Criminalità nel Lazio, nuovi fatti svelano il vero volto, dopo una approfondita indagine della DIA, con la pubblicazione semestrale al Parlamento gennaio-giugno 2023, resa di dominio pubblico, una complessa scena emerge in cui molteplici attori e retroscena tessono la trama di una ragnatela malavitosa. Parlare di mafia o crimine a Roma forse è diventato meno preoccupante che a Palermo, non perché il caso sia meno grave, anzi risulta essere più aggrovigliato di quanto si pensi. Più realtà ed entità di stampo mafioso convergono e si contendono il vasto territorio. Da realtà nazionali a quelle internazionali negli affari più rilevanti ai più sporchi, viene spartito il lauto bottino che alimenta tutte le vie sociali. Numerosi gruppi e organizzazioni di natura autoctona sembrano affiancarsi, con le consolidate proiezioni delle matrici mafiose tradizionali quali ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa nostra, realizzando forme di coesistenza e di apparente non belligeranza che agevolano la gestione dei traffici illeciti e le conseguenti attività di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza delittuosa. L’alterazione dei normali equilibri di mercato e l’inquinamento del tessuto economico sono infatti stati ampiamente documentati nel corso delle articolate operazioni “Tritone” e “Propaggine”, che hanno prontamente arginato i tentativi di attuare una vera e propria colonizzazione progressiva di alcuni settori produttivi nell’area metropolitana della Capitale e nel basso Lazio.
Si conferma, al riguardo, la presenza di gruppi albanesi, cinesi e nigeriani che, come noto, si rivolgono principalmente al narcotraffico, non di rado in sinergia con altre organizzazioni. Le formazioni criminali di matrice albanese hanno acquisito una posizione di particolare rilievo, potendo sfruttare una fitta rete di affiliati a livello internazionale e la capacità di garantire la fornitura d’ingenti quantitativi di stupefacenti a prezzi decisamente competitivi rispetto ad altri canali di approvvigionamento.
Nel semestre di riferimento, a livello regionale, si riscontra una presenza piuttosto diffusa di gruppi delinquenziali a composizione italo-albanese, che risultano attivi in varie aree della Capitale (quali ad esempio il Tuscolano e Ponte Milvio, alcune zone dei Castelli Romani, Pomezia, Ostia e Acilia), nell’alto Lazio, e sui territori di Latina e Frosinone. La criminalità cinese continua a dedicarsi ad attività di contraffazione, alterazione e vendita di marchi e segni distintivi, vendita di prodotti contraffatti, riciclaggio, money transfer e, prevalentemente nei confronti di propri connazionali, sfruttamento della prostituzione, rapine ed estorsioni, mentre le attività di spaccio riguardano soprattutto le metanfetamine e droghe sintetiche, con una sorta di “esclusiva” per la distribuzione del cd. “Shaboo”.


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Criminalità nigeriana

La criminalità nigeriana risulta tendenzialmente incline a diversificare le attività illecite, dedicandosi al traffico di stupefacenti, estorsioni, sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e traffico di esseri umani. Anche in questo caso per aggirare i presidi di tracciabilità delle operazioni finanziarie e in particolare delle ampie rimesse di denaro verso la madrepatria, è frequente il ricorso ad un sistema finanziario basato essenzialmente su diverse modalità di compensazione fiduciaria degli importi, denominato “hawala”, che di fatto agevola anche altre tipologie di reati quali truffe informatiche, clonazioni di carte di credito e riciclaggio, non di rado realizzati in maniera ancora più sofisticata mediante il ricorso alle criptovalute. Le organizzazioni nigeriane più numerose, fondate su una matrice “cultista” ed esoterica quali la SEC (Supreme Eye Confraternity) e la BLACK AXE, possono anche avvalersi di un’espansione e ramificazione a livello internazionale, e pertanto presentano non poche similitudini con i rituali di affiliazione, il lessico la struttura, sempre più a carattere transfrontaliero, delle ‘ndrine calabresi. Anche nelle logiche di questi gruppi criminali rivestono infatti fondamentale importanza le condizioni di assoggettamento e di omertà diffusa, la netta contrapposizione al pentitismo e il sostegno ai detenuti. L’operazione “Free Bridge 3" del 13 aprile 2023, di cui si dirà nella parte dedicata alla provincia di Rieti, rappresenta un’ulteriore conferma degli interessi illeciti di matrice nigeriana, da tempo approdati al di fuori della Capitale, e in particolare sul territorio reatino.

