante la sua carica pubblica, si sarebbe comportato “come il capo di un’azienda privata”. A metà luglio, la situazione giudiziaria di Toti si è fatta ancora più delicata. Una nuova accusa, infatti, vedrebbe l’ex governatore implicato in un presunto finanziamento illecito di circa cinquantamila euro per spot elettorali offerti dalla nota catena di supermercati Esselunga. Stefano Savi, avvocato di Toti, ha dichiarato che un processo immediato sarebbe utile per la difesa. “A noi l’immediato va benissimo. Non vogliamo farlo in costanza di misura cautelare. Ci fa anche comodo piuttosto che stare ancora due, tre anni sulla graticola”. Intanto, il Fatto Quotidiano ha reso noto che lunedì prossimo il legale di Toti presenterà una nuova istanza di revoca degli arresti domiciliari alla luce delle dimissioni. Se venisse accolta, il ricorso in Cassazione contro il rigetto da parte del Riesame decadrebbe automaticamente. “Toti non presenterà il ricorso sulla seconda misura, quella per finanziamento illecito per gli spot elettorali pagati da Esselunga. A questo punto, la procura può ancora chiedere il giudizio immediato, in attesa della decisione del giudice per l’udienza preliminare. A noi - ha spiegato Savi - interessa che si faccia il processo, ma ha bisogno di essere implementato. Le intercettazioni vanno contestualizzate, la vicenda del porto va contestualizzata, con tutti gli interessi della comunità che c’è intorno. La spinta non era solo nei confronti di Spinelli”.

Foto © Imagoeconomica

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