Statistiche di crimini e illeciti in ambito dei pubblici servizi

Il Lazio continua ad essere infatti la seconda Regione d’Italia dopo la Lombardia per numero di segnalazioni di operazioni sospette, con 8.295 SOS nel periodo da gennaio a giugno 2023, la maggior parte delle quali, e precisamente 7.375, nella sola città di Roma . Le operazioni di riciclaggio rappresentano dunque lo strumento attraverso il quale i capitali illeciti si affiancano alle attività produttive sane alterando inevitabilmente l’assetto economico finanziario della società e sono abilmente orientate verso i contesti più remunerativi e vulnerabili, con particolare attenzione rivolta a sfruttare prontamente fasi di eventuale instabilità o variabili inattese del mercato di riferimento.

“Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere del 12 luglio 2023”

Le peculiarità del multiforme e articolato scenario criminale romano sono state efficacemente sottolineate dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Dott. Francesco Lo Voi, il quale nel corso dell’audizione del 12 luglio 2023 dinanzi alla “Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”, ha preliminarmente effettuato un quanto mai significativo parallelo fra le principali caratteristiche del panorama criminale palermitano e quello del “distretto della Procura di Roma, che coincide con l’intera regione laziale”, ravvisando una maggiore schematicità del primo rispetto alle intricate dinamiche riscontrabili nella Capitale: “la situazione palermitana, per chi gestiva la procura, era relativamente schematica. C’era Cosa nostra, un 80 per cento delle attività e delle carte che finivano sui nostri tavoli era relativo all’attività di Cosa nostra. Poi c’era un 20 per cento di altre attività criminali che a volte si collegavano con Cosa nostra e a volte restavano indipendenti”. Al contrario sul territorio laziale "abbiamo una serie di mafie, tanto che il dibattito si è articolato proprio sulle differenze tra le mafie autoctone, le mafie trasferitesi dai luoghi d’origine delle case madri, sulle mafie nazionali, sulle mafie straniere, sulle connessioni tra le une e le altre che vediamo quotidianamente, sulle forme di collaborazione. 


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Francesco Lo Voi © Imagoeconomica


Quindi abbiamo una serie di organizzazioni criminali di tipo mafioso alcune delle quali direttamente discendenti e a volte direttamente collegate con le case madri mafiose tradizionali (Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta) che operano sull’intero territorio regionale, in larga parte con gli stessi sistemi con cui operavano e continuano ad operare nei territori originari. A questi si aggiungono gruppi strutturati in modo simile a quelli mafiosi di altra natura, di altra origine”, facendo espresso riferimento a “una robusta presenza di criminalità organizzata di origine albanese che si interfaccia con frange anche significative di criminalità organizzata locale” e alla criminalità organizzata nigeriana che tende ad ampliare i propri interessi illeciti e “a differenza di altri settori del territorio nazionale, non si limita a muoversi attraverso i vari cult (Blake Axe, Eye e così via) all’interno della propria struttura territoriale d’origine etnica”, rivelandosi quindi “come cornice generale, una compresenza di organizzazioni di vario genere”. Prosegue l’Alto magistrato soffermandosi sul sistema di alleanze prodromico all’espansione sul territorio, con diversi gruppi criminali “in grado di garantire copertura e protezione, altrimenti si apre qualche forma di conflitto e ciò significa generare ulteriori reati, di altro genere e di altra natura. Dovendo tenere occupato il territorio, si passa alle varie forme con cui determinate regole devono essere fatte rispettare, per cui si verifica che nella gestione del traffico di stupefacenti si vengano a contendere, per esempio, le diverse piazze di spaccio (come quelle che occupano Roma)”; e definendo preoccupante la situazione relativa alla diffusione degli stupefacenti “nonostante l’impegno, nonostante le operazioni, le indagini, gli arresti e le condanne che si susseguono. È preoccupante per la semplice ragione che l’offerta, che è enorme, risponde a un’enorme domanda”, riscontrabile “a qualsiasi livello sociale”. Le situazioni di contrasto che ne derivano “si risolvono con sequestro di persona per un qualche periodo, finché non si paga il debito contratto; si risolvono, salendo di gravità, con la gambizzazione; si risolvono con l’incendio del locale o del chiosco, col ricorso a forme di attività estorsiva vera e propria. Si risolvono, quando proprio la questione diventa complessa, anche arrivando all’omicidio. Quindi abbiamo avuto una serie di vicende collegate derivanti da traffici di stupefacenti, che a loro volta si collegavano e derivavano da rapporti con associazioni di tipo mafioso di varia natura, che hanno comportato anche degli omicidi”. Insomma realtà di vario genere intersecano, disorientando anche i più attenti investigatori, il che potrebbe venire alla luce un collegamento enormemente ramificato ed interconnesso, rivelando realtà macabre.
Roma capitale un coacervo di famiglie mafiose che si spartiscono il territorio
La notevole estensione del territorio della Capitale, consente ai sodalizi di mimetizzarsi e di muoversi agevolmente tra le diversificate opportunità di investimento rappresentate dalle innumerevoli attività economiche e commerciali”.
- Numerose famiglie dislocate nel territorio Capitolino spiccano dall’analisi attenta della Direzione Antimafia - ”Si riscontrano molteplici interessi di organizzazioni di matrice ‘ndranghetista, e in particolare delle ‘ndrine Alvaro-Carzo di Sinopoli (RC), Gallico di Palmi (RC), Pelle/Vottari di San Luca (RC) e Fiarè di San Gregorio di Ippona(VV), Mancuso di Limbadi (VV), Gallace-Novella di Guardavalle (CZ), Marando di Platì (RC), Strangio di San Luca (RC) e Bellocco di Rosarno (RC). Nell’area di Roma Nord è stata accertata la presenza di soggetti contigui alla ‘ndrina Morabito di Africo Nuovo (RC), in particolare nei Comuni di Morlupo, Rignano Flaminio, Riano, Castelnuovo di Porto e Capena. Nella zona dei Castelli Romani si confermano interessi e presenze di soggetti organici alle ‘ndrine Molè di Gioia Tauro (RC) e Mazzagatti di Oppido Mamertina (RC). Nel quartiere Appio Latino-San Giovanni insistono gli interessi della famiglia PIROMALLI di Gioia Tauro (RC), così come già emerso anche dall’operazione “Alberone” del 2021.


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Talune sentenze emesse nel semestre di riferimento, continuano ad avvalorare come nel territorio laziale, oltre alla presenza stabile di strutture criminali autoctone, siano presenti vere e proprie consorterie mafiose, diramazioni delle organizzazioni di origine, come documentato dall’operazione “Tritone”, che ha portato all’arresto di 65 soggetti legati alle cosche Madaffari, Gallace, Tedesco e Perronace, nonché al commissariamento e al successivo scioglimento dei Comuni di Anzio (RM) e Nettuno (RM), disvelando la presenza di un “ locale” di ’ndrangheta che avrebbe di fatto assunto il controllo di alcune ampie aree del litorale a sud di Roma e che rappresentava il distaccamento delle ‘ndrine di Santa Cristina d’Aspromonte (RC) e di Guardavalle (CZ). Il sodalizio avrebbe gestito operazioni di narcotraffico internazionale per “colonizzare” anche il tessuto economico-produttivo di quel territorio, e si sarebbe infiltrato nel tentativo di condizionare le Pubbliche Amministrazioni, aggiudicandosi appalti strategici in vari settori, da quello ittico a quello dello smaltimento dei rifiuti. In particolare, il 23 febbraio 2023, il Tribunale di Roma ha emesso la richiamata sentenza con la quale ha sancito l’esistenza di un'associazione a delinquere di tipo mafioso di matrice ndranghetista nei comuni di Anzio e Nettuno, infliggendo condanne per complessivi 260 anni di reclusione ai 25 imputati giudicati con il rito abbreviato. Quattro soggetti, ritenuti elementi di vertice della consorteria, hanno riportato ciascuno condanne a 20 anni di reclusione. Fra gli oltre trenta rinvii a giudizio per gli imputati che hanno scelto invece il rito ordinario, figura anche un altro elemento di spicco, considerato uno dei capi del locale, che mirava a prendere il controllo del litorale romano secondo uno schema organizzativo e modalità tipiche delle ‘ndrine calabresi. Il sodalizio sarebbe stato infatti in grado di movimentare ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America, tra cui un carico “quantificato in circa 258 kg disciolto all’interno di carbone, procedendo alla successiva estrazione e sinterizzazione della sostanza stupefacente”, che avrebbe fruttato alle organizzazioni ingenti guadagni, calcolabili in diversi milioni di euro. Il 23 gennaio 2023 è stata portata a conclusione una terza fase della più volte richiamata inchiesta “Propaggine” condotta dalla DIA, e in particolare, con gli ultimi provvedimenti eseguiti, si sono ulteriormente rafforzate le risultanze investigative compendiate.
L’incisiva presenza della ‘Ndrangheta nel Lazio è testimoniata anche da una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione il 23 febbraio 2023 che si è espressa definitivamente sul decreto di confisca del giugno 2021 emesso dal Tribunale di Roma. Il provvedimento era scaturito dagli esiti processuali dell’operazione denominata “Giù le mani” del 25 luglio 2019, eseguita dalla Polizia di Stato, a seguito della quale era stato effettuato un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro, nei confronti di esponenti di spicco della ‘ndrina Morabito-Mollica-Palamara-Scriva, radicata nella provincia nord di Roma (in particolare nei comuni di Rignano Flaminio, Morlupo, Sant’Oreste, Capena, Castelnuovo di Porto, Campagnano e Sacrofano). Inoltre, personaggi attivi sul territorio romano sono emersi anche nell’ambito dell’operazione“Eureka”, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria e conclusa il 3 maggio 2023 dall’Arma dei carabinieri, che ha portato all’esecuzione di 4 provvedimenti cautelari nei confronti di 108 persone indagate, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti con le aggravanti della transnazionalità e dell’ingente quantità, detenzione/traffico di armi anche da guerra, riciclaggio, favoreggiamento, procurata inosservanza di pena, trasferimento fraudolento di valori e altri reati.


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Nell’area della periferia est di Roma, oltre ai noti interessi riferibili al clan Casamonica, permane anche l’influenza esercitata dai Senese, noti per aver acquisito una struttura autonoma e indipendente sul territorio romano, pur mantenendo una chiara matrice campana. Due settimane dopo, il 27 marzo 2023, è stato ucciso all’interno della propria abitazione un altro pregiudicato e nel corso delle attività investigative, immediatamente avviate, sono stati sottoposti a fermo due soggetti per i reati di omicidio, ricettazione e sequestro in concorso. Gli ulteriori sviluppi delle indagini coordinate dalla DDA di Roma hanno inoltre consentito alla Polizia di Stato di scoprire e sequestrare, nel quartiere Pietralata, un arsenale con una decina di pistole e un fucile. Un altro grave episodio è avvenuto il 22 febbraio 2023, nel quartiere della Magliana, dove un soggetto, originario di Bari, è deceduto dopo essere precipitato da un appartamento al quinto piano di un edificio, all’interno del quale sarebbe stato segregato per questioni relative a un ingente debito. I Carabinieri di Roma hanno eseguito, rispettivamente il 2 e l’8 marzo 2023, un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di due persone, entrambe ritenute responsabili di sequestro di persona a scopo di estorsione con l’aggravante del decesso della vittima.
In particolare, si segnalano quelle avvenute il 14 febbraio 2023 nei confronti di due ragazzi nella località periferica di Morena, il 10 e 26 maggio 2023 contro due soggetti pregiudicati nella zona est di Roma e più precisamente nel quartiere Tuscolano, e il 27 maggio 2023 ai danni di un pregiudicato nella zona di Castel Romano. Il 22 febbraio 2023 si è registrato ancora un grave ferimento ai danni di un pregiudicato, sempre agli arti inferiori, nel quartiere del Tufello, per il quale il successivo 6 giugno 2023 sono stati tratti in arresto due soggetti. Questi ultimi, che avrebbero fatto irruzione nell’abitazione della vittima per poi colpirla alle gambe con due colpi d’arma da fuoco,erano già noti alle Forze dell’ordine e, come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, dai pregiudizi penali riscontrati “si evince un inserimento di entrambi in contesti criminali specifici, con facilità di approvvigionamento di armi, di sostanza stupefacente e propensione alla commissione di reati contro il patrimonio e contro le persone”. Inoltre, il quadro indiziario raccolto rappresenta “uno spaccato di estrema determinazione nel porre in essere reati caratterizzati dall’uso delle armi e finalizzati all’organizzazione di spedizioni punitive sostenute anche da intento omicidiario, sia pure come descritto nelle forme del dolo alternativo”. Diversi sono stati nel semestre – e precisamente il 21 febbraio, il 4 marzo, il 16 marzo, il 30 marzo e il 6 maggio 2023 – anche i sequestri di armi e munizioni in varie zone della città (quali Bufalotta, Formello, Borgata Fidene, Pietralata e nel Comune di Anzio), mentre il 5 aprile 2023 sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione di una famiglia sinti nella zona della borgata Finocchio. Nell’ambito della criminalità organizzata siciliana si ravvisa una consolidata capacità di infiltrazione nel tessuto economico corroborata dai forti legami con i territori di origine. Si confermano gli interessi delle famiglie catanesi Mazzei, Pillera e Santapaola-Ercolano, nonché di soggetti “vicini” alle famiglie dei Graviano di Palermo e dei Rinzivillo di Gela. I Triassi, originari della provincia di Agrigento ed in collegamento con il gruppo dei Cuntrera-Caruana e dei Fragalà, sono invece storicamente più attivi sul litorale romano. In particolare, nell’area di Pomezia, Ardea e Torvajanica, fino alle zone a nord di Latina quali Cisterna, Aprilia, si concentrano gli interessi di quest’ultimo sodalizio che vanta legami con i Santapaola, ma anche contatti con i Cappello di Catania, con note formazioni di matrice campana, con i Fasciani di Ostia e i Casamonica. Accanto alle proiezioni extraregionali delle organizzazioni tradizionali sopra citate, continuano ad operare sul territorio romano le principali compagini autoctone dei Fasciani, degli Spada, e dei Casamonica, dedite a numerose attività illecite, soprattutto nel settore degli stupefacenti. Interessi illeciti del clan CASAMONICA persistono anche nel semestre in esame, soprattutto nelle zone del Tuscolano, Cinecittà, Romanina e in genere nella periferia di Roma-Est fino ai Castelli Romani.


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Il 22 febbraio 2023, proprio a conferma dell’attuale persistente operatività di quest’ultima organizzazione, legata anche alla famiglia dei Di Silvio, il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di 5 soggetti gravitanti in quest’ambito criminale, dalla quale risultano acclarate,fra l'altro, condotte di estorsione aggravate dal metodo mafioso e finalizzate a reperire il denaro a copertura delle spese legali sostenute per la difesa di appartenenti al clan Di Silvio, che erano stati arrestati nel maggio 2018 a seguito di danneggiamento, minacce e lesioni all’interno di un bar nel quartiere periferico La Romanina, considerato una sorta di “roccaforte” dei Casamonica. Con riferimento al clan Spada, il 22 aprile 2023,a conferma della loro radicata influenza nell’area del litorale romano, l’Arma dei carabinieri ha eseguito il sequestro preventivo dell’abitazione sita ad Ostia, occupata abusivamente da 17 anni da un personaggio di spicco del sodalizio. Il successivo il 4 luglio 2023 i Carabinieri hanno anche tratto in arresto il medesimo soggetto, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, poiché fermato mentre si trovava senza giustificato motivo nel Comune di Civitavecchia (RM).
Il controllo nella gestione di diverse case popolari nel quartiere di Nuova Ostia coinvolge anche interessi del clan Fasciani, come testimonia, il 10 gennaio 2023, l’esecuzione di una misura restrittiva da parte dei Carabinieri a carico di due coniugi legati da vincoli di parentela a quest’ultimo sodalizio, gravemente indiziati del reato di invasione di edifici, autoriciclaggio e false dichiarazioni, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Dalle risultanze investigative è emerso, infatti, che la coppia aveva occupato abusivamente 8 immobili extra-residenziali e 75 locali adibiti a garage, per i quali sono riusciti a stipulare regolari contratti di locazione mediante anche l’induzione in errore del funzionario pubblico preposto. Significativa anche l’uccisione, avvenuta ad Ostia il 2 febbraio 2023, di un pregiudicato raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco nei pressi della sua abitazione. A conclusione delle indagini svolte, l’8 giugno 2023, su delega della Procura della Repubblica di Roma, l’Arma dei carabinieri ha tratto in arresto una persona, gravemente indiziata di omicidio aggravato e porto illegale di armi. Pochi giorni dopo, l’11 febbraio 2023, nei pressi del litorale di Ostia, in località Infernetto, una coppia di coniugi, entrambi con precedenti di polizia, è stata oggetto di un agguato a colpi d’arma da fuoco. Il 28 febbraio 2023, a Ostia, l’Arma dei carabinieri ha tratto in arresto un uomo che aveva trasformato la propria cantina in un laboratorio clandestino per fabbricare silenziatori artigianali per pistole e fucili. Il 9 marzo 2023, è stato interamente distrutto da un incendio, di cui non può escludersi l’origine dolosa, un noto stabilimento balneare in località Torvajanica (frazione del comune di Pomezia)”.

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